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TERRA MADRE SALONE DEL GUSTO

Slow Food: pubblico e privato insieme per superare il digital divide dei borghi rurali italiani

Il direttore WineNews Alessandro Regoli: “battaglia da sostenere, per il loro futuro. Si può essere “territori del silenzio” ma connessi con il mondo”
BORGHI RURALI, DIGITAL DIVIDE, SLOW FOOD, TERRA MADRE SALONE DEL GUSTO, Non Solo Vino
Digital divide, la nuova battaglia di Slow Food

Nell’Italia e per l’Italia colpita dal Covid, Slow Food ha trovato un nuovo fronte di azione, lanciando la sua prossima battaglia: superare il digital divide infrastrutturale italiano delle comunità di montagna e delle aree rurali, unendo i soggetti pubblici e privati che lavorano perché la connettività possa essere al loro servizio. “Questo lockdown ci ha messo di fronte ad una grande occasione, facendo riscoprire vallate di montagna e borghi rurali, accelerando le esigenze di coniugare vita e lavoro già in essere nel nostro Paese, e unendo le spinte verso la digitalizzazione delle aree interne - è l’appello lanciato dalla Chiocciola - un’esperienza che non dobbiamo dimenticare e un’opportunità che non possiamo perdere se vogliamo superare le disuguaglianze territoriali, economiche e sociali dovute al digital divide infrastrutturale, che lascia una grande parte dell’Italia indietro di oltre 10 anni”.
Un cambio di paradigma - che non attraversa solo la montagna ma l’Italia intera - sottolineato anche dalla Ministra della Pubblica Amministrazione Fabiana Dadone, che ha affidato il suo intervento a “Riconnettere le Terre Alte”, conferenza promossa da Slow Food e BBBell a Terra Madre Salone del Gusto, ad un contributo video: “in questo anno abbiamo capito che si può lavorare in spazi e modalità differenti rispetto al passato, si possono superare gli ostacoli che ci legano all’ufficio, alla scrivania, alla necessità di spostarci per andare a lavorare. E questo ci permette di coniugare l’idea di lavoro da remoto con la necessità di valorizzare parte del nostro Paese, come le aree interne e i piccoli borghi. Un passaggio importante per ripopolare territori dall’indubbio valore culturale e paesaggistico, che però deve avere solide basi sul fronte vivibilità e lavoro, e tra queste c’è la banda larga”.
“Una nuova battaglia da sposare in pieno e da sostenere - sottolinea il direttore WineNews, Alessandro Regoli - in tanti fino ad oggi lo hanno sostenuto, ora per chi ha cuore il futuro delle aree rurali e di montagna è ora di metterlo in atto concretamente perché questo rappresenta il fondamento per il loro progresso, sviluppo e rilancio. Si può essere “territori del silenzio” e di un distanziamento naturale, immersi nella natura e custodi di quella bidiversità produttiva che è il tessuto economico, sociale e culturale italiano, ma, allo stesso tempo, essere connessi con il mondo, ora più che mai”.
E allora da dove partire per superare questo grave deficit? “Dalla connettività che rafforza le comunità dei piccoli borghi di montagna, dove ci sono già progetti di sviluppo e di promozione del territorio che attraggono famiglie giovani e nuove aziende - ha detto Roberto Colombero, veterinario, margaro e presidente di Uncem Piemonte - persone che non vivono la montagna come un rifugio per il weekend o per momenti difficili come questo, ma che qui innestano le proprie attività, che contribuiscono a costruire l’identità e il senso di appartenenza a un luogo fisico”. Un incontro che ha riunito stakeholder pubblici e privati - e circa 180 persone on line, tra cui molti amministratori delle aree montane di Piemonte e Liguria - moderati da Luca Martinelli, giornalista e autore del libro edito da Altreconomia edizioni “L’Italia è bella dentro”, per trovare una soluzione all’impasse in cui si ritrovano centinaia di enti locali in tutta Italia.
“Troppe aree del Paese aspettano con ansia il Piano nazionale banda ultralarga, in ritardo di almeno due anni, continuando a navigare a velocità ridicole. Si tratta di un aspetto molto sentito da chi si occupa delle politiche di sviluppo dei territori - ha ricordato Marco Bussone, presidente nazionale di Uncem, che in un recente documento rivolto al Governo e al Parlamento ha posto proprio la digitalizzazione come primo di dieci punti da sviluppare in vista della legge di bilancio 2021 e del Piano nazionale ripresa e resilienza - bisogna decidere qual è l’Italia che vogliamo e cercare di colmare il gap che ci portiamo dietro. Oggi è necessario che la politica investa sulle competenze e sul sistema infrastrutturale digitale a livello nazionale, così come accadde per il sistema viario. Si parla tanto di identità elettronica e cloud per la pubblica amministrazione, ma in alcuni Comuni siamo lontani anni luce da questi obiettivi, nonostante la legge 158 sui piccoli Comuni e la Strategia nazionale aree interne facciano dei servizi di e-government un punto centrale”.
Eppure i Comuni di montagna hanno già vissuto un cambio di paradigma: per anni le parole chiave sono state limite, dovuto alle caratteristiche del territorio, e deroghe richieste per affrontarlo. Oggi le parole chiave sono opportunità e consapevolezza delle risorse a disposizione, strategia e capacità di presentare proposte condivise. “La nostra paura è essere considerati il parco giochi di chi vive in città. E proprio per questo dobbiamo saper cogliere l’opportunità del momento e anticipare una strategia, innanzitutto avendo cura della fortuna che abbiamo per le mani, e quindi il territorio, ma non basta - ha sottolineato Luca Della Bitta, sindaco di Chiavenna e presidente della Commissione Attività Produttive e Innovazione di Anci - dobbiamo far sì che le nostre borgate siano raggiunte dai servizi di cittadinanza, e qui entriamo nell’ambito della connessione per le aziende private, come le strutture turistiche, che vanno a braccetto col buon cibo, e quindi i servizi all’agricoltura, per la telemedicina, la didattica a distanza, ma anche l’innovazione per i piccoli Comuni e per ricreare socialità”.
Tuttavia, l’aspetto più sorprendente è il fatto che la connessione di cui necessitano borghi e vallate potrebbe semplicemente essere quella che l’Ue ha stabilito come livello minimo di accesso: una velocità di download di almeno 30 Mb/s. “Il fattore tempo è fondamentale perché ulteriori ritardi sono decisivi per lo sviluppo dei territori marginali: le aziende non possono lavorare in montagna e le famiglie giovani non si trasferiscono nemmeno fuori città se i figli non possono accedere alla didattica a distanza o semplicemente vedere un film - ha detto Simone Bigotti, ad BBBell e sindaco di Borgoratto - il piano banda ultralarga si macchia di un peccato originale che oggi scontiamo tutti: aver considerato solo la fibra ottica come infrastruttura per portare connettività, promettendo Gb a tutta Italia. Ancor oggi però esistono realtà che hanno a disposizione 3 Mb, mentre per le esigenze che hanno gliene basterebbero anche solo 30. Subito però e non tra altri dieci anni. Le soluzioni esistono: la maggior parte dei territori è già servita da piccoli operatori locali che hanno soddisfatto un’esigenza, investendo in infrastrutture, e hanno traghettato le aree marginali, e con esse le scuole, gli enti e i privati, verso l’accessibilità ai servizi digitali. Ma neanche operatori di telecomunicazione come BBBell riescono a fare un investimento per portare la connettività nelle vallate più isolate. Per questo a mio parere sarebbe necessario un piano nazionale che preveda una dorsale basata sulla fibra, alla quale si possono innestare gli imprenditori locali che operano con i ponti radio, infrastrutture meno costose e invasive e per questo più versatili e soprattutto di veloce realizzazione”.
Un altro grande spunto di dibattito, è quello delle competenze per lo sviluppo della montagna. Da un lato la digitalizzazione nella Pa richiede formazione continua e inserimento di nuove figure professionali, un tema che nei piccoli Comuni di montagna diventa davvero di drammatica soluzione. Dall’altro il tessuto sociale e imprenditoriale deve nutrirsi di competenze adeguate: “la digitalizzazione delle vallate deve far sì che si sviluppino conoscenze in chi la montagna la vive e ne conosce le esigenze. Se non coglieremo questo aspetto e non daremo ai giovani strumenti per diventare la rinascita dei Comuni di montagna, avremo perso una sfida epocale”, secondo Gabriele Locatelli, responsabile del progetto Oltreterra per la valorizzazione dell’economia di montagna, che, annunciando l’appoggio di Slow Food Italia al documento di Uncem sulla legge di bilancio 2021 e il Pnrr, ha aggiunto altri due punti cari sul tema delle terre alte: “oltre alla digitalizzazione, dobbiamo riunire tutti gli stakeholder pubblici e privati intorno alla Strategia nazionale delle Green Community, che raggruppa piano forestale, agricoltura di montagna e non invasiva, turismo sostenibile. Tre elementi che hanno come risultato, oltre al ripopolamento delle zone interne e marginali, anche la difesa del suolo. L’altro punto su cui dobbiamo lavorare tutti insieme è quello del riconoscimento normativo a livello nazionale delle cooperative di comunità, un modello di impresa dal forte carattere di innovazione sociale che si sta sempre più diffondendo”.
“Il cambiamento climatico e i fenomeni in atto nella società ci pongono davanti a un punto di non ritorno - ha concluso Fabrizio Barca, economista e coordinatore del Forum Disuguaglianze e Diversità - purtroppo, nonostante la Strategia nazionale aree interne sia un documento molto attuale, il tema della connettività delle zone di montagna non è diventato cultura generale di sistema, non riesce a trasformarsi in azione di Governo. Il quadro del digitale grida vendetta perché pensato in maniera errata fin dall’inizio. E come risultato ancora oggi non c’è una strategia nazionale in grado di soddisfare i servizi di cittadinanza. Il compito della politica è intravedere e assecondare i processi in atto nella società, rimuovere gli ostacoli, come dice la Costituzione, alla realizzazione delle persone. Ma dobbiamo farlo a partire dalle comunità, dalle persone che in un territorio già ci vivono: non ci sarà cambiamento se qualcuno pensa di colonizzare un territorio imponendosi dall’esterno. Bisogna che i saperi interni dialoghino strettamente con i saperi esterni, quelli che arrivano dalle università, dai centri di ricerca e dalle istituzioni, affinché gli indirizzi nazionali siano modellati territorio per territorio, e quindi efficaci”.

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