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MERCATI

Il vino italiano alla conquista del Paese più popoloso al mondo: l’India, che abbasserà i dazi

Siglato il partenariato Ue-India. Uiv: “passeranno dal 150% al 30% e al 20% oltre 10 euro a bottiglia”. Diego Cusumano: “un nuovo El Dorado”

A fronte di un valore complessivo delle esportazioni del vino italiano di 8 miliardi di euro, l’export verso l’India si ferma a soli 2,6 milioni di euro (7,7 milioni di euro di vino dall’intera area Ue), principalmente a causa di un dazio del 150% che ha fortemente limitato l’accesso ad un mercato che è già crescita del +14% a inizio 2026, con 1 milione di litri di vino esportati. Un Paese che, con 1,5 miliardi di persone e un mercato vinicolo che nel 2025 ha generato 238 milioni di dollari destinati a superare, secondo le previsioni, 520 milioni di dollari entro il 2028, si prospetta come un nuovo “El Dorado”. Per questo, il partenariato Ue-India, siglato oggi a Nuova Delhi, dopo 20 anni di negoziato, dal Premier indiano Narendra Modi, dalla presidente della Commissione Ue Ursula von der Leyen e dal presidente del Consiglio Ue Antonio Costa, ribattezzato come “la madre di tutti gli accordi commerciali”, perché è il più grande mai fatto, coinvolgendo 2 miliardi di persone delle due aree che assieme sommano quasi un quarto del Pil mondiale, e la quarta potenza commerciale mondiale destinata a diventare la terza entro il 2030, rappresenta un’opportunità strategica di lungo termine anche per il vino europeo e italiano, a oggi praticamente inesistente nel Paese più popoloso al mondo, portando ad un taglio dei dazi dei prodotti Ue per 4 miliardi di euro e riducendo tariffe, spesso proibitive, anche per le esportazioni dell’agroalimentare. Lo afferma Unione Italiana Vini (Uiv), nel sottolineare come i vantaggi sul piano commerciale legati al vino saranno notevoli, con gli attuali dazi federali all’importazione oggi fissati al 150% che saranno immediatamente dimezzati fino a scendere progressivamente, entro 7 anni, al 30% (al 20% per vini con un prezzo superiore a 10 euro a bottiglia). Un’intesa a parte, inoltre, è prevista per la protezione delle nostre produzioni a marchio.
Il nuovo partenariato Ue-India, che arriva a pochi giorni dalla firma dell’accordo Ue-Mercosur, indica la strategia europea di diversificazione dei mercati a fronte delle guerre commerciali in atto, a partire dai dazi Usa, e interessa un Paese, l’India, noto per le sue tasse di importazione particolarmente elevate, introdotte a partire dal 2020, in parte come conseguenza della pandemia, nel tentativo di rendere l’India più autosufficiente, combattere l’inflazione e ridurre il deficit delle partite correnti. Ora, oltre ai vini, i dazi sugli sugli alcolici scenderanno dal 150% al 40%, per le birre dal 110% al 50%, per l’olio d’oliva dal 45% a zero, per i succhi di frutta dal 55% a zero e per il cibo lavorato, come la pasta, dal 50% a zero. Per contro, precisa la Commissione Ue, “tutte le importazioni dall’India continueranno a essere soggette alle rigorose norme Ue in materia di salute e sicurezza alimentare, con l’esclusione di prodotti agricoli più sensibili dalla liberalizzazione, come carne bovina, zucchero, riso, carne di pollo, latte in polvere, miele, banane, grano tenero, aglio ed etanolo, e l’apertura per le importazioni di carne ovina e caprina, mais dolce, uva, cetrioli, cipolle essiccate, rum a base di melassa e amidi.
“Questa partnership offre una possibilità commerciale in un mercato con una classe media in rapida ascesa - ha detto il presidente Uiv, Lamberto Frescobaldi - ma, soprattutto, rappresenta una reazione chiara e positiva dell’Ue alle tensioni geoeconomiche sofferte dal Vecchio Continente. Il vino italiano ha estremo bisogno di politiche commerciali aperte per diversificare maggiormente un raggio di azione ancora limitato, se si considera che il 60% del proprio export è concentrato in soli 5 Paesi. Questo accordo, come quello con il Mercosur - per cui auspichiamo l’applicazione provvisoria - è perciò importante e dimostra l’importanza della diplomazia del business”.
“Per noi produttori di vini l’accordo Ue-India ci spalanca un mercato dalle straordinarie opportunità, e non parlo dell’India, ma di tutto il Sud-Est asiatico, Thailandia e Indonesia, ma anche Vietnam, regioni dove non vi è una cultura del vino, il cui consumo è bassissimo rispetto alla popolazione che invece beve molta birra”, spiega Diego Cusumano, alla guida, con il fratello Alberto, di Cusumano, tra le aziende di riferimento della Sicilia del vino. Per quanto rappresenti ancora un mercato di nicchia, infatti, i recenti dati sull’export evidenziano una crescita accelerata per il vino italiano in India, nonostante le barriere protezionistiche che sino ad poggi hanno condizionato gli scambi. Le esportazioni italiane hanno raggiunto un valore di circa 33 milioni di dollari, in crescita del +14% già a inizio 2026, con circa 1 milione di litri di vino esportati. L’Italia si attesta così come il secondo fornitore straniero di vino dopo l’Australia e la Francia, con una quota di mercato pari al 17% del valore totale delle importazioni vinicole indiane. “Con i dazi indiani precedentemente fissati al 150% un vero vino italiano di qualità, poteva arrivare anche a costare 12-14 volte in più - spiega il vigneron siciliano - un prezzo davvero proibitivo per far si che questo mercato potesse anche solo avvicinarsi al nostro prodotto, ed infatti sino ad oggi il 70% del vino italiano esportato in India si è collocato nella fascia di prezzo entry-level, con quelli di livello superiore ad appannaggio della produzione francese. Ora, è fondamentale essere i primi a conquistare il mercato indiano, muovendosi velocemente e rapidamente, col supporto anche economico - soprattutto per quanto riguarda i costi della promozione - delle istituzioni e con un piano di comunicazione e promozione efficace e condiviso. Questo accordo secondo i produttori è, inoltre, una fantastica opportunità anche per l’incoming turistico verso l’Italia, e non solo nei luoghi più turistici di essa. È, infatti, più che conclamato che il vino e il cibo sono un volano per promuovere l’Italia, la nostra cultura, il made in Italy, ma soprattutto i nostri luoghi, le terre d’origine del nostro enofood. Il che rappresenta un’occasione per promuovere, non solo il comparto ma tutto il made in Italy, i suoi luoghi su un mercato fresco di 2 miliardi di potenziali turisti. La mia proposta - conclude Cusumano - è quella dunque di un grande budget di comunicazione finanziato dai Ministeri dell’Agricoltura, Made in Italy e Turismo, ma con gestione da parte di produttori e acclarati professionisti. Ci si accorgerà che un bicchiere di buon vino italiano ritorna in valore più di mille avatar botticelliane”.
Anche Federvini esprime il proprio apprezzamento per la conclusione dei negoziati relativi all’accordo di libero scambio (Fta) tra l’Ue e l’India, un’intesa che rappresenta un pilastro fondamentale per il rafforzamento dell’export agroalimentare italiano ed europeo, in grado di consolidare la presenza dei nostri vini, spiriti ed aceti in un bacino commerciale tra i più dinamici a livello globale. “La firma dell’accordo di libero scambio con l’India rappresenta un traguardo di straordinario valore per i nostri comparti e per l’economia europea nel complesso - ha detto il presidente Federvini Giacomo Ponti - esprimiamo soddisfazione per l’impegno profuso dalla Commissione Europea nel rimuovere barriere che, per decenni, hanno reso le nostre produzioni marginali in un mercato dalle ampie prospettive di sviluppo. La riduzione progressiva dei dazi, che scenderanno fino al 20-30% nell’arco di 7 anni, restituisce finalmente competitività ai nostri prodotti. In uno scenario internazionale segnato da instabilità e necessità di diversificazione, l’apertura dell’India costituisce una direttrice di crescita strategica per la resilienza della nostra filiera”. La Federazione auspica una tempestiva conclusione dell’iter di ratifica da parte delle istituzioni europee, affinché la filiera possa tradurre il nuovo assetto normativo in concrete prospettive di sviluppo, valorizzando l’autenticità e l’alto valore qualitativo che distinguono il patrimonio vitivinicolo, degli spiriti e degli aceti nazionale nel mondo.
Per Italia del Gusto “l’accordo Ue-India segna un punto di discontinuità reale per le nostre imprese. Non si tratta solo di un risultato politico, ma di uno strumento che può finalmente rendere sostenibile l’ingresso e la permanenza delle aziende italiane in un mercato finora quasi inaccessibile. La graduale riduzione dei dazi crea le prime condizioni minime di competitività per i prodotti di qualità europei”. Secondo Italia del Gusto, l’India rappresenta una delle principali direttrici di sviluppo dell’export agroalimentare italiano nel medio-lungo periodo, in particolare per i comparti dei prodotti premium ad alto valore aggiunto. “Per molte Pmi italiane l’India non è mai stata un’opzione reale, a causa dei costi di accesso, delle barriere tariffarie e della complessità normativa. Oggi si apre invece la possibilità di pianificare strategie strutturate di ingresso, costruendo relazioni commerciali stabili e investendo in un mercato che ha un enorme potenziale di domanda per il made in Italy autentico”. Ma Italia del Gusto sottolinea, tuttavia, che la riduzione dei dazi, da sola, non sarà sufficiente a garantire il successo delle imprese italiane sul mercato indiano. “Affacciarsi sull’India richiede preparazione, conoscenza del contesto locale, capacità di adattamento dei modelli distributivi e un forte lavoro di sistema”, e, per questo, il Consorzio auspica una rapida conclusione dell’iter di ratifica dell’accordo da parte delle istituzioni europee, affinché le imprese possano iniziare quanto prima a programmare investimenti e attività commerciali su basi normative certe.
Per Confagricoltura le nuove regole sugli scambi tra Bruxelles e Nuova Delhi permetteranno un’importante crescita dell’export agroalimentare europeo, in particolare di vino, olio d’oliva e succhi di frutta. L’accordo con l’India promette di rispettare anche il principio di reciprocità negli standard di produzione e sicurezza alimentare, aspetto che Confagricoltura richiede da sempre in tema di accordi commerciali. Inoltre, i settori agricoli europei più sensibili saranno pienamente protetti, in quanto prodotti come la carne bovina, la carne di pollo, il riso, il miele e lo zucchero sono esclusi dalla liberalizzazione nell’accordo. Parallelamente, l’Ue e l’India stanno negoziando un’intesa sulle indicazioni geografiche (Ig), che aiuterà a incrementare le vendite dei prodotti agricoli tradizionali iconici dell’Unione Europea in India, eliminando la concorrenza sleale sotto forma di imitazioni.
Per Coldiretti e Filiera Italia, infine, per esprimere una valutazione definitiva sull’accordo bisogna attendere la pubblicazione dei testi giuridici, ma l’intesa commerciale che prevede la significativa riduzione dei dazi all’export su un mercato strategico come quello indiano per alcuni simboli della Dieta Mediterranea come vino, olio d’oliva e prodotti ortofrutticoli: secondo un’analisi Coldiretti su dati Istat relativi ai primi 11 mesi 2025, la bilancia commerciale agroalimentare con l’India è oggi nettamente negativa per il nostro Paese, ed a fronte di esportazioni per 140 milioni di euro (+7%), soprattutto prodotti dolciari, spezie e mele, si registrano importazioni per quasi 600 milioni di euro, in crescita del 14%, principalmente rappresentate da caffè, prodotti ittici e riso. Allo stesso tempo, è positivo l’approccio prudente che sembrerebbe essere mantenuto sul capitolo agricolo più sensibile, con il mantenimento di adeguate barriere su settori che avrebbero potuto subire impatti destabilizzanti, considerata la rilevante capacità produttiva dell’India: dal latte, dove Nuova Delhi supera i 250 milioni di tonnellate l’anno, alla carne bovina e bufalina, con oltre 300 milioni di capi oggi destinati principalmente all’Africa. Resta però evidente che, prima dell’entrata in vigore dell’accordo, è indispensabile chiudere positivamente alcune richieste che Coldiretti considera non negoziabili per qualsiasi accordo commerciale e che saranno ribadite anche domani, 28 gennaio, a Milano con 6.500 agricoltori in mobilitazione al Superstudio Maxi a difesa dell’agricoltura, “penalizzata” dall’accordo Ue-Mercosur, e dalla sua mancata reciprocità, e dalle incognite sulla futura Pac. La prima è il divieto di importare prodotti ottenuti con sostanze vietate in Europa, ma anche l’incremento significativo dei controlli alle frontiere, per fermare prodotti non conformi, quindi, una forma di etichettatura obbligatoria di origine con indicazione del Paese per garantire piena trasparenza ai cittadini consumatori e tutela al made in Italy.
Un mercato emergente al quale guardare, dunque, con molta attenzione, come hanno fatto anche le 30 aziende italiane che, nei giorni scorsi, sono volate nel Paese asiatico con “Vinitaly India Roadshow”, il format itinerante di promozione organizzato da Veronafiere in collaborazione con Ita - Italian Trade Agency, che ha dedicato la prima tappa del 2026 proprio allo sviluppo del business del vino italiano in India.

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