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VINO E TERRITORIO

“Vini ad Arte 2021”: la Romagna e il suo Consorzio presentano le nuove annate di Albana e Sangiovese

Un’annata 2020 “buona e giusta” per un territorio che spiega sempre meglio le peculiarità delle sue 16 sottozone e le differenze con la vicina Toscana

È un intreccio virtuoso tutto - ancora - da raccontare quello fra arte, vino, uomo e territorio, su cui ha puntato il Consorzio di Romagna, guidato da Ruenza Santandrea e dal direttore Filiberto Mazzanti, a “Vini ad Arte 2021 - Quando l’uva è un capolavoro”, Anteprima di Romagna andata in scena, nei giorni scorsi, per presentare le nuove annate di Romagna Albana (Secco e Passito) e Romagna Sangiovese (Annata, Superiore e Riserva). Occasione di fine estate che ha portato alla scoperta delle sue sottozone, con le loro peculiarità in termini di suolo e di vitigno, dal forte potenziale eppure a molti ancora sconosciuto. Occasione anche per ricordare i vitigni “minori” che popolano queste morbide colline insieme a distese di cereali e di frutteti, come la Cagnina, il Pagadebit, la Rebola, e l’immancabile Trebbiano.
Il Consorzio (composto da 114 soci, 7 cooperative, 5 imbottigliatori, 102 produttori di vino, e una filiera fatta da 5.200 vignaioli che producono uva, in un territorio in cui si produce il 62% del vino di tutta l’Emilia Romagna - Regione che esprime un valore alla produzione di oltre 320 milioni di euro, per un export che nel 2020 ha superato i 335 milioni di euro, e nel primo trimestre 2021 è cresciuto del 4% sullo stesso periodo 2020, dati Istat), ha presentato in degustazione 59 aziende e 154 vini suddivisi per la maggior parte delle sottozone della denominazione: Imola, Serra, Brisighella, Marzeno, Oriolo, Castrocaro, Modigliana, Predappio, Cesena, Longiano, Bertinoro (all’appello mancavano Meldola, Mercato Saraceno, Verucchio, Coriano e San Clemente - queste ultime tre ancora in via di approvazione, insieme ad Imola), oltre che le zone di Rimini, Faenza e San Vicinio.
Un lavoro meticoloso appena iniziato, quello delle sottozone, che mira a spiegare le sfumature geo-pedologiche, storiche e socio-culturali che si sono sviluppate in secoli di viticoltura romagnola, fra le diverse aree della regione, e che meriterebbe un serio approfondimento degustativo a sé dedicato, vista la qualità crescente dei vini e l’attenzione che sempre più aziende dedicano a far emergere le peculiarità micro-territoriali che li contraddistingue. Ma lo studio delle sottozone aiuta anche a districare in modo sempre più netto le differenze fra il Sangiovese toscano e quello di Romagna. Qui, il vitigno è citato nella denominazione (in Toscana sottosta ai noti territori che lo ospitano), a sottolineare come sia sempre stato, storicamente, vinificato in purezza. Diverso anche il biotipo (nonostante ormai i cloni disponibili si siano diffusi indistintamente in tutto il territorio nazionale): quello romagnolo è sostanzialmente di una sola tipologia locale - ed è a bacca tonda, acino grosso e dal grappolo piuttosto grande - mentre la Toscana gode di variabilità maggiore. Ovviamente, anche il fattore climatico influisce, in maniera macroscopica: gli Appennini separano il clima sub-continentale romagnolo da quello sublitoraneo toscano (che diventa temperato caldo nelle zone interne), regalando una piovosità media più alta e temperature medie più basse, che incidono entrambe sull’attività fotosintetica e metabolica della pianta e, di conseguenza, sul livello di composti fenolici, sull’acidità e sugli antociani (ma non solo) degli acini prodotti. Infine la composizione geologica del terreno: quello toscano, decisamente più complesso, giustifica in effetti le tante denominazioni a base Sangiovese (e i tanti “Sangiovesi” esistenti), mentre quello di Romagna, più uniforme, è sostanzialmente legato ad un passato marino da cui è gradualmente affiorato. Merita menzione l’indagine tutta personale che Cristina Geminiani di Fattoria Zerbina ha portato avanti negli ultimi decenni: 15 cloni di Sangiovese toscani e romagnoli (su 25 tipi di portainnesto) piantanti in 20 ettari di terreno, vinificati separatamente per 4 anni per capire le specificità agronomiche ed enologiche, che sviluppa ognuno di essi nei terreni di Faenza.
A proposito di fattore climatico, un’Anteprima non può non raccontare l’andamento meteorologico che ha influenzato la principali vendemmie presentate, a partire dalla 2020 e dalla 2019 (che ha riguardato l’Albana Secco e il Sangiovese e Sangiovese Superiore), per chiudere con la 2018 per la Riserva del Sangiovese. Per quanto riguarda l’annata 2020, gelate e piogge di inizio aprile hanno compromesso parte della produttività, intaccando un germogliamento anticipato; lo sviluppo fenologico delle piante si è quindi ritardato fino a fine giugno a causa delle temperature sotto la media. Poca pioggia e il caldo intenso hanno messo in sofferenza le piante, recuperando nei tempi di maturazione il ritardo accumulato. Una vendemmia “buona e giusta”, con forte contrazione di produzione, eppure di sorprendente qualità: l’Albana ha mantenuto la sua peculiare acidità (a differenza degli altri vitigni bianchi), mentre i rossi hanno raggiunto una maturazione tannica anticipata rispetto a quella zuccherina, evitando l’appassimento. La 2019, dopo una primavera siccitosa, ha portato con se una buona riserva idrica ad un mese di giugno caldo, grazie alla pioggia accumulata a maggio; luglio e agosto variabili hanno permesso un ottimale sviluppo vegetativo, mentre il clima stabile e buone escursioni termiche in settembre hanno prolungato i tempi di vendemmia fino ad oltre la metà di ottobre, lasciando ai grappoli di uva rossa il tempo di maturare ottimamente, anche se in quantità ridotte. Infine la 2018: annata regolare, con buona piovosità nelle epoche necessarie allo sviluppo regolare delle piante, giornate calde senza picchi di eccesso, che hanno permesso agli acini di sviluppare buona freschezza aromatica e valori zuccherini inferiori all’annata precedente.

Focus - I migliori assaggi della redazione Winenews a “Vini ad Arte 2021 - Quando l’uva è un capolavoro” ...
Ecco, quindi, i migliori assaggi della redazione di WineNews all’edizione 2021 di “Vini ad Arte 2021 - Quando l’uva è un capolavoro”: dal Fattoria del Monticino Rosso Sangiovese Superiore S 2020 - Imola, dolce e delicato, sprigiona note floreali al naso e in bocca, al Podere La Berta, Sangiovese Superiore 2020 - Brisighella croccante di frutta rossa, che sprigiona florealità nel sorso sapido e amaricante, dal Tre Monti, Sangiovese Superiore Campo di Mezzo 2020 - Oriolo, mora e ciliegia, anche nel sorso balsamico e spiccatamente sapido, al Noelia Ricci Sangiovese Predappio Il Sangiovese 2020 - Predappio, mosto d’uva, frutti di bosco, fiori di rosmarino; sorso golosissimo, dallo Spalletti Colonna di Palliano Sangiovese Superiore Principe di Ribano 2020 - Longiano, rovi e frutti di bosco, melissa, gradualmente sapido e bocca pulita dal tannino delicato, al Rocche Malatestiane Sangiovese Superiore Sigismondo 2020 - Rimini, vino caldo e intenso, marasca e alloro fino alla fine del sorso sapido e tannico, dal Cantina Tozzi Sangiovese Superiore Iko 2019 - Brisighella, sia frutta che fiori rossi, per un sorso sinuoso e salmastro e lungo, al Poggio della Dogana Sangiovese Brisighella Arlesiana 2019 - Castrocaro, ribes rossi e lamponi portano dolcezza e freschezza al sorso lievemente amaricante, dallo Stefano Berti Sangiovese Superiore Ravaldo 2019 - Predappio, vino ammiccante di dolcezza e calore, di aderenza e sapore intenso di frutta e fiori estivi, al Giovanna Madonia Sangiovese Superiore Fermavento 2019 - Bertinoro, sottobosco e frutta rossa croccante, ha il sorso docile e pieno che par di mangiare, dal Ca’ Perdicchi Sangiovese Superiore 69 2019 - Rimini, esponenzialmente fruttato e decisamente aderente, lascia la bocca pepata e dolce, al Branchini Sangiovese Riserva 2018 - Imola, note vinose danno scorrevolezza ad un sorso decisamente sapido e fruttato, dal Cesari Sangiovese Riserva Laurento 2018 - Imola, la golosità dei frutti di bosco con vaniglia, la piacevolezza dei tannini sapidi, al Merlotta Sangiovese Superiore Riserva Fondatori PG 2018 - Imola, croccante, dolce, fresco e si sviluppa pepato fino a fine sorso, dal Pian del Vedreto Sangiovese Superiore Cigno Rosso 2018 - Brisighella,viola candita a tutto sorso, ha la ruvidezze e la dolcezza del sottobosco, al Ca’ di Sopra Sangiovese Marzeno Riserva Vigna Ca’ del Rosso 2018 - Marzeno , dolce e delicato di rosa e ciliegia, anche nel sorso sapido e via via più fresco, dal Piccolo Brunelli Sangiovese Predappio Riserva Dante 1872 2018 - Predappio, marasca, vaniglia e ribes rosso, ha il sorso immediato, semplice e pulito, al Celli Sangiovese Bertinoro Riserva Bron & Ruseval 2018 - Bertinoro, lampone frutto e foglie, sviluppa florealità al sorso leggiadro e sapido, dal Caviro Sangiovese Superiore Riserva Vigneti Romio 2017- Faenza, sorso vellutato dalla buona freschezza e sapidità, croccante di fiori rossi, al Drei Donà Sangiovese Superiore Riserva Vigna del Pruno 2017 - Predappio,vino profondo, aderente e pepato che sa intensamente e persistentemente di viola, al Trerè, Sangiovese Superiore Riserva Violeo 2016 - Brisighella, un sorso aderente di ciliegia sotto spirito, pepe e salinità. Passando alla Docg Romagna Albana, i nostri migliori assaggi vanno dal Cesari, Albana Secco Colle del Re 2020 - Imola, versione delicata, tutta floreale, salino il sorso con cenni mentolati, al Merlotta Albana Secco Fondatori GP 2020 - Imola, intenso e glicerico, ricolmo di frutta gialla succosa e saporita, dal Trerè Albana Secco Arlus 2020 - Brisighella, note di idrocarburi e cedro e spezie, sorso pieno, aderente e gastronomico, al Trerè Albana Secco Amarcord d’un Bianc 2018 - Brisighella, tanto agrume nei profumi, per una bocca bilanciata fra amaricante e dolce, dal Tre Monti Albana Secco Vitalba 2020 - Oriolo, macerato in anfora, confettura di arance amare e albicocca, freschezza e tannino e mentolati, al Giovanna Madonia Albana Secco Neblina 2020 - Bertinoro, profumi e sapori intriganti di frutta candita e fiori macerati, lascia la bocca pulita, dal Tenuta Casali Albana Secco Valleripa 2020 - San Vicinio, pesca e melone gialli ad attirare, in bocca è bilanciato anche nelle intensità, al Pian del Vedreto Albana Secco Cigno Bianco 2019 - Brisighella, pungente, salmastro e agrumato, scorre sapidissimo e dolce in chiusura, dal Tenuta La Viola Albana Secco I Terra Bianco 2019 - Bertinoro, freschissimo nei profumi e nel gusto, bilancia il calore e la dolcezza candita di agrumi, dal Tenuta Santa Lucia Albana Secco Albarara Cru 2018 - Rimini, frutta secca, tropicale e miele al timo: vino glicerico e molto sapido, quasi passito, al Tenuta il Plino Albana Passito Muffato del Plino 2019 - Cesena, rosa e gelsomino sciroppati, vaniglia e limone candito, freschissimo il sorso, dal Fattoria del Monticino Rosso Albana Passito 2017 - Imola, mango e frutta secca tostata, salvia essiccata; denso in bocca, caramello e balsami, al Tenuta Santa Lucia, Albana Passito Albarara Passito 2016 - Rimini, note affumicate intriganti, tè verde e salamoia; vino da riflessione, dal La Berta Albana Passito Passito la Berta 2013 - Brisighella, resina, mallo di noce, miele di castagno dal sorso caramellato e spiccatamente sapido, al Fattoria Zerbina Albana Passito Scaccomatto 2001 - Marzeno, vino commovente per complessità e tenuta, colore e consistenza del sole di tarda estate.

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