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MERCATO

Vini a bassa gradazione alcolica, una nicchia (in crescita) che in Usa vale 1 miliardo di dollari

Wine Intelligence: consumi attesi al +27% annuo fino al 2025. La moderazione conquista i Millennials, ma sul profilo gustativo c’è ancora da lavorare
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I giovani guidano la crescita dei vini a bassa gradazione alcolica

Tra i consumatori di tutto il mondo cresce in maniera costante la tendenza alla moderazione, che nell’ultimo decennio ha aperto opportunità interessanti anche per il mercato degli alcolici. Compreso, ovviamente, il vino, che con le produzioni low e no alcol si sta confrontando da tempo, pur tra mille dubbi e doverose precisazioni, semantiche e tecniche. Il Paese più vivace, in questo senso, sono gli Stati Uniti, dove, però, il vino non ha ancora raccolto il successo dei prodotti ready-to-drink o della birra analcolica, tanto che, secondo i dati IWSR, un consumatore su cinque di prodotti ready-to-drink è un ex bevitore di vino. Il motivo, confermato dai dati raccolti negli ultimi 5 anni da Wine Intelligence, è piuttosto semplice: il vino a bassa gradazione, in linea si principio, è un’ottima opzione, ma il profilo gustativo, troppo spesso, si rivela deludente. Un limite enorme, che allontana dalla categoria vino molti giovani consumatori.

Nonostante ciò, il vino a bassa gradazione alcolica sul mercato Usa vale un miliardo di euro, e il giro d’affari è previsto in crescita costante fino al 2025: del +27% annuo per i vini fermi e del +30% per gli sparkling, una previsione supportata anche dai dati sui consumi relativi ai primi mesi del 2022. Alla base c’è la volontà di ben 4 consumatori abituali di vino su 10 di passare ad alternative a minore gradazione alcolica, con un’impennata importante dal 2020: due anni fa, infatti, un terzo dei consumatori Usa non era interessato ai vini a bassa gradazione, oggi la percentuale degli scettici è scesa ad appena un quarto. E di spazio per crescere ce n’è ancora molto, perché mentre il 30% dei bevitori regolari di vino negli Stati Uniti è a conoscenza del vino a bassa gradazione, solo il 6% l’ha acquistato almeno una volta, ma 4 su 10 ne considererebbero l’acquisto in futuro.

Quindi, quali sono i fattori chiave che incoraggiano i consumatori statunitensi ad approcciare il vino a bassa gradazione alcolica? Non sorprendentemente, i benefici percepiti per la salute - incluso il minor contenuto calorico - sono la motivazione chiave, con i Millennial significativamente più propensi a scegliere questa sotto-categoria rispetto agli altri. Tra i Millennial, entrano in gioco anche fattori estrinseci quando si tratta di scegliere un vino a bassa gradazione alcolica, compreso il desiderio di essere visti bere vino a bassa gradazione alcolica dal proprio gruppo sociale. Un aspetto interessante riguarda invece le aspettative dei consumatori di vino Usa, che si aspettano che il vino a bassa gradazione abbia comunque livelli di alcol maggiori rispetto a birra e reasy-to-drink: la maggioranza si aspetta livelli di alcol compresi tra 6,5 e 8%.

Inoltre, quello del vino a bassa gradazione alcolica è un mercato essenzialmente legato al canale off-premise, e il formato in lattina, in cui nella maggioranza dei casi viene venduto, lo porta a competere, anche sugli scaffali, direttamente con la birra ed i ready-to-drink. Al momento, invece, lo spazio nei consumi fuori casa è decisamente limitato. L’ultimo punto riguarda il prezzo: un terzo dei consumatori Usa, in virtù di una gradazione minore, si aspetta prezzi inferiori al vino tradizionale, ma più della metà sono pronti a pagare la stessa cifra o persino di più, suggerendo che il prezzo non sarà un ostacolo alla crescita futura della categoria dei vini a bassa gradazione alcolica.

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