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FOOD

Un 2019 da record per il Parmigiano Reggiano, ma il Covid-19 rallenta gli ordini internazionali

Cresce la produzione e il giro d’affari al consumo (2,6 miliardi di euro). Ma ora l’emergenza mette a rischio l’export in Ue, Nord America e Canada
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Il Parmigiano Reggiano, prodotto simbolo del made in Italy

Se i dubbi per il 2020 restano, come per tutto il settore food, il Parmigiano Reggiano può consolarsi con un 2019 da record che ha conquistato i mercati internazionali. La produzione della Dop è cresciuta dell’1,47% rispetto aal 2018 toccando numeri mai visti. I 3,75 milioni di forme (circa 150 mila tonnellate) prodotte nel 2019 (+8,1% negli ultimi tre anni) rappresentano infatti il livello più elevato nella storia del Parmigiano Reggiano. Un giro d’affari al consumo pari a 2,6 miliardi di euro per la denominazione di origine protetta che si proietta sempre più verso l’estero: una valvola di sfogo per una produzione in continua espansione che ha bisogno di nuovi spazi di mercato. I numeri confermano l’appeal di un formaggio tra i simboli del Made in Italy alimentare.
Il Parmigiano Reggiano ha vissuto un momento felice anche per le quotazioni. Se, nel 2016, il costo al kg era pari a 8,60 euro, nel 2019 la quotazione media annua si è attestata a 10,75 euro con un incremento del 25% (prezzo medio alla produzione Parmigiano Reggiano 12 mesi da caseificio produttore, fonte: bollettini Borsa Comprensoriale Parma). Nonostante questi dati il 2019 è stato un anno a due facce, perché a partire dal mese di ottobre, nel periodo dei dazi di Trump, le quotazioni sono scese bruscamente sotto i 10 euro e, contemporaneamente, si è registrata una crescita produttiva di latte e conseguentemente di formaggio prodotto. Per le quote di mercato il Parmigiano Reggiano è sempre più un prodotto internazionale: l’Italia rappresenta oggi poco meno del 60% del totale, contro una quota export del 41% (+4,3% di crescita a volume rispetto all’anno precedente). La Francia è il primo mercato (21% dell’export totale), seguito da USA (20,9%), Germania (17,8%), Regno Unito (12,3%) e Canada (3,9%). Se Francia (+2,2%) e Regno Unito tengono (+2,7%), la Germania cresce (+6,7%%) dopo la flessione registrata nel 2018, così come la Svizzera (+16,3%) e gli Stati Uniti (+12,9%), questi ultimi per effetto della paura dei dazi. Crescono anche i nuovi mercati come Australia (+21,3%), Cina (+36,4%) e Paesi Arabi (+2,9%). Rallenta, invece, il Canada (-26,5%) a causa degli adattamenti del Ceta. Anche il 2020 era partito alla grande: nei primi due mesi, quando ancora non avevamo fatto i conti con il Covid-19, le vendite hanno registrato un aumento di volumi, in particolare nella Gdo dove la crescita ha sfiorato il +20%. Meno felice, al contrario, l’andamento delle quotazioni, considerando che il prezzo all’ingrosso (prezzo medio alla produzione Parmigiano Reggiano 12 mesi da caseificio produttore) ad aprile si attesta poco sopra gli 8 euro al kg contro i 10,75 euro del 2019. Adesso ci si attende una frenata soprattutto per quanto riguarda la quota export: da una recentissima ricerca, promossa dal Consorzio Parmigiano Reggiano sulle principali aziende di commercializzazione del prodotto, emerge che il 53% del campione analizzato dichiara di essere molto soddisfatto degli ordini complessivi ricevuti nei primi mesi del 2020, in particolare per quanto riguarda il mercato Italia. Meno entusiasmo, invece, per gli ordini che riguardano l’Unione Europea e grande preoccupazione per il Nord America e il Canada.
Le aziende del Consorzio prevedono un calo complessivo degli ordini nei prossimi mesi in particolare sulle medie e piccole superfici e nel canale horeca. “La situazione di crisi che stiamo affrontando a causa della pandemia - afferma Nicola Bertinelli, presidente del Consorzio Parmigiano Reggiano - non ha interrotto le attività del Consorzio che si è da subito attrezzato per portare avanti i controlli qualità a tutela e garanzia del consumatore. Continuano anche le attività di vigilanza nei mercati con un’attenzione particolare alla tutela internazionale. Dopo i successi in Nuova Zelanda e in Cina del 2019, abbiamo sconfitto il gigante Campbell che dovrà ora rimuovere i riferimenti alla Dop dalle etichette dei sui prodotti”. Uno scenario, quello attuale, che ha inevitabilmente portato a dei cambiamenti operativi. “Il nostro lavoro continua - aggiunge Bertinelli - abbiamo provveduto ad una rivisitazione del piano marketing 2020 alla luce di tutte le limitazioni che stiamo subendo a causa del lockdown e a quelle che saranno le prossime fasi di questo lento ritorno alla normalità. Serviranno inoltre misure per calmierare la produzione, oggi in aumento eccessivo, così come azioni sul canale horeca per consentire una ripartenza in un segmento di mercato che si è completamente fermato”.

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