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COLLEZIONISMO

Vino e aste, se Borgogna e Bordeaux frenano, l’Italia guadagna spazio e valore ad Hong Kong

Gli atout dell’asta firmata da “Gelardini & Romani Wine Auction”. Top lot (ma in flessione) Henri Jayer, poi Monfortino e Soldera
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“Gelardini & Romani Wine Auction” ad Hong Kong nell’ultima asta

“Dopo decenni di crescita esponenziale, in un momento di grande incertezza per i fine wine, con la Borgogna che da quando è esplosa la bolla continua a scendere e le quotazioni dei Bordeaux stagnanti ormai da anni, le autentiche eccellenze Italiane tengono. E fra queste, i vini più identitari, crescono”. È la sintesi, firmata da Raimondo Romani e Flaviano Gelardini, che emerge dall’ultima asta battuta ad Hong Kong, nei giorni scorsi, da Gelardini & Romani Wine Auction, unica casa d’aste italiana specializzata in vini del Belpaese, che ha raccolto oltre 500.000 euro, il 98% del valore del catalogo, con incrementi medi del 21,5% su base asta.
Le aggiudicazioni top sono state una bottiglia di Vosne Romanée 1er Cru Cros Parantoux Henri Jayer 1999 per 7.200 euro (quotazione elevata, ma in calo “vertiginoso” sul 2022, sottolineano da Gelardini & Romani, ndr), davanti a 3 bottiglie di Barolo Monfortino Riserva 1990 a 4.000 euro, ed a 3 bottiglie di Brunello di Montalcino Riserva 1997 Case Basse di Gianfranco Soldera a 3.300 euro,
mentre i maggiori incrementi, su base d’asta, li ha segnati tutti la griffe abruzzese Valentini, con il +200% per 2 bottiglie di Trebbiano d’Abruzzo 1995 (700 euro), 3 di Montepulciano d’Abruzzo 1985 (1.300 euro) e 7 di Trebbiano d’Abruzzo 1994 (1.400 euro).
Risultati che, spiegano Raimondo Romani e Flaviano Gelardini, “confermano che la nostra politica di concentrarci nel promuovere solo le eccellenze Nazionali, piuttosto che rincorrere facili profitti attorno a poche etichette francesi, rivolgendoci principalmente ad una clientela asiatica, piuttosto che alla più “accessibile” e “compatibile” comunità degli espatriati anglosassoni, anche in questi tempi incerti, sta pagando”.
Da segnalare, ancora, il rinnovato interesse da parte di giovani compratori della Mainland Cina e, soprattutto, la predilezione della clientela per vini che abbiano una maturità compresa fra 10 e, massimo, 40 anni. “Dopo questa asta, dal nostro osservatorio privilegiato, perché Hong Kong resta “la capitale mondiale dei fine wines, possiamo affermare che il mercato ha ormai virato verso nuovi orizzonti e la nostra Penisola appare sempre più come la Terra Promessa”. Ancora, sottolinea la casa d’aste, emerge come le le annate specifiche delle etichette che hanno conseguito le maggiori aggiudicazioni ed i maggiori incrementi (ma non solo quelle) sono state tutte servite alle cene di presentazione dell’asta che si sono susseguite per tutto il mese precedente, nei migliori ristoranti Italiani di Hong Kong, consentendo alla clientela di verificare sia la maturità che lo stato di conservazione delle bottiglie che sarebbero poi state offerte all’asta. “Conferma che, nonostante la crescita dell’on line, per esempio, che è comunque un bene, nel nostro settore, senza rapporti personali e senza un reale scambio culturale, attraverso esperienze in presenza, non si va da nessuna parte”.

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