Non solo eroe dei due mondi, generale a cavallo, leader amato e iconico: Giuseppe Garibaldi è stato anche un valente agricoltore, che si è dedicato con passione alla terra durante l’esilio nell’isola di Caprera, trasformando la sua azienda in una tenuta agricola modello. Qui ha sperimentato, importato macchinari all’avanguardia, costruito un mulino tra i più innovativi dell’epoca, seminato, coltivato, impiantato 14.000 viti e allevato bestiame. Lo racconta Virman Cusenza nel saggio “L’altro Garibaldi. I Diari di Caprera” (Edizioni Mondadori, 208 pagine, 20,00 euro), in cui traccia un ritratto inedito di una delle figure più note della storia d’Italia.
Dietro la camicia rossa ed il mito risorgimentale, si nasconde un uomo sorprendentemente moderno e attuale. Nel libro lo si osserva da vicino, spostando lo sguardo dalle imprese epiche alla vita quotidiana, dai campi di battaglia a Caprera, il luogo che Garibaldi scelse non come fuga dal mondo, ma come centro operativo del suo pensiero e della sua azione. Caprera non è un eremo, ma un laboratorio: agricolo, politico, umano. Qui, oltre a coltivare la terra, si circonda di un “secondo esercito” di 1.000 capi di bestiame e fonda la Società Reale di Protezione degli Animali. E ancora, studia, scrive, riflette, anticipa modelli di famiglia allargata, accoglie amici, intellettuali e frotte di visitatori. Descrive, essenziale e preciso, le sue giornate. Nei “Diari agricoli”, documento straordinario, poco noto e fonte preziosa per questa appassionante biografia, la zappa e la spada si alternano, rivelando un Garibaldi contadino, imprenditore, allevatore. Il generale annota puntigliosamente la temperatura, i venti, la pressione atmosferica, la fioritura di stagione. E, in ultima colonna, eventi che segnano la storia: la visita di un emissario di Vittorio Emanuele o lo sbarco dell’anarchico Bakunin. Caprera è il suo buen retiro, uno spazio speciale da cui osservare il mondo e da cui continuare a influenzarlo. Ne emerge una figura lontana dagli stereotipi: non l'icona contesa e spesso strumentalizzata da ideologie opposte, bensì un uomo capace di passioni, errori, desideri e amicizie femminili profonde (d’altronde, la donna per il generale è il motore della trasformazione sociale). Un uomo cosmopolita e visionario, con la testa già rivolta al secolo successivo: questo libro racconta l’altro Garibaldi, forse il più autentico.
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