Da decenni, e anche oggi in parte, nonostante la crisi profonda che sta attraversando, Bordeaux è uno dei grandi baricentri del vino mondiale. E le sue quotazioni “en primeur”, in qualche modo, danno la linea a gran parte del mercato del vino. I fortissimi ribassi della stragrande maggioranza dei prezzi ex-châteaux delle ultime due campagne, per esempio, sono stati a loro modo testimonianza e spia della difficoltà del mercato del vino rosso fermo a livello mondiale. Ma ora, pur tra tutte le difficoltà che gioco forza ogni giorno siamo quasi costretti a raccontare, la fiducia su Bordeaux e, quindi, di riflesso, sull’intero mondo del vino (o almeno così si spera), sembra migliorare leggermente sul recente passato. Almeno, è quello che emerge dallo studio “Bordeaux 2.0” del portale specializzato “Wine Lister”, pubblicato in queste ore, in vista della “Semaine des Primeurs” 2026, organizzata dall’Union des Grands Crus de Bordeaux, di scena nella capitale della Gironda, dal 20 al 23 aprile, analizzando un campione di 134 grandi vini, al fine di valutare oggettivamente lo stato del mercato dei vini pregiati di Bordeaux alla vigilia della campagna en primeur 2025, e intervistando oltre 70 imprenditori, manager e top player del trade, che, spiega “Wine Lister”, “complessivamente, rappresentano ben oltre un terzo dei ricavi globali del settore dei vini pregiati”.
Secondo lo studio, intanto, il livello di confidenza o di fiducia nei vini di Bordeaux è in leggera crescita, dai 5,9 punti su 10 dello scorso anno ai 6,4 di quest’anno (e migliore anche dei 6,2 punti del 2024). In particolare, dei 134 vini analizzati, solo 8 hanno registrato un sentiment negativo (e di pochissimi decimali), mentre 117 hanno registrato una crescita (con il maggior incremento, +1,5 punti, registrato da Château Ausone). In top 15, ovviamente, rimangono i nomi più celebri ed importanti, in una forbice che va da 9,1 punti su 10 per Petrus agli 8,2 di Montrose, passando per Cheval Blanc, Laotur, Lafite Rothschild, Margaux, Les Carmes Haut-Brion, Haut-Brion, Lafleur, Mouton Rothschild, Le Pin, Château d’Yquem, Ausone, Palmer e Canon.
Per il trade, quello che muove di più l’interesse per uno Château rispetto ad un altro, è la storia delle persone dietro l’azienda (indicata da 42 risposte), ma anche la classificazione nel mondo di Bordeaux (40), la storia e la continuità dell’azienda (39), il territorio o la vigna (37) e la filosofia o lo stile produttivo (33). Pochi quelli che indicano parametri come la versatilità di abbinamento con il cibo o il potenziale di invecchiamento (18 risposte), e le pratiche in vigna e la sostenibilità (14), pochissimi quelli che indicano i punteggi della critica (5 risposte), praticamente mosche bianche, con 1 risposta a testa per coloro che indicano l’età della bottiglia, ed il design dell’etichetta. Tradotto, in parole povere, interessano di più, come dice da tempo anche WineNews, le storie dei punteggi.
Non a caso, guardando all’approccio che si ritiene possa avere maggior successo per gli châteaux di Bordeaux nello scenario di oggi, ci sono il marketing esperienziale (35 risposte) e le esperienze enoturistiche (33), seguite dalla chiarezza nello stile dei vini (28) e dalla comunicazione digitale e social (27 risposte). Guardando poi “dentro la bottiglia”, tra le caratteristiche che i vini di Bordeaux devono preservare a tutti i costi, dicono gli intervistati, in testa, di gran lunga, c’è la capacità di esprimere con chiarezza l’identità del territorio e della denominazione (53 risposte), l’identità dell’annata (38) e la costanza qualitativa della produzione dello château nelle diverse annate (35). La preservazione delle varietà tipiche del blend bordolese (in primis, Cabernet Franc, Cabernet Sauvignon e Merlot), con 23 risposte, ed il lungo potenziale di invecchiamento, con 22, sono ritenute meno importanti. Anche perché, per la maggioranza del trade, proporre vini da poter godere già da giovani (49 risposte) e, in generale, più leggeri, in termini di estrazione (36 risposte), sono i trend stilistici a cui prestare più attenzione guardando al consumatore moderno.
Ancora, guardando al mercato, dall’indagine di “Wine Lister” emerge come i prezzi dei vini di Bordeaux rilevati a livello mondiale variano notevolmente: i prezzi medi globali mostrano un quadro molto più positivo, risultando in media superiori del +45% rispetto ai prezzi minimi disponibili. Tuttavia, con la crescente trasparenza dei prezzi, la scoperta del prezzo non è più riservata ai collezionisti più esperti e “Wine Lister” ritiene che i prezzi minimi disponibili nel Regno Unito rappresentino un riflesso realistico della base di mercato. Il 2021 rimane l’annata più colpita dai ribassi, con i prezzi minimi in calo in media del -27% sul prezzo di uscita en primeur. Mostra anche un apprezzamento medio più debole a livello globale, pari a +14%, rispetto al +17% del 2022 e al +27% del 2020. Le annate più recenti, la 2023 (recentemente imbottigliata) e la 2024 (non ancora imbottigliata), restano più vicine ai prezzi en primeur, rispettivamente a -4% e 0% per i prezzi minimi nel Regno Unito. Questo, dunque, lo stato dell’arte ad oggi, secondo “Wine Lister”, mentre l’en primeur sull’annata 2025 di Bordeaux si avvicina, e ne sapremo un po’ di più.
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