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LA VICENDA

Valérie Murat (“Alerte aux toxiques”), condannata per aver denigrato la filiera del vino di Bordeaux

L’attivista aveva evidenziato la presenza di residui chimici nei vini, che erano però nei limiti di legge. Dovrà pagare 125.000 euro
Bordeaux, TERRITORI, VALERIE MURAT, vino, Mondo
La vendemmia a Bordeaux (ph: Conseil Interprofessionnel du Vin de Bordeaux)

Dalla Francia arriva una notizia che fa discutere: il tribunale di Libourne, nella Gironda, ha condannato Valérie Murat, portavoce dell’associazione “Alerte aux toxiques” a risarcire con 125.000 euro il Conseil Interprofessionnel du Vin de Bordeaux e diversi Chateaux e altre rappresentanze della filiera del vino di Bordeaux. La colpa della Murat sararebbe di aver denigrato la filiera, quando il 15 settembre 2020 la sua associazione aveva presentato un report con l’analisi di 22 bottiglie di vino certificate Hve (High Environmental Value) sottolineando la presenza di residui da 4 a 15 sostanze attive per bottiglia (tra cui pesticidi sintetici), sebbene lo stesso laboratorio che aveva effettuato le analisis, riporta il quotidiano francese “Le Parisien”, avesse sottolineato che la presenza di tali residui fosse bassa e comunque nei limiti legali, dal momento che tali sostanze non sono vietate dalla certificazione Hve.
“Questo inganna il consumatore che pensa che un vino simile sia meglio del vino biologico”, avrebbe detto Valérie Murat (il cui padre, James Murat, è morto di cancro ai polmoni nel 2021, dopo 40 anni di lavoro in vigna, come già raccontato qui)”, il cui avvocato, nell’udienza del 17 dicembre 2020, secondo “Le Parisien”, avrebbe sottolineato come il vino sia l’unico prodotto di consumo sulla cui etichetta non sono riportati gli ingredienti e la composizione. “La denigrazione non può rimanere impunita”, hanno detto in un comunicato il Civb e gli altri querelanti. “Informare sulla composizione di un prodotto non è denigrazione ma libertà di espressione”, ha risposto Valérie Murat, decisa a ricorrere in appello.

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