02-Planeta_manchette_175x100
Allegrini 2024

SOLO 1 FRUTTO SU 2 E’ PRIVO DI PESTICIDI, RECORD PER MELE E AGRUMI E ANCHE IL VINO TRA I CONTAMINATI, MA CONTROLLI IN DIMINUIZIONE. E’ L’ALLARME DI LEGAMBIENTE. IN EVIDENZA LA MORIA DELLE API

Solo un frutto su due che arrivano sulla nostra tavola è privo di pesticidi e, in particolare mele e agrumi risultano tra i frutti più contaminati. Ad aumentare sono i campioni con tracce di uno o più residui e un leggero aumento si registra anche per i campioni irregolari, mentre diminuisce il numero dei controlli. Emerge da “Pesticidi nel Piatto”, il Rapporto annuale di Legambiente sui residui di fitofarmaci nei prodotti ortofrutticoli e derivati commercializzati in Italia, secondo il quale il lieve ma costante miglioramento dei dati sulla presenza dei pesticidi sui prodotti ortofrutticoli e derivati, osservato negli ultimi anni sembra essersi arrestato. In particolare, l’edizione 2009 del Rapporto di Legambiente - realizzato sulla base dei dati ufficiali forniti da Arpa, Asl e laboratori zooprofilattici - mostra risultati stabili se non peggiori del 2008.
Secondo il Rapporto, a fronte di un’evidente diminuzione dei campioni analizzati (quasi 1300 in meno rispetto al 2008), si riscontra un seppur lieve incremento dei campioni irregolari per concentrazioni troppo elevate di residui di agrofarmaci rispetto ai limiti stabili dalla legge. Complessivamente le analisi svolte dai laboratori pubblici provinciali e regionali hanno preso in considerazione 8.764 campioni, di cui 109 sono risultati irregolari, pari all’1,2% del totale, in leggero aumento rispetto al 2008 (1%), mentre su 2.410 (27,5%) è stata rilevata la presenza di uno o più residui.
Su 3.474 campioni di verdure analizzati lo 0,8% è addirittura irregolare (residui oltre i limiti di legge), un valore più o meno stabile rispetto al 2008, quando si attestava sullo 0,7%, mentre 565 campioni (16,3%) sono regolari ma con residui, in aumento dell’1,6% rispetto al 2008 (14,7%). Stesso aumento per i campioni contaminati da uno o più residui tra i prodotti derivati (il 19,5% rispetto al 18% del 2008). La frutta si riconferma quale categoria “più inquinata”, con un aumento delle irregolarità, rispetto al 2008. Infatti, su 3.507 campioni di frutta, 81 (2,3%) sono irregolari con residui al di sopra dei limiti di legge (+ 0,7% rispetto al 2008). Invece, i campioni di frutta regolari con uno o più residui chimici risultano pari al 43,9%. Quindi solo un frutto su due (il 53,8% per la precisione) che arriva sulle nostre tavole è privo di residui chimici.
“Gli ultimi dati Istat - sottolinea il direttore generale di Legambiente Rossella Muroni - ci dicono che già nel 2007 la quantità totale dei fitosanitari distribuiti per uso agricolo in Italia era aumentata del 3% rispetto al 2006, passando da 148,9 a 153,4 mila tonnellate. Un dato questo, abbastanza preoccupante, perché sembra indicare che lo sforzo sinora sostenuto dall’agricoltura italiana per offrire ai consumatori prodotti sempre più sani e per ridurre l’inquinamento abbia subito uno stop”.
“Gli effetti sinergici sulla salute dell’uomo e sull’ambiente del multiresiduo andrebbero adeguatamente verificati - afferma il responsabile Agricoltura di Legambiente Francesco Ferrante - tra i campioni da record sono stati trovati residui di Procimidone, Vinclozolin o Captano, tutti pesticidi che l’Epa (l’Agenzia americana per la Protezione Ambientale) ha da tempo classificato come possibili cancerogeni e dei quali non conosciamo gli eventuali effetti relativi alla sinergia con le altre molecole presenti. Nonostante la normativa europea sui pesticidi sia stata recentemente modificata manca ancora una corretta valutazione dei possibili effetti sanitari della dose minima cumulativa”.
“Siamo preoccupati per l’inversione di tendenza dei risultati delle analisi sui campioni esaminati - sottolinea il presidente del Movimento Difesa del Cittadino Antonio Longo - ci auguriamo che non ci sia un allentamento dell’attenzione da parte delle aziende agricole sull’uso delle sostanza chimiche. Come associazione dei consumatori, dobbiamo rilanciare campagne di informazione sui comportamenti corretti nell’utilizzo di frutta e verdura e campagne di sensibilizzazione sull’acquisto di prodotti biologici”.
Tra le alte percentuali registrate tra i campioni di prodotti derivati contaminati da più principi attivi contemporaneamente (19,5%) da segnalare il caso dei vini: su 639 campioni analizzati, 191 presentano uno o più residui. Dai dati del Rapporto, risulta che alcuni composti chimici, come il Procimidone (possibile cancerogeno secondo l’Epa), si ritrovano sia nell’uva che nel suo derivato. Tra i campioni da record per presenza di sostanze chimiche, un campione di uva analizzato in Sicilia con ben 9 diverse sostanze, mentre un altro campione sempre di uva, analizzato in Puglia, è risultato contaminato da 7 diversi residui e, lo stesso, una mela analizzata in Campania con lo stesso quantitativo di residui. E ancora, 2 campioni di fragole analizzate in Puglia rispettivamente con 6 e 4 differenti residui chimici. Tra le verdure spicca un peperone analizzato in Sicilia con 7 diversi principi attivi e un campione di pomodori analizzato dai laboratori campani, contaminato da 4 diverse sostanze chimiche. Nello specifico i campioni decisamente fuori legge sono: 17 agrumi, 14 mele, 14 fragole, 8 pere, 8 pesche, 4 campioni di uva e 16 campioni di frutta tra cui albicocche, ciliegie, kiwi, susine, prugne.
Ma il frutto più frequentemente contaminato risultano essere le mele: su quasi il 90% di quelle analizzate in Emilia Romagna è stata rilevata la presenza di residui chimici e, su 155 campioni, 30 sono infatti quelle regolari con un solo residuo, 103 con più di un residuo e 3 sono fuori legge. A Bolzano su 60 mele solo 7 sono risultate regolari senza residui, mentre 24 ne hanno uno e 29 più di uno. A Trento, su 22 campioni di mele 9 sono quelle irregolari a causa del superamento dei limiti massimi consentiti di Boscalid (fungicida), 9 sono regolari con un solo residuo e 3 con più di un residuo. Stessa sorte per le mele campane dove l’81% è contaminato da uno o più residui, mentre un campione è risultato irregolare per concentrazioni troppo elevate di Boscalid. 18 campioni di mele contaminati su 20 anche in Sardegna. Preoccupante anche il dato sugli agrumi. In Friuli Venezia Giulia, il 40% dei campioni presenta più di un residuo, nelle Marche il 35,3%, a cui si aggiunge un 47,1% con un solo residuo. E ancora, in Toscana su 145 campioni, il 38,6% presenta più residui.
I pesticidi e molte altre sostanze chimiche, fa sapere Legambiente, possono interferire col sistema endocrino, producendo una serie di effetti negativi per la salute umana. A gennaio, il Parlamento Europeo ha stabilito, attraverso l’adozione di due testi normativi, che i pesticidi ritenuti più pericolosi per la salute dell’uomo e dell’ambiente siano eliminati nell’arco di 10 anni. Ora, per l’autorizzazione di un prodotto fitosanitario, dovranno essere stabilite le finalità di impiego, specificando su quali prodotti e in quale luogo tale prodotto sarà usato.

In evidenza – Rapporto Legambiente: “la moria delle api è strettamente correlata all’uso di pesticidi”. Replica di Agrofarma: “falsità: mele e agrumi sono sicuri”. La controreplica di Legambiente: “ritirate accuse o sarà querela”
“Notizie di questi giorni ci dicono del ritorno delle api nel Nord Italia, zona principalmente vocata alla coltivazione del mais. Questa è la conferma che la sospensione cautelativa dei neonicotinoidi utilizzati per la concia del mais, decisa dal Ministero della Salute nello scorso settembre, ha funzionato, confermando così lo stretto legame esistente tra neonicotinoidi e moria degli insetti”: lo si legge nel Rapporto “Pesticidi nel Piatto” di Legambiente, di fronte al quale Agrofarma nutre “molti dubbi e nessuna certezza” e, sottolinea, “le api quest’anno sono tornate anche in molti paesi, come ad esempio la California, dove i neonicotinoidi sono tuttora utilizzati in agricoltura. Il fenomeno della moria ha inoltre origini molto antiche e ciclicamente si è sempre verificato, tanto che esiste almeno dal 1860, quando i neonicotinoidi certamente non esistevano”. Durissima la replica di Legambiente all’accusa di “falsità” mossa all’intero Rapporto: “Agrofarma dovrà dimostrare la fondatezza delle sue accuse, o meglio dovrà ritirarle altrimenti sarà querela”.
Secondo il Rapporto di Legambiente, “gli apicoltori del nord Italia hanno testimoniato che la sospensione dell’uso di conce del mais con neonicotinoidi si è subito tradotta in alveari straboccanti d’api come non si vedevano da anni. Appurato in questo modo che una delle cause della scomparsa delle api sono proprio i pesticidi sistemici di questo tipo, la loro sospensione temporanea si dovrebbe rendere definitiva, vietando in futuro l’uso di queste molecole che come si è visto, causano danni alla salute degli insetti, delle api in particolare, ma evidentemente a tutta la biodiversità”.
“I nuovi insetticidi neurotossici - sottolinea Francesco Panella, presidente Unaapi-Unione Nazionale Associazioni Apicoltori Italiani - sono utilizzati oggi in modo crescente, pervasivo e imprudente. Quanto avviene in campo aperto dimostra infatti che le procedure autorizzative sono inadeguate. E’ ora di trasformare la sospensione d’uso per le conce dei semi da provvisoria a definitiva e di rivedere le autorizzazioni d’uso per nebulizzazione e fertirrigazione per tutte le altre colture. Una diversa attenzione sull’uso dei pesticidi, indipendente dalle multinazionali della chimica, è indispensabile per preservare il ciclo della vita e della fertilità”.
Per Legambiente, occorre trasformare la sospensione d’uso per le conce dei semi da provvisoria a definitiva e rivedere le autorizzazioni d’uso per nebulizzazione e fertirrigazione per tutte le altre colture. Quest’anno tutte le regioni hanno inviato i dati richiesti anche se con tempi e modalità differenti. Permangono grandi differenze, infatti, tra laboratori che analizzano un gran numero di campioni, cercando numerosi principi attivi e quelli che si limitano ancora a pochi prodotti e poche sostanze ed appare ancora inequivocabile il fatto che nelle regioni in cui i controlli sono stati più approfonditi, i campioni irregolari o con numerosi principi attivi sono maggiori. Il numero di analisi sui prodotti provenienti da agricoltura biologica è molto esiguo, pari a 586 campioni, fa notare Legambiente. Un dato con scarso valore statistico e irrilevante se paragonato agli 8.764 campioni di agricoltura tradizionale.
Ma la critica di Agrofarma si estende all’intero Rapporto: “Riduzione dei residui in controtendenza? Falso: l’ultimo rapporto ufficiale del Ministero del Welfare conferma che il 66.7% di frutta e verdura è totalmente privo di residui mentre il 32.2% presenta tracce sotto il limite di pericolosità. Solo l’1.1%, una delle percentuali più basse riscontrate negli ultimi anni, presenta tracce sopra la soglia di legge. Non dimentichiamo poi che il limite di pericolosità è stabilito “per difetto” dalla comunità scientifica, ciò vuol dire che il limite reale è ancora più alto ma per sicurezza se ne viene fissato uno ancora più basso. Riconosciamo ai nostri sistemi di controllo e a tutta la filiera agroalimentare il merito di aver dato vita ad uno dei sistemi più moderni e sicuri in questo senso. I dati Istat - prosegue Agrofarma - dicono che nel 2007 l’uso di agrofarmaci è aumentato rispetto al 2006? Proprio i dati Istat dicono che, testualmente: “nel decennio 1997-2007 i prodotti fitosanitari distribuiti per uso agricolo diminuiscono complessivamente di 13,7 mila tonnellate (-8,2%), scendendo da 167,1 a 153,4 mila tonnellate”. Dobbiamo poi considerare il trend di lungo periodo, il quale ci dice che addirittura dal 1990 anni l’impiego di agro farmaci è diminuito del 30%”.
Dura la replica di Legambiente che minaccia di querelare Agrofarma se non dimostrerà la fondatezza delle sue accuse: “Falsita’? Il rapporto è redatto sulla base dei dati ufficiali forniti dai laboratori regionali incaricati dal Ministero della Salute. I risultati sono quindi attendibili e verificabili in ogni momento”.

Copyright © 2000/2024


Contatti: info@winenews.it
Seguici anche su Twitter: @WineNewsIt
Seguici anche su Facebook: @winenewsit


Questo articolo è tratto dall'archivio di WineNews - Tutti i diritti riservati - Copyright © 2000/2024