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SCENARIO COVID

Ristorazione, la ripartenza ametà maggio? Indiscrezioni su “Fase 2”, ma resta l’incertezza

Si parla di una via libera dapprima per l’asporto, poi con aperture vere e proprie. Ma con il 50% dei coperti in meno per rispettare le distanze
FASE 2, FIPE, RISTORAZIONE, vino, Non Solo Vino
Ristorazione, la ripartenza ametà maggio? Indiscrezioni su “Fase 2”, ma resta l’incertezza

Senza cedere a facili entusiasmi, per la ristorazione italiana, in ginocchio per la chiusura imposta dal coronavirus e dalle misure per contenerlo, potrebbe vedere uno spiraglio di luce. Secondo le indiscrezioni sulla “Fase 2”, in attesa che, nei prossimi giorni, arrivi un nuovo Decreto che metta tutto nero su bianco, si prospetta una riapertura intorno alla metà di maggio. Prima, pare, con la possibilità di fare asporto per tutti (mentre Regioni come Toscana e Campania, in materia, hanno già dato il via libera, e sul fronte vino, arriva la notizia che il network di enoteche di Signorvino, con quasi 20 locali in tutta Italia, ha dato il via al wine delivery a livello nazionale, e sperimenta il food delivery a Milano, anche in abbinamento al vino, insieme a Deliveroo, ndr), poi con la ripresa del servizio in loco, ma con delle norme specifiche di sicurezza da rispettare. Tra cui, quella che è pressochè certa, è il distanziamento sociale, ovvero più spazio tra i tavoli che, sempre secondo le indiscrezioni, dovrebbe tradursi nell’indicazione a ridurre i coperti del 50%. Oltre, ovviamente, ad una più frequente attività di sanificazione dei locali, mascherine e guanti per i camerieri e così via.
“Spero che chi scriverà le regole ci coinvolga, perchè servono misure applicabili alla specificità del nostro lavoro”, aveva detto ieri a WineNews Cristina Bowerman, chef stellata con la Glass Hostaria di Roma e presidente degli Ambasciatori del Gusto. Perchè tante sono le norme ventilate, ma decisamente discutibili nella reale possibilità di applicazione, come i paventati divisori in plexiglass tra e sui tavoli. “Io con i divisori in plexiglass non riapro, piuttosto prendo un tavolo alla volta”, ha commentato in queste ore Gennarino Esposito, due stelle con la Torre del Saracino di Vico Equense. Insomma, mentre tutti si attrezzano, anche in cucina, anche “riducendo la proposta del menu”, almeno per una prima fase, come spiegano il bistellato Giancarlo Perbellini (Casa Perbellini a Verona) e lo stellato Matteo Baronetto Ristorante Del Cambio di Torino), qualcosa sembra muoversi. Anche se, quello che chiedono tutti, sono regole chiare, applicabili, certe e comunicati in tempi utili per potersi adeguare. Tenendo conto che, per riprendere una parvenza di normalità ci vorrà tempo, come sottolineato da Antonio Santini, decano della ristorazione italiana (tre stelle Michelin con il Dal Pescatore di Canneto sull’Oglio): “ognuno dovrà riaprire quando sarà nelle condizioni farlo appieno e in sicurezza, ma dobbiamo aver presente che non ci sarà da subito una corsa al ristorante”.

Intanto, però, mentre le misure di sostegno alla liquidità messe in campo dal Governo non sembrano ancora funzionare con efficacia (“ci chiedono di pagare le tasse, ma i sostegni non arrivano, i prestiti di 25.000 euro sono un delirio, le banche ti dicono che li prendono come acconto per chi deve rientrare dal fido, non li danno alle persone che hanno pendenze di tasse, vuol dire che l’80% della platea è escluso”, aveva sottolineato Gianfranco Vissani, stellato con il suo Casa Vissani di Baschi) , tra burocrazia monstre, indicata da tutti come il primo punto da affrontare sia nell’emergenza che per il dopo, e ritardi nelle erogazioni, per esempio, ci si attrezza come si può. E se da qualche giorno è aperto il portale Dinnerbond.it, dove si possono acquistare voucher per cene e pranzi nei ristoranti, da consumare ad un valore maggiorato, anche del doppio, quando si potrà tornare nei locali, anche la Fipe (che ha stimato le perdite per il settore in 30 miliardi di euro entro la fine del 2020) lancia “Buooono”, un “ristobond” acquistabile sulla piattaforma cirivediamopresto.it, “che consentirà di effettuare gli acquisti direttamente a favore dei ristoranti. Questo è reso possibile da Nexi, la PayTech leader dei pagamenti digitali in Italia, che ha messo a disposizione XPay, il gateway che consente di accettare pagamenti online: le condizioni garantite da Nexi sono estremamente vantaggiose, perché la società ha rinunciato ai proventi derivanti dal canone mensile e a una parte delle commissioni su ogni transazione. L’iniziativa di Fipe, quindi, si differenzia dalle altre nate fino ad ora sia perché le somme versate dai clienti vanno direttamente ai ristoranti, sia per le condizioni vantaggiose garantite da Nexi. Quattro i tagli di #Buooono: 15 euro, 25 euro, 50 euro e 100 euro. In questo modo qualsiasi tipologia di locale può aderire all’iniziativa, dal bar al pub, dal ristorante alla pizzeria. Al momento della cena, della pizza o dell’aperitivo il #Buooono avrà un valore più alto, fino al 25% in più di quanto è stato pagato.
“Rimettere in contatto i ristoratori con la propria clientela - afferma Lino Enrico Stoppani, presidente Fipe/Confcommercio - è il primo passo per ripartire. Stiamo vivendo un momento drammatico sotto ogni punto di vista. Chiudere la propria attività dall’oggi al domani, senza alcuna certezza sul futuro è fonte di grande preoccupazione e angoscia. Attraverso questa iniziativa, che certamente non ha la presunzione di ribaltare la situazione, cerchiamo anzitutto di dare un segnale di speranza ricostruendo una relazione fiduciaria tra i ristoratori e i propri clienti e se poi arrivano subito anche un po’ di risorse non potranno che fare bene alle imprese. Oggi l’obiettivo è ripartire presto sapendo che ci aspetteranno tempi ancora difficili perché il virus sta modificando profondamente le nostre abitudini”.
Ma la vera speranza è che presto il settore, che è fondamentale anche per il vino e la produzione alimentare tutta, è che si possa riaprire, perchè “la riapertura di bar e ristoranti ha un effetto valanga sull’agroalimentare nazionale con la ripresa degli acquisti di cibi e bevande che vale almeno 20 miliardi all’anno”, afferma la Coldiretti. “Il lungo periodo di chiusura sta pesando su molte imprese dell’agroalimentare made in Italy, dal vino alla birra, dalla carne al pesce, dalla frutta alla verdura ma anche su salumi e formaggi di alta qualità che trovano nel consumo fuori casa un importante mercato di sbocco. La possibilità di anticipare le aperture con il via libera alle vendite per asporto rappresenta una importante opportunità, considerato che la food delivery genera da sola un fatturato di 350 milioni di euro con aumenti a due cifre già prima della pandemia. La spesa degli italiani per pranzi, cene, aperitivi e colazioni fuori casa prima dell’emergenza coronavirus - conclude la Coldiretti - era pari al 35% del totale dei consumi alimentari degli italiani”.

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