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VINO E TERRITORI

Vini Doc, il nome della Regione sempre più in etichetta. Arriva anche a Montefalco, con l’Umbria

Ultima declinazione di un fenomeno che va dalla Sicilia al Piemonte, dal Friuli all’Alto Adige, alla Toscana (con il Nobile di Montepulciano)
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Vini Doc, il nome della Regione sempre più spesso in etichetta. Ora anche a Montefalco, con l’Umbria

Il concetto di territorio, che si certifica attraverso lo strumento della Denominazione di Origine, è l’architrave dell’impianto concettuale della piramide qualitativa del vino italiano. Ma se alcune denominazioni hanno ormai una storia e una riconoscibilità pressochè universale nel mondo (dal Barolo al Chianti Classico, dal Prosecco Doc e Docg al Brunello di Montalcino, dal Chianti all’Amarone della Valpolicella, da Bolgheri all’Asti, per citarne solo alcune assai diverse tra loro, ma conosciute ovunque o quasi) per altre indicare in etichetta un’origine “regionale”, oltre che territoriale, può aiutare tanto, soprattutto se si guarda a Paesi lontani e a mercati emergenti. Dove non è scontato che i consumatori sappiano dove è l’Italia, rispetto a al mondo, e dove difficilissimo raccontarsi parlando solo del proprio ristretto territorio di origine. Una strada, quella della “regionalizzazione” delle denominazioni, battuta sempre più spesso, seppur con strade diverse. Il caso forse più calzante è quello della Doc Sicilia, creata proprio come denominazione ombrello del vino di una Regione il cui brand è peraltro sempre più forte nel mondo, e che ha portato con successo in etichetta il nome della Regione accanto a quello delle denominazioni storiche. Altro esempio, anche precedente, seppure diverso, è quello dell’Alto Adige, grande denominazione (quasi) regionale sotto la quale si declinano i varietali e le sottozone (come Terlano o Santa Maddalena, per esempio). Qualcosa di simile a quanto succede con la Doc Friuli Venezia Giulia, o con la Doc Piemonte, per esempio. In Toscana, invece, è stato il Vino Nobile di Montepulciano la prima denominazione ad aver inserito il nome “Toscana” in etichetta, idea nata per distinguersi, in modo netto e definitivo, dal Montepulciano d’Abruzzo, vino diversissimo dai Sangiovese di Montepulciano, ma diventata poi scelta strategica per i mercati, dove la forza della Toscana come marchio è un grande valore aggiunto. Ed ora, in questo solco di “regionalizzazione” delle denominazioni di origine, arriva anche Montefalco (dopo almeno dieci anni che qualche imprenditore illuminato del distretto del Sagrantino lo “predicava” tra l’indifferenza di molti suoi colleghi, ndr), visto che l’assemblea dei produttori del Consorzio dei Vini di Montefalco (guidato da Filippo Antonelli) ha approvato la modifica dei disciplinari della Doc Montefalco e della Docg Montefalco Sagrantino che introduce la possibilità da parte dei produttori di inserire l’indicazione geografica regionale “Umbria” in etichetta.

“L’obiettivo di questa importante novità è quello di valorizzare e comunicare il territorio nella sua interezza, nonché di rafforzare la collaborazione tra i vari territori soprattutto sul terreno della promozione del settore vitivinicolo. È un chiaro segnale di apertura e unità senza dubbio positivo e significativo, che ha trovato l’unanimità di tutte le aziende socie del Consorzio Tutela Vini Montefalco, che presto verrà introdotta anche nel disciplinare della Doc Spoleto, e al quale stanno lavorando parallelamente anche altri Consorzi della regione. Le due Docg dell’Umbria hanno già avuto approvazione delle modifiche al disciplinare dalle rispettive assemblee: oltre al Consorzio Tutela Vini Montefalco, infatti, anche il Consorzio di Vini di Torgiano ha seguito lo stesso iter”, spiega una nota del Consorzio di Montefalco. Secondo il quale “si tratta di una tappa importante nel processo di valorizzazione e comunicazione del territorio umbro nella sua interezza. L’inserimento in etichetta dell’indicazione territoriale “Umbria” lega ancora di più i vini al territorio di provenienza, rappresentando un valore aggiunto in termini di autenticità e di identificazione con un’area di grande attrattiva da un punto di turistico e di grande suggestione da un punto di vista storico e culturale, con ricadute anche sotto l’aspetto commerciale. La modifica ai disciplinari è un passo importante verso una coralità di azioni congiunte dei Consorzi della regione, così come è importante l’unanimità espressa dai nostri soci sulla decisione, che sottolinea una visione del percorso condivisa da tutte le realtà produttive”.

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