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Sostenibilità e interattività, concetti chiave del presente e del futuro, anche per fare la spesa, e per produrre cibo su serre verticali o campi galleggianti: ecco una delle meraviglie di Expo, il “Future Food District” di Coop Italia

Sostenibilità e interattività: concetti chiave del presente e del futuro, anche sul tema di come faremo la spesa nei decenni a venire, e alla base di una delle meraviglie di Expo, il “Future Food District”, nel Padiglione del Cibo del Futuro, spazio nato dalla collaborazione tra Coop, leader della grande distribuzione italiana, il MIT Senseable City Lab e lo studio Carlo Ratti Associati. Uno spazio che, concretamente, si pone domande sul tema “come acquisteremo, cosa mangeremo, chi maneggerà il cibo e i prodotti in un futuro più o meno lontano prima che arrivino sulle tavole dei consumatori?”, immaginando possibili, e verosimili, scenari futuri del retail.

Un vero e proprio supermercato in cui vivere una reale esperienza d’acquisto, anche se futuristica, e l’Exhibition Area, struttura polivalente che si proietta verso un orizzonte ancora più lontano, fino al 2050. Così, in questi 6.500 metri quadrati nel cuore del sito espositivo tra Cardo e Decumano, viaggiano insieme innovazione e cooperazione, passato e futuro. Infatti, se Carlo Ratti ha ideato un luogo di incontro e scambio fra produttori e consumatori in cui le barriere verticali lasciano il posto a un paesaggio orizzontale che favorisce le interazioni, un rimando ai mercati delle origini, il layout dispositivo interno è suddiviso in cinque vie, dedicate ad altrettante filiere, secondo un’idea nata in casa Coop prima ancora dell’adesione a Expo Milano 2015 (grazie ad contest sull’innovazione cui hanno partecipato 80 dipendenti under 35 a scuola Coop).
Percorsi tematici di filiera e schermi touch che sembrano usciti dai film di fantascienza, ma no fini e a se stessi per una questione estetica, quanto mirati a fornire in modo semplice e tante informazioni oltre a quelle riportate in etichetta, dagli allergeni all’impronta ambientale di ogni prodotto, dall’origine delle materie prime ai controlli di sicurezza a cui ogni alimento, che sia realizzato dalla grande multinazionale o dal piccolo artigiano, è sottoposto.
Ma non solo: il Future Food District ospita prefigurazioni di ciò che mangeremo, anche in un futuro lontano. Il cibo del 2020 e del 2050 è visibile in due corner all’interno del supermercato (grazie alla collaborazione con Sealed Air), mentre nell’Exhibition Area sono in mostra, grazie alla Società Umanitaria di Milano, i primi prodotti commestibili derivanti dalle oltre 1.900 specie di insetti di cui si cibano già oggi circa 2 miliardi di persone. Nel laboratorio di nuova generazione nato da un’idea di Coop e Merieux NutriSciences sarà possibile fare un viaggio al centro della sicurezza alimentare, mentre altri scenari raccontano le due “fattorie del mare”, ovvero strutture galleggianti in grado di produrre alimenti, proposte dal Centro di ricerca sulla Sostenibilità ambientale e sulla protezione della scogliera corallina Mahre Center dell’Università di Milano Bicocca e dall’Università di Firenze.
Inoltre nella piazza ci sono prototipi e installazioni per esplorare alcune tecnologie innovative in materia di agricoltura urbana e produzione di cibo e energia. Oggi eccezioni, domani normalità. Come la Vertical Farm, realizzata sulla base di un progetto Enea: una struttura in metallo dotata di 2 pareti trasparenti alte 4 metri in cui vengono presentate, sui sei livelli, coltivazioni idroponiche multistrato a ciclo chiuso con illuminazione a Led in grado di produrre lattuga e basilico a ciclo continuo per i sei mesi di Expo. Due pareti vetrate alte 4 metri e una coltura idroponica su più livelli in grado di produrre per i sei mesi di Expo diversi tipi di ortaggi; o il Canopy di alghe (progettato da ecoLogicStudio), apparentemente una semplice copertura, in realtà una complessa soluzione di acqua e microalghe in grado di produrre biomassa con applicazioni possibili in agro-ambientale.
“Abbiamo realizzato un supermercato come i mercati di una volta, con tecnologie che mettono l’uomo e le sue opinioni al centro” spiega Marco Pedroni, presidente di Coop Italia. E continua: “il nostro non è un semplice padiglione ipertecnologizzato in cui la tecnologia è fine a se stessa. Un esempio? Abbiamo lavorato sull’idea di sistemi in grado di fornire molte più indicazioni di quelle che normalmente riescono a stare su un’etichetta: basterà indicare un prodotto per leggere sugli schermi posti sopra agli scaffali bassi non solo le informazioni riportate sull’etichetta, ma i possibili allergeni, l’impronta ambientale, l’origine delle materie prime conce quali è fatto, i controlli di sicurezza. Questo richiede una tecnologia che abbiamo appositamente messo a punto per Expo, ma, soprattutto, la volontà di rendere totalmente trasparenti ai consumatori le informazioni che oggi in molti casi non lo sono in modo così completo”.
Infatti, tutti gli alimenti, oltre 1.500 prodotti (realizzati da 90 fornitori con stabilimenti in Italia - dalla multinazionale al piccolissimo produttore - che condividono la mission originaria di Coop, quella che già oggi applica a circa 1.400 dei suoi prodotti a marchio, ovvero raccontare fino dalle origini la storia dei loro prodotti) sono in grado di comunicare al visitatore tutte le informazioni di cui sono depositari con un semplice gesto della mano, attraverso etichette “intelligenti”. Grazie alle proprie competenze digitali, Accenture ha definito la user experience del visitatore del supermercato, gestendo l’architettura delle informazioni, l’implementazione dell’infrastruttura IT, l’analisi e lo sviluppo dei touchpoint del punto vendita.
“Ricordate il signor Palomar di Italo Calvino che, immerso in una fromagerie parigina, ha l’impressione di trovarsi in un museo o in un’enciclopedia? Dietro ogni formaggio c’è un pascolo d’un diverso verde sotto un diverso cielo (...) Questo negozio è un museo: il signor Palomar visitandolo sente, come al Louvre, dietro ogni oggetto esposto la presenza della civiltà che gli ha dato forma e che da esso prende forma. Ecco, il futuro del mercato, come nel racconto di Calvino, potrebbe partire proprio dalle storie dei prodotti - conferma Carlo Ratti, direttore del MIT Senseable City Laboratory - ogni prodotto, infatti, ha alle spalle un racconto preciso. Oggi queste informazioni arrivano al consumatore in modo frammentato e parziale. In un futuro prossimo, invece, i prodotti stessi potrebbero essere in grado di raccontarci le loro storie. Le informazioni saranno contenute in semplici etichette intelligenti e quindi trasmesse in modo immediato all’utente. Potremo scoprire tutto di una mela: l’albero da cui è stata raccolta o il viaggio che ha compiuto. L’anidride carbonica che ha prodotto o i trattamenti che ha subito - all’insegna di un consumo più informato e consapevole. Inoltre il mondo delle informazioni e della condivisione online - insieme alla crescita della micro-agricoltura urbana - potrebbero trasformare i supermercati in luoghi di scambio aperti a tutti”.

Focus - La sicurezza alimentare e il cibo del futuro. Suggestioni e innovazione nell’Exhibition Area, 250 metri quadrati che sono un laboratorio in cui è possibile già vedere tecniche e cibi futuristici. Come una macchina del tempo che ci porterà nel 2050

L’Exhibition Area, oltre ad ospitare gli incontri delle scuole che sono coinvolte in percorsi educativi e interattivi, è anche il vero laboratorio sul cibo, sulle modalità di scelta e di acquisto, e sulle tecnologie del futuro. In questi 250 metri quadri di spazio, insomma l’innovazione si fonde con la suggestione.
Viaggio nella sicurezza alimentare
Il primo ambito di visita è un laboratorio di nuova generazione (nato da un’idea di Coop e Merieux NutriSciences) una specie di astronave in cui i visitatori per effetto di uno schermo panoramico è come se si calassero all’interno di uno spazio dove le più sofisticate tecniche di controllo e analisi sono operative come le ricerche sui virus, il controllo dell’origine e dell’autenticità dei prodotti alimentari e le nuove frontiere offerte dalle applicazioni online. Il visitatore si immergerà in un viaggio al centro della sicurezza alimentare per scoprire le opportunità che la scienza e la tecnologia ci offrono per il controllo e il miglioramento della salute pubblica del domani. Con questo spettacolare viaggio nel futuro, il consumatore riuscirà a percepire l’importanza ed il ruolo chiave del cibo per il proprio benessere e la nutrizione.
Le fattorie galleggianti
Un altro scenario introduce il visitatore in un pianeta dove gli ettari di terra coltivabile caleranno e l’acqua scarseggerà a fronte di un aumento della popolazione con conseguente aumento di richiesta di adeguate produzioni alimentari. La Banca Mondiale, infatti, stima per il 2050 una popolazione del pianeta vicina ai 10 miliardi di persone e una conseguente richiesta globale di cibo in aumento del 60-70% rispetto a oggi. Allora, uno degli obiettivi da raggiungere è quello di soddisfare questo crescente bisogno di cibo in maniera ragionevole, senza incidere eccessivamente sulle risorse esistenti. Oggi, infatti, l’agricoltura, utilizzando il 70% dell’acqua dolce del pianeta, è l’attività umana che pesa di più sulle risorse idriche esistenti. Una soluzione, dunque, potranno essere le "fattorie del mare" ovvero strutture galleggianti in grado di produrre alimenti. Due gli esempi proposti nell’Exhibition Area di Coop.
Il primo nasce dal Centro di ricerca sulla Sostenibilità ambientale e sulla protezione della scogliera corallina Mahre Center dell’Università di Milano Bicocca e si basa sulla tecnologia denominata "floating system" già utilizzato per la produzione di ortaggi: la tecnologia si basa sulla coltivazione diretta in bancali contenenti un substrato leggero e ricavato localmente, la sfida ulteriore sarà quella di utilizzarli come piattaforma marina.
Il secondo è una serra modulare galleggiante, Jellyfish Barge, un progetto nato all’Università di Firenze, e sviluppato da un suo spin-off (Pnat, composto da esperti in ecologia urbana e di design sostenibile), il cui prototipo funzionante si trova nel canale Navicelli tra Pisa e Livorno. Si tratta di una serra modulare costruita su piattaforma galleggiante in grado di garantire sicurezza idrica e alimentare fornendo acqua e cibo senza pesare sulle risorse esistenti. La struttura, costruita con materiali a basso costo, assemblati con tecnologie semplici e facilmente realizzabili, è composta da un basamento in legno di circa 70 mq che galleggia su fusti in plastica riciclati, e da una serra in vetro sorretta da una struttura in legno. I dissalatori solari disposti lungo il perimetro della piattaforma, che replicano il fenomeno della distillazione solare, sono in grado di produrre fino a 150 litri al giorno di acqua dolce e pulita da acqua salata, salmastra o inquinata.
La serra utilizza energie rinnovabili, integrati nella struttura e incorpora un innovativo sistema di coltivazione idroponica. L’idroponica è una tecnica di coltivazione fuori terra che garantisce un risparmio di acqua fino al 70% rispetto alle colture tradizionali, grazie al riuso continuo dell’acqua.
Jellyfish Barge in più utilizza circa il 15% di acqua di mare che viene mescolata con l’acqua distillata, garantendo un’efficienza idrica ancora maggiore.
Il cibo del futuro? Insetti e larve
Non mancheranno nell’Exhibition Area le incursioni nel cibo sostenibile del futuro, grazie anche all’importante contributo della Società Umanitaria, storica fondazione milanese già presente all’Esposizione Universale del 1906. Secondo l’aumento previsto della popolazione, infatti, 1,8 metri quadri a testa per produrre il cibo necessario per sfamare tutti saranno davvero pochi. La sfida, dunque, è quella di rendere possibile l’aumento della produttività alimentare per mezzo di sistemi alimentari ovunque sostenibili. Per la Fao gli insetti potrebbero avere un ruolo importante sia nell’alimentazione umana che in quella animale e rappresentare una risposta concreta alla sfida del millennio: nel mondo sono oltre 1900 le specie di insetti commestibili di cui già si cibano circa 2 miliardi di esseri umani. Gli insetti rappresentano una fonte di proteine più efficiente rispetto agli altri animali tradizionalmente allevati per produrre cibo per l’alimentazione umana e mangimi per gli allevamenti, producono meno emissioni che contaminano l’ambiente e possono essere utilizzati per scomporre i rifiuti. Per ora potremo vedere in anteprima nell’Exhibition Area: larve di bambù, scorpioni ricoperti di cioccolata, larve della farina, vodka allo scorpione, misto di pupe (la fase di crescita tra larva e insetto), larve di cereali, termiti disidratate, cavallette, coleotteri, larve giganti al cioccolato e tarantole arrostite.
Packaging sostenibili
Completano l’offerta di visita nell’Exhibition i packaging sostenibili di Bio-on, poliesteri biodegradabili anche in acqua ottenuti attraverso la fermentazione naturale di batteri alimentati da scarti e sottoprodotti dell’agro-industria senza sottrarre terreno coltivabile a scopi alimentari come le polpe delle barbabietole dopo aver estratto lo zucchero o i grassi animali di scarto e senza l’impiego di solventi chimici.

Focus - Coop a Expo: nel Future Food District iniziano gli appuntamenti organizzati da Coop
Il 5 maggio l’Aula del Futuro di Coop a Expo ospita un’anteprima del Festival di Dogliani (Cuneo) per parlare di cibo e pubblicità, con un occhio di riguardo per quei “pezzi” d’autore che Coop ha realizzato: dal mitico tenente Colombo (alias Peter Falk) all’istrionico Woody Allen per concludere ai giorni nostri con i divertenti spot minimalisti di Luciana Littizzetto (fino a due anni fa testimonial Coop). Con Cristopher Cepernich (sociologo dei media, Università di Torino), Silvio Saffirio (creativo e autore de “Gli anni ruggenti della pubblicità”), Ottavia Sardo (Food Stylist) e Maura Latini (direttore generale di Coop Italia), coordinati dal giornalista Gigi Padovani, si parla di grandi campagne internazionali, degli effetti sui consumi e sui consumatori, e si commentano le proiezioni delle più significative campagne internazionali sul cibo.
Il tema “Lo spot è servito: i persuasori occulti del cibo, da Carosello alle campagne pubblicitarie mondiali” (che verrà riproposto a Dogliani, appunto, l’8 maggio), è dunque uno di quelli cari a Coop, sempre attenta anche ai propri strumenti di comunicazione, che coniugano pubblicità e persuasione alla necessità propria che il cibo sia e resti “etico, trasparente, democratico”, e quindi comunicato e comunicabile secondo le stesse regole. Regole, del resto, che sono le fondamenta del supermercato del futuro, uno spazio nato dalla collaborazione fra Coop, il MIT Senseable City Lab e lo studio Carlo Ratti Associati dove innovazione e cooperazione viaggiano insieme e dove tutti gli alimenti - un mare di oltre 1500 prodotti realizzati da fornitori in stabilimenti italiani - comunicheranno tutte le informazioni di cui sono depositari e sarà il visitatore a formulare le domande con un semplice gesto della mano. Informazioni aumentate con l’idea del consumatore che diventa il protagonista.

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