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VINITALY 2011 - ARRIVA DALLA BOSNIA EZEGOVINA IL PRIMO VINO PRODOTTO NELLE VIGNE DISTRUTTE DAL CONFLITTO E RISCOSTRUITE GRAZIE AD UN PROGETTO DI COOPERAZIONE TUTTO ITALIANO BY MINISTERO DEGLI AFFARI ESTERI E SAGRANTINO DI MONTEFALCO CAPRAI

Italia
Ecco i vini che arrivano dalle vigne della Bosnia Erzegovina, distrutte o abbandonate nella terribile guerra nel 1992

Un vino che ha il sapore della speranza, della pace e del desiderio ricominciare a vivere: arrivano dalle vigne della Bosnia Erzegovina, distrutte o abbandonate nella terribile guerra che ha devastato il Paese nel 1992, le prime bottiglie prodotte dalla Cooperativa Vinicola “Vino Daorson”, nata grazie ad un progetto di solidarietà tutto italiano volto ad aiutare i piccoli e piccolissimi produttori di questo territorio. Il vino sarà presentato, in anteprima assoluta, a Vinitaly (7-11 aprile a Verona).
Sarà la cantina umbra Arnaldo Caprai, che ha rilanciato l’antico vitigno Sagrantino nel gotha dell’enologia internazionale, ad ospitare i viticoltori della cooperativa, offrendo loro visibilità e opportunità di contatti commerciali. Il progetto sarà presentato l’9 aprile, dal responsabile Cooperazione allo Sviluppo del Ministero degli Affari Esteri, Francesco Catania, e del Sindaco di Montefalco, Donatella Tesei, con una degustazione esclusiva per media e addetti ai lavori.
“È emozionante - afferma Marco Caprai - sapere che là dove fino a poco tempo fa c’erano terreni devastati dalle bombe, oggi ci sono di nuovo vigneti rigogliosi e persone che li curano con amore Sostenibilità significa anche sostenere gli altri in un processo di recupero dove l’agricoltura può svolgere un ruolo straordinario”.
La Cooperativa “Vino Daorson” è la prima cooperativa specializzata in vitivinicoltura della Bosnia Erzegovina, costituita a giugno 2010 nell’ambito delle attività del progetto “Tutela e valorizzazione dei prodotti agricoli tradizionali di pregio dell’Erzegovina”, finanziato dal Ministero degli Affari Esteri e promosso dalle Ong italiane Cefa e Oxfam Italia, con lo scopo di sostenere la produzione di tre prodotti tipici dell’Erzegovina: miele, formaggio e vino. In questo caso l’obiettivo è offrire ai produttori di uva dell’Erzegovina l’opportunità di migliorare la loro situazione economica, gravemente compromessa dagli effetti della guerra civile. A questo scopo è stata costituita una cooperativa su modello delle cooperativa sociali italiane: attualmente conta 8 soci, e ha sede a Stolac, zona di antiche tradizioni vinicole.
Il progetto italiano, in particolare, ha offerto il sostegno per la piantagione di nuovi vigneti (15 ettari) delle due varietà autoctone Zilavka e Blatina. Sono state fornite a tale scopo barbatelle innestate e materiale per la costituzione della struttura di sostegno del vigneto (pali, fili), è stato dato supporto per la formazione e l’assistenza tecnica nella produzione di uva, e soprattutto supervisione tecnica durante la fase di vinificazione, grazie all’apporto del professor Leonardo Valenti della Facoltà di Agraria di Milano. Con la vendemmia 2010 la cantina ha prodotto circa 200 ettolitri di vino. Entro pochi anni, con l’entrata in produzione di nuovi vigneti, sarà possibile produrre circa 1000 ettolitri di vino. La cantina è stata infatti attrezzata con macchinari moderni e tecnologicamente all’avanguardia.
La maggior parte delle superfici viticole della ex Jugoslavia si trovava storicamente nel territorio dell’Erzegovina: accanto a poche grandi cantine statali c’era una moltitudine di piccolissimi produttori, che tradizionalmente vinificavano a casa per autoconsumo e commercio locale. I danni di guerra in questo settore sono stati enormi: le vigne distrutte o abbandonate, la produzione di vino diminuita drasticamente. Oggi si tenta una rinascita, ma con difficoltà enormi, quali l’impossibilità di avere finanziamenti, l’assenza di vivai specializzati per la produzione di barbatelle di qualità, le attrezzature obsolete e in cattivo stato, la mancanza di una politica per lo sviluppo del settore. Infine, un punto estremamente cruciale è che la maggior parte dei produttori non ha la possibilità di vinificare in proprio e quindi è costretta a vendere l’uva ai pochi privati e commercianti.

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