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Quando il futuro del vino passa dalla riscoperta dei grandi classici: la case history dell’Orvieto 

L’evento dedicato alla denominazione amata da Papi e re. Lollobrigida: “Ampi spazi di crescita per ogni vino che rappresenti la nostra eccellenza”

Ci sono casi in cui non è necessario evocare scenari avveniristici, perchè il futuro passa dalla riscoperta dei grandi classici che, come tutti gli evergreen, sono inattaccabili dalle tendenze e dalle mode passeggere: è il caso dell’Orvieto, un vino che affonda le sue radici nella storia a partire dagli Etruschi, e che, per secoli, è stato al centro dell’interesse di grandi nomi dell’arte e della letteratura, protagonista indiscusso sulle tavole di Papi, re ed imperatori. Dal poeta e letterato Gabriele D’Annunzio, che lo definì “sole d’Italia in bottiglia”, ai pontefici Paolo III Farnese e Gregorio XVI, agli immensi pittori rinascimentali come Pinturicchio e Signorelli, l’Orvieto è uno dei simboli di una città nota da secoli per il suo Duomo, capolavoro dell’arte romanico-gotica e meta turistica internazionale. Ad una denominazione che sta vivendo un momento di importante riscoperta è stato dedicato “Orvieto diVino 2023” (9-11 giugno), edizione n. 5, con tasting e masterclass - guidate da Riccardo Cotarella, presidente del Comitato Scientifico “Orvieto diVino” e presidente mondiale ed italiano degli enologi - che hanno messo in luce le potenzialità delle vecchie annate, ed il convegno “Orvieto 2023 - Nuove strategie di marketing e comunicazione”, in cui esperti e ricercatori si sono confrontati sulla case history di un territorio che, con 2.000 ettari e oltre 11 milioni di bottiglie prodotte, rappresenta una delle eccellenze bianchiste del nostro Paese. Presente il Ministro dell’Agricoltura e della Sovranità alimentare Francesco Lollobrigida, che ha affermato come “ci siano ampi spazi di crescita per ogni singolo vino che rappresenti l’eccellenza della nostra enologia. Anche per questo dobbiamo presentarci compatti di fronte all’Europa per difendere il nostro sistema produttivo da attacchi ingiustificati, come gli health warning in etichetta”.
Organizzato dal Consorzio di Tutela dei Vini di Orvieto, il convegno ha messo al centro del dibattito l’importante percorso di rilancio che sta vivendo l’Orvieto Doc che, dopo una fase storica in cui ha perso appeal sul mercato, anche per colpa di un’identità confusa e poco riconoscibile e di politiche di prezzo troppo basse, sta vivendo un nuovo, grande salto di qualità. Un rilancio che rientra - come ha spiegato Denis Pantini (ricercatore a capo del wine & food Nomisma) - in una più ampia tendenza che vede i vini bianchi attraversare una fase decisamente positiva. “L’Italia è il primo Paese al mondo per l’export di vini bianchi a volume - afferma Pantini - con 631,4 milioni di bottiglie, contro i 420,5 milioni della Francia, che, però, ci supera per valore (1.906,6 milioni di euro contro i 1.577,9 dell’Italia). Il nostro primo mercato per i vini bianchi sono gli Stati Uniti, seguiti da Germania, Regno Unito, Canada, Svizzera e Giappone. Tra i Paesi che, nell’ultimo decennio, hanno visto incrementare maggiormente il consumo di vini bianchi (sul totale di vini fermi) ci sono Regno Unito, Stati Uniti, Germania e Russia. Anche in Italia il consumo di bianchi è leggermente cresciuto (dal 38% del 2017 al 39% del 2022, nella gdo), pur se bevuti in maniera più occasionale rispetto ai rossi. Ma, dalla parte dei bianchi, e in questo caso dell’Orvieto, ci sono alcuni elementi che, nei prossimi anni, guideranno le scelte dei consumatori, e di cui i produttori dovranno necessariamente tenere conto: in primis, la certificazione sostenibile, ma anche il marchio biologico, la provenienza da vitigni autoctoni e da piccoli produttori, la produzione in uno specifico territorio e la bassa gradazione alcolica. Tutte indicazioni che l’Orvieto può certamente cogliere per il proprio futuro” ha concluso Denis Pantini. Vincenzo Russo, professore di Psicologia dei Consumi e Neuromarketing dell’Università Iulm, nel suo intervento “Il potere evocativo del territorio e della storia di Orvieto sul cervello”, ha parlato di “effetto nostalgia”, che, secondo le più avanzate ricerche, è uno degli elementi che maggiormente guidano e influenzano gli acquisti. “I consumatori, sempre più sfiduciati e impauriti, sono alla ricerca di valori fondanti: autenticità, naturalità, semplicità e sobrietà. La pandemia e le crisi hanno aumentato le aspettative su prodotti e marchi di cui conosciamo la storia e l’origine - ha sottolineato Russo - ecco perchè i marchi e le aziende in grado di bilanciare il vecchio e il nuovo avranno l’opportunità di attingere alla nostalgia, pur offrendo l’entusiasmo di nuovi prodotti, sapori e formati. Per questo è importante che le aziende comunichino efficacemente i propri valori: la nostalgia attiva una specifica area del nostro cervello, l’ippocampo: se la narrazione è efficace ed empatica, arriva molto più efficacemente ai consumatori”.
Il professor Attilio Scienza, accademico e tra i massimi esperti di viticoltura al mondo, ha tracciato un excursus sulla produzione di vino nel territorio di Orvieto a partire dalla sua origine - riconducibile al popolo dei Paleoumbri, vissuti nell’Età del Bronzo, addirittura precedenti agli Etruschi e considerati la più antica popolazione dell’Italia - ai giorni nostri. Saranno i giovani della Generazione Z, ha spiegato Scienza, a guidare il mercato in un prossimo futuro, e per loro i valori della sostenibilità ambientale, dell’equità sociale e della salute sono fondamentali. Ma il territorio di Orvieto ha anche le potenzialità per diventare meta di un enoturismo d’eccellenza: ne ha parlato Donatella Cinelli Colombini, produttrice e fondatrice nel 1993 del Movimento Turismo del Vino. L’accoppiata vino-cultura è un importante attrattore turistico per il 64% dei turisti italiani, ancora di più per le donne, che sono responsabili della prenotazione del 66% delle visite nelle aziende. Lo sviluppo dell’enoturismo, ha spiegato Cinelli Colombini, ha come prima conseguenza quella di incrementare i redditi delle cantine, attraverso la vendita diretta del vino (basti pensare che il 27% del fatturato delle cantine è legato al turismo - dati Roberta Garibaldi per Enit 2022), ma anche quella di creare un portafoglio di clienti privati, perchè i visitatori possono essere “fidelizzati” attraverso successivi contatti online. Anche dal punto di vista degli abbinamenti in cucina l’Orvieto si dimostra versatile, come sottolineato da Heinz Beck, chef tre stelle Michelin del ristorante La Pergola del Rome Cavalieri Waldorf Astoria di Roma: “un vino dalle grandi potenzialità, aromatico, fresco, dalla piacevole acidità, particolarmente adatto all’estate. Si abbina perfettamente con piatti leggeri, sempre più richiesti dai clienti, e per questo, a mio avviso, ha ampio spazio per esprimersi nella grande ristorazione. Io lo vedo perfettamente con il pesce, ma il suo abbinamento top è sicuramente con la carbonara”.
Di rilievo le due masterclass sulla denominazione Orvieto: la prima, “Viaggio nel tempo - L’Orvieto Doc in tredici annate”, condotta dalla wine critic Kerin O’Keefe, insieme a Riccardo Cotarella, ha messo in luce la straordinaria capacità di invecchiamento dell’Orvieto (dal 2010 al 2022); la seconda, dedicata a “I vini dolci della Doc Orvieto”, è stata guidata da Riccardo Cotarella, con Christian Eder, firma della rivista “Vinum”. L’evento si è concluso con una cena in cui le etichette dei produttori dell’Orvieto Doc sono state abbinate alle ricette ispirate ai prodotti del territorio, ma anche alla lirica, che insieme al vino è uno dei vanti del Belpaese, simbolo di un’Italia da sempre amata, conosciuta ed esportata in tutto il mondo. La star della serata il tenore Gianluca Sciarpelletti, tra le voci italiane più famose nel mondo e di valore del bel canto contemporaneo, protagonista di tournée internazionali, che, insieme alla soprano Olga Nesterova, si è esibito in celebri arie classiche accomunate dal tema del vino, da “Viva il vino spumeggiante” (tratta da “Cavalleria Rusticana” di Mascagni) al “Brindisi” (tratta da “La Traviata” di Giuseppe Verdi). Sciarpelletti, di origine sabine, ha dichiarato di essere un “grande amante del buon cibo e del buon bere: tra i tanti grandi vini italiani, sostiene, l’Orvieto è un classico da riscoprire. Il vino accompagna le eccellenze che produciamo e mettiamo sulla tavola, e per me è sicuramente uno dei grandi piaceri della vita, a cui non potrei mai rinunciare” ha detto il tenore Gianluca Sciarpelletti, a WineNews.

Focus  - Il Ministro delle Politiche Agricole Francesco Lollobrigida: “il vino è il gioiello di famiglia del sistema dell’agroalimentare italiano”
“Il mondo dell’agricoltura italiano è unito e compatto per difendere le sue produzioni e la sua eccellenza di fronte all’Europa”. Lo ha dichiarato il Ministro dell’Agricoltura e della Sovranità alimentare Francesco Lollobrigida nel convegno “Orvieto diVino 2023”. “C’e un attacco in corso sulle nostre identità e dobbiamo assolutamente contrastarlo - ha spiegato il Ministro - in Italia mangiamo bene da tempo immemore, e una delle caratteristiche che ci contraddistingue è il nostro “interclassismo alimentare”: ovvero in Italia anche chi ha minori possibilità economiche può mangiare bene, con prodotti sani, locali e di eccellenza. Per il vino - ha continuato il Ministro Lollobrigida - è il gioiello di famiglia del sistema dell’agroalimentare italiano. Rappresenta storia, cultura, qualità e ci rappresenta al meglio nel mondo. Ci sono ampi spazi di crescita per ogni prodotto di eccellenza: possiamo sicuramente lavorare per ampliare i nostri mercati ed i nostri valori. Il vino va raccontato, parlando della storia, della tradizione, della ricerca e dell’innovazione, ma anche attraverso l’arte, come abbiamo fatto a Vinitaly. I recenti attacchi al vino, come gli “health warning” in etichetta dell’Irlanda, possono diventare pericolosi per un prodotto che fa parte della nostra tradizione. Per questo li abbiamo contrastati fin dall’inizio, anche cercando alleanze con altri Paesi produttori, come la Francia e la Spagna. Il vino fa parte da sempre della nostra tradizione alimentare, contiene una minima parte di alcol, ma anche molte altre sostanze che fanno bene alla salute, senza dimenticare la dimensione della convivialità in cui siamo da sempre soliti consumarlo, che fa bene alla nostra mente e al nostro spirito”.

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