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Tutto sull’extravergine: a Verona, torna “Sol Expo” (1/3 marzo), il salone dell’olio e dell’olivo 

Un elemento fondamentale per la cucina italiana, ma anche un volano, dalle enormi potenzialità, per il nostro agroalimentare (nei primi 11 mesi 2025 i valore dell’export è stato di 2,1 miliardi di euro): all’extravergine è dedicato “Sol Expo” (1/3 marzo, a Veronafiere), il salone dell’olio e dell’olivo. L’evento (edizione n. 2), che punta su business, formazione e cultura dell’evo made in Italy, ospiterà oltre 200 aziende in arrivo da Italia, Slovenia, Spagna e Ungheria, e le principali associazioni di settore in rappresentanza dell’intero comparto produttivo tricolore. Il Ministro all’Agricoltura Francesco Lollobrigida promette, dopo quella sul vino, una campagna promozionale a sostegno anche dell’olio, “che deve essere raccontato per incentivarne conoscenza e consumo di qualità”. E gli italiani assegnano proprio all’olio il terzo posto, ovvero la “medaglia di bronzo”, sulle nostre tavole, dopo la pasta e la pizza. Lo dice la consumer survey by Nomisma, secondo la quale l’extravergine è un ingrediente irrinunciabile sulla tavola degli italiani, presente nel 96% dei carrelli della spesa e sempre più associato ad un’alimentazione di qualità, territoriale e salutistica.
“Sol Expo manifesta la capacità dell’olio di affermarsi come un prodotto unico, strategico anche in termini di un principio di sostenibilità che non guarda solo all’ambiente, ma anche al territorio e all’economia - ha detto il Ministro all’Agricoltura, Francesco Lollobrigida, intervenendo alla presentazione dell’evento - come Governo abbiamo disegnato una strategia per un’azione sistemica su tre punti: la protezione, la promozione e la produzione. Sulla prima stiamo lavorando molto bene, i controlli sono stati moltiplicati sulla base dell’analisi del rischio, intervenendo sulle criticità che possono essere previste e intercettate. Sul fronte della promozione, in particolare all’interno del Coltiva Italia, vogliamo intervenire strutturalmente, per valorizzare una qualità che solo l’Italia può esprimere, garantendo la giusta remunerazione a chi produce. Abbiamo stanziato 300 milioni di euro per contrastare e prevenire le fitopatie, ma vogliamo intervenire anche su tecnologia e macchine, per produrre di più e meglio. Dopo il vino, vogliamo lanciare infine una campagna promozionale a sostegno anche dell’olio, che dev’essere raccontato per incentivarne conoscenza e consumo di qualità”.
Secondo i consumatori italiani, fotografati nella nuova consumer survey di Nomisma per “Sol Expo” - i cui risultati completi saranno presentati proprio in occasione della. fiera - l’evo italiano è il terzo prodotto più rappresentativo della tavola tricolore, dopo pasta e pizza, e un gradino sopra il vino. Attore protagonista, quindi, nel riconoscimento Unesco alla cucina italiana, l’extravergine made in Italy è stato votato da un intervistato su due ed è un ingrediente irrinunciabile nella tavola degli italiani, presente nel 96% dei carrelli della spesa e sempre più associato ad un’alimentazione di qualità, territoriale e salutistica. Il profilo del consumatore più assiduo è quello di un acquirente over 45, con figli, residente al Sud e con uno stile di vita che combina attenzione a sostenibilità, ricerca edonistica del piacere e una dimensione urbana e di legame con il territorio. A influenzare l’acquisto è soprattutto l’origine, molto importante per più della metà degli intervistati, con particolare attenzione alla presenza di marchi a denominazione d’origine e con crescente attenzione alle proprietà benefiche per l’organismo.
“L’olio evo è già considerato un super-alimento naturale - spiega Evita Gandini, Head of Market Insight Nomisma - ma ben 6 consumatori su 10 vorrebbero avere più informazioni e l’83% si dichiara più incentivato all’acquisto dopo averne appreso i benefici per la salute. Si tratta di dati che, affiancati alla conoscenza ancora marginale delle caratteristiche di sostenibilità della filiera, evidenziano margini di miglioramento in termini di posizionamento del prodotto. A questo si somma un crescente interesse per l’experience in ristorazione o sui territori vocati, con il 45% degli italiani pronti a valutare proposte di oleoturismo”. Uno storytelling multicanale, quindi, che andrebbe a sostenere un consumo di olio tricolore sempre più consapevole, radicato sui territori e orientato alla qualità, dentro e fuori dai confini nazionali. Secondo il campione intervistato, un ruolo importante può essere svolto dalla ristorazione: per il 49% dei consumatori le storie e le informazioni sul produttore, sul processo o sugli abbinamenti influenzano le scelte di olio evo, e per il 34% l’esperienza al ristorante influenza anche le scelte al supermercato.
La presentazione di “Sol Expo” ha visto anche gli interventi, tra gli altri, del presidente di Ita-Italian Trade Agency, Matteo Zoppas, del direttore esecutivo del Consiglio Oleicolo Internazionale (Coi), Jaime Lillo López, del presidente di Veronafiere, Federico Bricolo e  del direttore generale vicario di Veronafiere, Gianni Bruno. “Con 15 regioni produttrici presenti in quartiere, “Sol Expo” rappresenta un unicum tra gli appuntamenti italiani dedicati all’olio di oliva - ha spiegato il presidente Veronafiere, Federico Bricolo - l’obiettivo è quello di dare uno spazio di espressione corale per uno straordinario protagonista della cucina made in Italy offrendo opportunità e spunti per produttori e operatori professionali, ma anche per consumatori o semplici appassionati. Si tratta di un format ibrido che consente da un lato di esplorare le possibilità di business per un settore cruciale dell’agroalimentare italiano e, allo stesso tempo, di creare un anello di congiunzione con i consumatori attraverso la formazione e la cucina italiana, grande protagonista di questa edizione”.
La Federazione Italiana Cuochi proprio a “Sol Expo” svelerà il suo “Piatto Unesco”, dedicato al riconoscimento della Cucina italiana come Patrimonio immateriale dell’umanità. Un’attenzione, quella riservata alla tavola, che si concretizza anche nelle proposte al pubblico, tra show cooking, degustazioni guidate e masterclass.
Sul fronte dell’internazionalizzazione, il piano di incoming congiunto con Ita-Italian Trade Agency porterà in fiera a Verona oltre 80 top buyer da 25 Paesi (tra gli altri Stati Uniti, Giappone, Cina, Germania, Danimarca, Francia, Belgio, Ungheria, Qatar, Svizzera, Canada e Corea del Sud). “L’olio d’oliva rappresenta un elemento rilevante della nostra filiera agroalimentare, simbolo della qualità del made in Italy e della Cucina italiana nel mondo, di recente riconosciuta dall’Unesco Patrimonio immateriale dell’Umanità - ha spiegato il presidente di ITA-Italian Trade Agency, Matteo Zoppas  - dopo un 2024 di grande crescita del comparto oleario, con 2,6 miliardi di euro di export (+43,9% sul 2023), il 2025 ha visto un rallentamento (2,1 miliardi nei primi 11 mesi) dovuto più al valore che ai volumi. Si conferma quindi strategica l’azione dell’Ice che, insieme al Sistema Paese e nel solco della diplomazia della crescita promossa dal Ministro degli Esteri Antonio Tajani, sostiene gli imprenditori italiani nelle loro attività di internazionalizzazione offrendo strumenti concreti per rafforzare la presenza del made in Italy nel mondo. Grazie al supporto dell’Agenzia, a Sol Expo saranno presenti 24 operatori esteri che, insieme ad altri buyer selezionati, porteranno in fiera circa 80 top buyer provenienti da 25 Paesi tra cui i Stati Uniti, Giappone, Cina, Germania, Francia e Arabia Saudita a testimonianza dell’attenzione internazionale per la qualità dei nostri prodotti. 
Come accade per il vino, con il cui comparto è possibile sviluppare importanti collaborazioni, l’olio fa parte di quell’insieme di eccellenze che ci permettono di raccontare in modo emblematico la cultura, la storia e il valore aggiunto della nostra offerta rispetto ai concorrenti esteri dandoci la possibilità di raggiungere l’obiettivo dei 700 miliardi di export entro la fine della legislatura. Obiettivo cui contribuisce in maniera rilevante l’intero settore agroalimentare che nel 2025 ha toccato il record dei 72,4 miliardi di esportazioni come risultato di un’intensa attività sviluppata sotto il coordinamento del Ministro dell’Agricoltura Francesco Lollobrigida”. “La fiera si conferma un momento di networking, formazione e informazione - ha aggiunto il dg Veronafiere, Gianni Bruno - con contenuti che spaziano verticalmente e trasversalmente, dagli approfondimenti tecnici e analisi di mercato, a partire dai contributi dell’Osservatorio “Sol Expo” realizzato in collaborazione con Nomisma, che proprio durante l’evento presenterà la nuova indagine sull’evoluzione del rapporto tra olio evo e consumatore italiano”. Tra i convegni in programma a “Sol Expo” ci sono quello inaugurale, dedicato alle “Sfide di mercato per l’olio di oliva in un mondo che cambia”, passando per l’appuntamento “Dal mercato europeo a quello Mediterraneo fino al Mercosur: i venti che sferzano l’olivo e l’olio di oliva” e gli approfondimenti “Il paesaggio olivicolo: cultura, economia, ambiente” e “Quanta voglia di sostenibilità: dalla realtà scientifica alla narrazione per l’olio extravergine di oliva”.

Focus - Extravergine made in Italy, vendite e produzione 
Stando agli ultimi dati Istat disponibili, l’evo made in Italy - che vale l’87% dell’export di olio d’oliva tricolore - ha registrato una contrazione del 16% sui valori dello stesso periodo 2024, “gonfiati” dall’incremento dei prezzi medi all’export. Se si guarda ai volumi, infatti, gli 11 mesi registrano un +21% sull’anno precedente, a 272.000 tonnellate. A pesare sull’andamento complessivo è in particolare il mercato extra-Ue, con una quota pari al 64% del totale export, che recupera del 20,3% a volume a fronte di un rallentamento a valore del 15,2%, mentre l’Ue registra rispettivamente un +23% a volume e -17% a valore. La geografia dell’export, con il 60% delle esportazioni concentrate nei primi 5 mercati di riferimento, vede la top 5 composta da Stati Uniti, Germania, Francia, Canada e Giappone, seguiti dalla Corea del Sud che, con tassi di crescita in tripla cifra e una performance in positivo anche a valore sul 2024 (+53,4%), ha superato il Regno Unito nella classifica dei buyer. Ma se arrivano segnali positivi dall’Est (bene anche la Cina, seppur penalizzata da prezzi medi molto bassi e volumi ancora ridotti), si evidenziano i primi effetti dei dazi sul primo mercato di sbocco: gli Usa registrano perdite ben sopra la media a valore (-26,6% il risultato negli 11 mesi) mentre crescono molto meno (+1,1%) del resto del mondo a volume. Fa peggio solo il mercato francese, che risulta in negativo su entrambi i parametri (-35% a valore e -2,6% a volume).
Secondo le elaborazioni dell’Osservatorio “Sol Expo” su dati Nielsen, sul mercato domestico (Gdo) le vendite complessive di olio extravergine di oliva hanno chiuso il primo mese del 2026 con una crescita dell’1,1% in volume che sconta però un calo del 16% a valore. Nonostante la flessione dei prezzi medi a scaffale, passati da 8,8 euro/litro di gennaio 2025 ai 7,12 euro/litro di gennaio 2026 (-12,5%), gli italiani non hanno incrementato significativamente gli acquisti, riducendo anzi il numero di confezioni dell’1,4%. Un trend che si è riflesso anche sull’evo italiano, anche se meno duramente del previsto. L’extravergine made in Italy, che a gennaio 2026 ha assorbito un terzo del mercato oleario complessivo nella grande distribuzione, ha infatti visto ampliarsi il differenziale di prezzo tra il prodotto italiano (10,84 euro/litro) e quello comunitario (7,12 euro/litro), pur registrando una contrazione delle vendite di bottiglie pari al 14%. Il parziale del primo mese dell’anno ha raggiunto quindi i 26 milioni di euro a fronte dei 73 milioni di vendite dell’olio comunitario.
Sul fronte dell’offerta, l’Italia traguarda il ritorno sui livelli produttivi usuali, in controtendenza rispetto al resto dell’Europa, che vede la Spagna in calo a circa 1,2 milioni di tonnellate e la Grecia a 200.000 tonnellate. Secondo i dati Sian, la produzione nazionale di oli vergini di oliva è ferma appena sotto le 300.000 tonnellate (293.908 al 18 febbraio 2026), con oltre il 50% della produzione nazionale in quota alla Puglia, che raggiunge le 151.000 tonnellate. La Calabria si presenta come la seconda forza olivicola italiana (43.000 tonnellate), seguita a scia dalla Sicilia (41.000 tonnellate), per un prodotto complessivo delle tre regioni olivicole per eccellenza pari all’80% del dato nazionale.

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