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WINE LISTER

Tra i filari dello Champagne, dove regnano la qualità e la redditività a breve termine

Boom dei piccoli produttori, ma nel lungo periodo l’investimento è meno redditizio. Forza e debolezza delle bollicine più amate
CHAMPAGNE, WINE LISTER, Mondo
I punti di forza dello Champagne

Lo Champagne è la terza regione enoica più richiesta dai collezionisti, alle spalle di Borgogna e Bordeaux, almeno secondo i membri fondatori di “Wine Lister”, tra wine merchant e case d’asta, che delle 589 etichette più interessanti da un punto di vista commerciale, ne hanno selezionate 47 tra le griffe delle bollicine più amate, che si piazzano così davanti alla Toscana, con 29 vini. A livello di redditività, sul breve periodo la performance degli Champagne è la terza (+11%), dietro a Borgogna (+22%) e Piemonte (+13%), ma si dimostra un investimento decisamente meno redditizio sul lungo periodo: l’indice dei vini di Champagne mostra infatti un apprezzamento del +32% in sei anni, il secondo dato peggiore dietro a Bordeaux, che nello stesso periodo è cresciuto solo del +9%; decisamente meglio fanno Piemonte (+147%) e Borgogna (+107%). Un aspetto positivo dello Champagne è invece la scarsissima volatilità dei prezzi, ad appena il 2,5%, che si confermano come i più stabili tra le grandi Regioni del vino del mondo. Nelle ricerche online, invece, gli ultimi due anni hanno incoronato Bordeaux ed i suoi vini, con la Borgogna, la Toscana e proprio la Champagne a seguire, ma a distanze siderali, seppure in crescita netta e costante a partire dal gennaio 2017.
Tra le tendenze che stanno guidando la crescita dello Champagne, due, su tutte e collegate tra loro, staccano le altre: innanzitutto la capacità di imporsi dei piccoli produttori, sempre più apprezzati dalla grande critica, quindi l’importanza, sempre maggiore, del terroir, con i cru, anche delle grandi aziende, sulla cresta dell’onda. Tornando ai piccoli produttori, se a livello qualitativo hanno ormai raggiunto, ed in alcun casi superato, le grandi maison, c’è ancora una sproporzione enorme in termini di forza del brand, che premia ovviamente i produttori più grandi. Sempre a proposito di qualità media, solo la Borgogna vanta punteggi più alti: le 50 migliori etichette di Champagne vantano una media di 918 punti, contro i 951 della Borgogna. Se si osservano invece i soli risultati economici, lo Champagne fa invece meglio della sola Toscana, con 736 punti contro gli appena 611 della Regione italiana.
Ma quali sono le etichette al top dello Champagne su “Wine Lister”?: in cima alla top ten Salon Le Mesnil, con 983 punti, quindi Krug Brut Vintage (969), Dom Pérignon (959), Krug Brut Grand Cuvée (958), Louis Roederer Cristal (957), Dom Pérignon Oenothèque (956), Krug Clos du Mesnil (952), Taittinger Comtes de Champagne (952), Krug Clos d’Ambonnay (945) e Dom Pérignon Rosé (942). E non è certo un caso che siano proprio Krug, Louis Roederer, Salon e Dom Pérignon le aziende su cui puntare, secondo i membri fondatori di “Wine Lister”, anche per i prossimi anni.

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