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LO SCENARIO

“The Wealth Report” 2026 by “Knight Frank”: i vigneti tra gli asset alternativi più strategici

Tra cambiamento climatico, investimenti e stile di vita, la vigna continua ad attirare i capitali. Con l’Italia, tra gli altri, sugli scudi
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“Knight Frank”: i vigneti Alto Adige, Friuli, Toscana e Piemonte attirano gli investitori

Cambiamento climatico, premiumisation, nuovi gusti, sostenibilità, consumo esperienziale: sono cinque fenomeni o valori che, a loro modo, più o meno in profondità, e con velocità diverse, stanno cambiando il mondo del vino. E, di riflesso, anche le rotte e le intensità degli investimenti nel settore. Non solo da parte di chi nel fare impresa nel mondo del vino vede la sua ragion d’essere, ma anche da parte di chi investe in vigneti come asset alternativo. Con la vigna che, nonostante le difficoltà del settore, “si conferma tra gli asset alternativi più interessanti per gli investitori internazionali, combinando valore economico, identità territoriale e una forte componente esperienziale”. A dirlo il “The Wealth Report” 2026 by Knight Frank, l’agenzia di Londra di consulenza immobiliare che, tra le altre cose, analizza il ruolo crescente del settore vitivinicolo nelle strategie dei grandi patrimoni. E con alcuni territori, anche italiani, sugli scudi, in termine di attenzione degli investitori, come Alto Adige, Friuli, Chianti Classico, Montalcino, Bolgheri, Barolo e Barbaresco, insieme ad altri territori mondiali come la Valle della Loira, la Champagne, Bordeaux e la Borgogna, per esempio, in Francia, o ancora la Nuova Zelanda, così come alcune zone dell’Australia come Barossa ed Eden Valley, passando per gli Stati Uniti, dalla Napa Valley in California alla Willamette Valley in Oregon, ma anche Mendoza in Argentina, la Mosella in Germania, ed ancora alcune zone della Georgia, del Cile, del Sudafrica e, persino, il rampante Regno Unito.
“Nonostante le sfide che interessano il comparto a livello globale, il mercato dei vigneti dimostra una notevole resilienza. A fronte di un calo nei volumi di consumo, cresce il valore del vino: i consumatori si orientano sempre più verso prodotti di qualità, artigianali e fortemente legati al territorio, privilegiando autenticità e identità rispetto alle produzioni di massa”, spiega Knight Frank. Che sottolinea come “in questo contesto, fattori come cambiamento climatico e domanda orientata alla qualità stanno ridisegnando la geografia globale del vino. Le aree storiche mantengono un ruolo centrale, ma emergono nuove regioni produttive, spesso caratterizzate da condizioni climatiche più favorevoli e da un maggiore potenziale di adattamento. Parallelamente, i produttori stanno investendo in nuove tecniche agronomiche e varietà più resilienti, rispondendo a stagioni sempre più imprevedibili”.
“Nonostante le sfide che il settore vitivinicolo sta affrontando, la domanda per vigneti particolarmente vocati resta solida. Gli investitori sono sempre più orientati verso qualità, idoneità climatica e resilienza nel lungo periodo, in particolare in aree dove l’offerta è limitata e il valore è sostenuto da provenienza e savoir-faire”, commenta Alexander Hall, Head of International Vineyards by Knight Frank. Che, in una intervista a WineNews (video nei prossimi giorni), ha aggiunto: “il mercato del vino sta soffrendo un po’, ci sono meno persone che comprano vigneti rispetto a qualche tempo fa, ma, al tempo stesso, questo si traduce in una opportunità per i produttori che vogliono investire in vino e vigne, quindi c’è sì meno attività, ma quella che c’è è più specializzata ed anche prudente. Le persone ora sono molto più prudenti quando investono. Di sicuro l’Italia è molto ambita, anche la Francia, le grandi regioni del vino, perché offrono una grande diversità, e se guardiamo dal punto di vista dell’investitore in Italia puoi scegliere tra le maggiori regioni del vino, che non sono solo Toscana e Piemonte, ci sono tante altre aree interessanti. Lo stesso vale per la Francia, per la Spagna, poi chiaramente il singolo investitore segue quella che è l’affinità con una particolare regione, le località da visitare, i vini che vi si producono, e in Italia ci sono così tante varietà di vino, le persone sono attratte da tutto questo. Quello a cui stiamo assistendo - aggiunge Alexander Hall, Head of International Vineyards by Knight Frank - è un cambiamento di trend, e come in tutti i mercati bisogna essere svelti nell’anticipare il momento in cui questo cambiamento inizia, o accorgersene immediatamente Ma questo non riguarda solo il vino in sé, riguarda anche le regioni del vino, quali sono le aree che gli enoturisti vogliono visitare, come questi territori si stanno adattando ai gusti dei consumatori. Se si riescono ad interpretare bene questi trend, dal punto di vista dell’investitore, questi sono elementi importanti di cui tener conto”.
Tornando al report, in particolare, sottolinea Knight Frank, per gli Hnwi (“High Net Worth Individuals”: individui con patrimonio netto elevato) e i family office, i vigneti rappresentano un asset unico: uniscono terra, produzione agricola e brand, offrendo una diversificazione rispetto agli investimenti tradizionali e integrando sempre più dimensioni legate allo stile di vita e all’ospitalità. “Non si tratta più solo di un investimento agricolo, ma di un progetto imprenditoriale complesso, in cui produzione, posizionamento del marchio ed enoturismo convivono. L’esperienzialità diventa un driver chiave: le proprietà vitivinicole si trasformano in destinazioni capaci di generare valore attraverso ospitalità, vendita diretta e relazioni durature con il consumatore. Le preferenze dei consumatori stanno evolvendo rapidamente: cresce l’interesse per vini più leggeri, freschi e accessibili, spesso associati a stili di consumo più moderati e ad una maggiore attenzione al benessere. Le nuove generazioni, in particolare la Gen Z, mostrano un approccio meno tradizionale al vino, privilegiando autenticità, sostenibilità e trasparenza. La sostenibilità si afferma come requisito imprescindibile, non più elemento distintivo, ma condizione di base: i produttori sono chiamati a dimostrare concretamente il proprio impegno ambientale e sociale per rafforzare la propria credibilità e il valore del brand”. In questo scenario, ribadisce il report, “l’Italia continua a giocare un ruolo di primo piano. Grazie alla ricchezza delle denominazioni, alla reputazione internazionale ed al forte legame tra vino, cultura e territorio, il Paese si conferma tra le destinazioni più attrattive per gli investitori globali. I vigneti italiani sono sempre più percepiti come asset iconici, capaci di coniugare valore economico e simbolico. Nel complesso, il settore riflette una delle principali tendenze emerse dal “Wealth Report”: il connubio tra investimento e stile di vita. In un contesto in cui il lusso evolve verso esperienze autentiche e significative, il vino si afferma come uno degli asset più rappresentativi di questo fenomeno”.
Nel report by Knight Frank, inoltre, sono messi in evidenza i valori medi di alcuni vigneti. In Italia, al top c’è Barolo, dove servono 2,7 milioni di dollari per un ettaro di vigneto, seguito a pari quotazione dai vigneti di Bolgheri e del Brunello di Montalcino, quotati 1,2 milioni di euro ad ettaro, e poi il Chianti Classico, con 245.000 dollari per ettaro di vigna. In Francia, le quotazioni più elevate (ma praticamente non esiste mercato) le raggiungono i vigneti “Grand Cru” della Côte de Nuits, in Borgogna, con ben 55 milioni di dollari per ettaro, ma è un dato che vale più a fini statistici che altro. Più abbordabili e realistiche le quotazioni per i vigneti della stessa zona, ma non Cru, a 1,05 milioni di dollari, seguiti da quelli della Côte de Blancs, in Champagne, a 1,9 milioni di dollari per ettaro, e da quelli di Margaux, a Bordeaux, a 1,65 milioni di dollari. Più accessibili quelli di Sancerre, nella Loira, a 300.000 dollari per ettaro. Guardando ad altri Paesi, negli Usa si va da 1,17 milioni di dollari per un ettaro di vigneto a Rutherford, nella Napa Valley, a 270.000 dollari sulle Dundee Hills, in Oregon. Ancora, per un ettaro di vigneto in Nuova Zelanda, nella zona di Marlborough, bisogna investire, secondo Knight Frank, 120.000 dollari, tanti quanti per un ettaro di vigna nell’Essex, nel Regno Unito, dove si registrano valori leggermente inferiori nel Kent e nel Sussex, quotati sui 110.000 dollari. Più accessibili, infine, le vigne di Stellenbosch, in Sudafrica, quotate 60.000 dollari ad ettaro, più o meno come quelle della Barossa Valley, in Australia, sui 55.000 euro ad ettaro.

Focus - Il quadro generale dipinto dal “The Wealth Report” 2026 by Knight Frank
Basato su dati e rielaborazioni, tra cui il Wealth Sizing Model e il Prime International Residential Index (PIRI 100), il report offre una lettura approfondita delle tendenze che stanno ridefinendo il comportamento degli individui ad alto patrimonio (HNWI e UHNWI) e le dinamiche dei mercati più esclusivi.
In un contesto globale caratterizzato da crescente instabilità geopolitica e nuove pressioni inflazionistiche, “The Wealth Report” 2026 evidenzia come la ricchezza continui a crescere e a giocare un ruolo sempre più centrale nell’economia mondiale. Nel 2026, gli individui con patrimoni superiori ai 30 milioni di dollari sono diventati 713.626 a livello globale, con una crescita significativa negli ultimi cinque anni. Parallelamente, il mercato immobiliare prime conferma la propria resilienza: nel 2025 i prezzi delle abitazioni di lusso sono aumentati in media del 3,2% a livello globale, sostenuti dalla domanda internazionale e dalla crescente mobilità dei grandi patrimoni. Sempre più investitori adottano, infatti, uno stile di vita “multi-residenziale”, orientando le proprie scelte non solo in base a logiche di investimento, ma anche a fattori fiscali, qualità della vita e stabilità. In questo scenario, l’Italia emerge con forza come una delle destinazioni più attrattive in Europa per la ricchezza internazionale. Il report evidenzia come il Paese si stia affermando come un vero e proprio “tax-led magnet”, grazie al regime fiscale agevolato per i nuovi residenti, che continua ad attirare individui ad alto patrimonio da tutto il mondo. Milano si conferma il principale polo di attrazione, con una domanda sostenuta che in alcuni casi supera l’offerta disponibile, mentre cresce l’interesse anche per altre destinazioni iconiche come Roma, la Toscana e il Lago di Como. Un trend che rafforza il posizionamento dell’Italia come hub strategico dove investimento, qualità della vita e patrimonio culturale si incontrano. Anche sul fronte della ricchezza, l’Italia mostra segnali positivi: entro il 2031, si prevede che il numero dei miliardari aumenti del 34%, a conferma di un rafforzamento progressivo del tessuto patrimoniale nazionale, pur in un contesto più maturo rispetto ai mercati emergenti.
Il report mette inoltre in luce una crescente evoluzione nelle strategie di investimento: i capitali si stanno orientando verso asset alternativi e settori emergenti, come data center, energia e vigneti, mentre i family office diventano sempre più strutturati e orientati a operazioni complesse e a valore aggiunto. Anche il concetto di lusso è in trasformazione. Accanto ai beni tradizionali, emerge una nuova domanda legata all’esperienza, al benessere e alla crescita personale, dando impulso a quella che viene definita “transformation economy”. Un cambiamento che sta influenzando profondamente anche il real estate e l’offerta dei brand globali. Nel complesso, The Wealth Report 2026 restituisce l’immagine di un mondo in cui la ricchezza continua a espandersi, ma richiede un approccio sempre più strategico: non solo accumulare, ma preservare, posizionare e gestire il capitale in modo intelligente in un contesto sempre più complesso e interconnesso.

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