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L'EVENTO

Il vino, eccellenza italiana che racconta storie di riscatto. Onorate dal Premier Giuseppe Conte

Al Forum della Cultura del Vino della Fondazione Italiana Sommelier, storie di vite e di vita come San Patrignano, Centopassi e non solo

Storie di riscatto, con il vino che si trasforma in ambasciatore di nuova vita per chi attraverso la sua produzione e la viticoltura riesce ad uscire dal dramma della droga, o restituisce vita e dignità ai territori e alle terre confiscate alla mafia, e a chi le coltiva, o semplicemente diventa chiave di volta per chi sceglie o deve cambiare vita, o è supporto all’aiuto del prossimo, esprimendo, al di là della sua qualità, il suo vero valore culturale, tensione etica, passionale e filosofica e morale, che lega “La Vite alla Vita”.
Pensieri, messaggi ed emozioni, scaturite dal Forum Internazionale della Cultura del Vino n. 12, firmato dalla Fondazione Italiana Sommelier (Fis), dove le storie di riscatto e rinascita attraverso il vino, raccontante da realtà come San Patrignano, o Centopassi (Libera Terra), o ancora dall’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù, che brinda ai suoi 150 anni, amplificati dal Presidente del Consiglio e “Sommelier ad honorem”, Giuseppe Conte: “grazie ha tutti coloro che sono partecipi di questa grande avventura che è la cultura del vino, il Presidente del Consiglio - ha detto Premier Conte - non può che essere onorato nel rimarcare come l’Italia nella cultura e nella produzione di vino esprima un’eccellenza mondiale, che accresce il nostro prestigio. Lo capivo da cittadino, e adesso ancora di più da Premier: con le punte di eccellenza, come il vino, è tutto il Paese che acquista prestigio. Grazie a che produce, ai sommelier che valorizzano la cultura del vino. Su cui abbiamo posizioni di leadership mondiale. Anche grazie alla cultura del vino, che è tante cose: è un sapere, perchè non c’è solo impresa e produzione, sacrificio e rischi aziendali, investimento e lavoro. Nel vino c’è trasmissione del sapere, elaborazione teorica, pratiche quotidiane, identità culturale, territorio, apertura all’innovazione, alla ricerca, alla tecnologia, c’è il mito della mitologia classica del legame con la terra, fertile e matrigna, c’è lo sguardo aperto sul futuro”.
Una cultura del vino che, come ricordato da Franco Ricci, patron Fis e Bibenda, da anni si cerca di fare entrare nei programmi scolastici, “perchè se lo merita, al pari delle grandi culture delle arti italiane, perchè valorizza la nostra storia, la diversità e la ricchezza del vino italiano”.
“Come Governo possiamo lavorare su questo - ha risposto Conte - perchè nelle scuole possiamo contribuire ad alimentare questa cultura, invitando alla moderazione nel consumo. E poi dobbiamo sostenere l’export delle nostre aziende, fare sistema con le Ambasciate, la Sace, tutte le strutture che sono a disposizione di tutte le nostre imprese, soprattutto per le pmi, che devono essere a supporto per consulenze, dal punto di vista finanziario e assicurativo. Accetto volentieri il titolo di Sommelier ad honorem, visto che del vino imparo ogni giorno qualcosa, grazie a frammenti di conoscenza che mi regala l’amico e sommelier di Palazzo Chigi, Alessandro Scorsone”.
Una lode all’eccellenza del vino, quella di Conte, e al suo valore culturale e di riscatto, che finisce anche in bottiglia, con il vino “Vita”, prodotto in 6.000 bottiglie, che sarà venduto nell’Enoteca che troverà posto al Bambino Gesù, firmato da Riccardo Cotarella, e “abbraccio” enoico in blend di vini della Famiglia Cotarella, della cantina del Chianti Classico Vallepicciola e della Cantina Due Palme.
Con il vino che è diventato davvero chiave del riscatto per tante esperienze, raccontate dai protagonisti introdotti di volta in volta da Fede & Tinto, storico duo alla conduzione di Decanter, su Radio2.
Come quella di Centopassi - Libera Terra, raccontata dal presidente Giovanni Ascione. “Coltiviamo 65 ettari di vigna nell’Alta Valle del Belice. Patrimonio confiscato in via definitiva alle mafie, una parte dei 1.300 ettari di terra tra Sicilia, Campania, Puglia e Calabria gestiti da Libera Terra. Coltiviamo vigne difficile, lontane tra loro, a volte piantate da noi, altre già piantate dai mafiosi, con i nostri vitigni storici, Perricone, Catarrato, Grillo, Nero d’Avola, in vigne a partire dai 400 ai 1.000 metri, compresa Vigna Portella della Ginestra, vicinissima al luogo della strage del 1 maggio 1947, una bellissima pietraia esposta a nord che vede il mare del golfo di Castellammare, coltivata ad alberello. Noi produciamo 500.000 bottiglie, le vendiamo tutte e bene, critica e mercato ci apprezzano, anche all’estero. Il riscatto che raccontiamo è quello di terre che per troppo tempo sono state umiliate da gente schifosa, rinate a nuova vita, che dimostrano che un modello virtuoso è possibile, con professionalità, e serio e duro lavoro. Essere considerati un modello ci da gioia e forza per andare avanti”.
E un modello di riscatto attraverso il vino è anche l’esperienza di San Patrignano, la comunità fondata da Vincenzo Muccioli, che ha aiutato ad uscire dalla droga 26.000 ragazzi d’Italia e del mondo. “I vigneti all’inizio erano pochi, poi sono cresciuti insieme alla comunità. Fino a diventare un’attività imprenditoriale vera e propria - ha raccontato l’agronomo Roberto Dragoni - che risponde alle regole del mercato, e della qualità, e porta anche sostentamento alla comunità stessa, che è una onlus e, gratuitamente, accoglie, cura e forma i ragazzi. Oggi sono in 70 che si occupano di vigna, produzione e vendita. Anche grazie alla Fis, offriamo professionalizzazione nel mondo del vino, che attraverso i tempi della vigna, la cura che serve, diventa via di recupero e reinserimento nel mondo dei nostri ragazzi, e tra le tante attività che facciamo è quella che centra maggiormente l’obiettivo. Dietro al riscatto c’è dignità, accettazione di se stessi come unmini tra gli uomini, con fatica e lavoro. E un grazie particolare a Riccardo Cotarella, senza il quale non saremo quello che siamo”.
Altre volte il vino, da protagonista, diventa strumento di riscatto, come succede con i produttori, oltre 100, di tutta Italia, che hanno aderito a “Wine For Life”, il progetto della Comunità di Sant’Egidio, che attraverso i fondi donati all’origine, per ogni bottiglia “marchiata” dal progetto, ha messo in campo uno dei progetti di cura dall’Aids più importanti di tutta l’Africa, e non solo, ha ricordato Mario Marazzitti.
Altre volte ancora, il vino affascina, e diventa passione che fa cambiare vita, come fatto da Paolo e Antonella Presciutti, che da lavorare nel settore dell’economia, sono tornati alla terra dei nonni, in un Umbria, dando vita alla cantina Bevante, o come Cinzia Merli, alla guida de Le Macchiole, oggi una delle cantine di riferimento di Bolgheri, fondata insieme al marito Eugenio Campolmi, prematuramente scomparso, con l’avventura nel vino che è diventata un percorso fatto di rinascita dalle difficoltà, di riscoperta della propria personalità, e simbolo del coraggio di rilanciare e ripartire dopo una tragedia familiare.
Oppure, può essere “una sfida folle, un peccato senile - scherza Bruno Vespa, n. 1 dei giornalisti italiani, ma sempre più produttore vino con Vespa Vignaioli in Puglia - io sono sempre stato appassionato di vino, ne scrivo da 40 anni. Poi c’è stata questa svolta, iniziata con questo investimento in Puglia. Ed oggi il vino per me è un pensiero costante, quotidiano, non posso dire che è il primo mestiere, ma quasi: qualche ora o qualche minuto, ogni giorno, mi occupo tutti i giorni dell’azienda”.
Storie, tra le tante, le tantissime che il vino italiano sa raccontare ed incarnare, tasselli di quel mosaico così affascinante che è la “cultura del vino”.

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