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IL TREND

Tra natura, socialità e nuovi (antichi) bisogni, tutto spinge al ritorno nei piccoli borghi rurali

Unicredit: “durante e dopo il lockdown forte incremento per la ricerca di case fuori città, con giardini o terrazzi, e in ambienti rurali”

La riscoperta delle botteghe di paese, dai forni alle macellerie, dagli alimentari alle pasticcerie, che, in fase di lockdown, hanno sopperito tanto alla difficoltà negli spostamenti, quanto ad un rapporto sociale limitatissimo. La riscoperta piccoli paesi di campagna come luoghi più sicuri per vivere rispetto alle città e ai centri urbani, anche dal punto di vista sanitario, con condizioni ambientali migliori e meno densità di popolazione. La rivalutazione del ruolo, prezioso più che mai nei giorni passati della quarantena, di spazi verdi nelle abitazioni, come giardini, anche piccolissimi, orti e così via, per il benessere fisico e mentale delle persone. Tutti elementi che sembrano spingere, almeno nel prossimo futuro, ad un ritorno in grande stile dei piccoli borghi rurali, uno dei trend sottolineati da WineNews in queste settimane in cui è difficile interpretare il presente ed immaginare il domani. Piccoli borghi rurali a rischio spopolamento, fino ad oggi - al netto delle località più famose e prestigiose, spesso legate ai più grandi vini del Belpaese - come ribadito più volte, tra gli altri, da Carlin Petrini, fondatore di Slow Food, ma che si trovano davanti un futuro all’insegna della rinascita. A patto che si investa infrastrutture importanti, anche sul fronte della connessione internet, perchè questi borghi diventino anche smart, come sottolineato dai tanti architetti sentiti in questi giorni da WineNews, come Marco Casamonti dello Studio Archea Associati, tra gli architetti più importanti del Belpaese, e firma dell’avveniristica cantina della Marchesi Antinori nel Chianti Classico.
Ora, a testimoniare questo sentiment, arriva anche l’analisi UniCredit Subito Casa, ramo immobiliare dell’Istituto di credito, che analizzando le ricerche degli utenti nel lockdown, ha riscontrato “un forte incremento nella ricerca di case con giardino o terrazzo”, accompagnato “da una netta crescita delle ricerche di case fuori città”. Il trend riscontrato, spiega Unicredit, lascia pensare che le persone stiano cercando un riavvicinamento con la natura, prediligendo abitazioni spaziose in ambienti rurali.
Un’opportunità, dunque, per tante aree rurali e vinicole d’Italia, soprattutto per quelle meno famose, glamour e blasonate, che potrebbero beneficiare anche di un rapporto diverso delle persone non solo con la natura in senso lato, ma anche con le filiere della produzione di cibo e di vino che, come evidenziato più volte da WineNews, da quest’epoca difficilissima, possono uscire rafforzate dal punto di vista del rispetto che le persone stanno tornando a nutrire per il lavoro agricolo e per la produzioni di prodotti alimentari e di vino che, insieme ad una ristorazione di qualità e diffusa, sono colonne portanti, dal punto di vista occupazionale, economico, sociale e ambientale di tanti degli oltre 6.000 borghi di tutta Italia.
Certo, come sottolineato da tanti, dallo stesso architetto Casamonti ad urbanisti come Stefano Boeri, ad Ermete Realacci, un pioniere dell’ambientalismo in Italia e oggi presidente dalla Fondazione Symbola, per cogliere questa opportunità serve un progetto nazionale, “in grado di dare nuova vita a questi luoghi ricchi di bellezze naturalistiche, paesaggistiche e culturali. Un progetto - sottolinea ancora Unicredit - in grado di superare i limiti che ancora oggi piccoli borghi e aree interne si trovano ad affrontare: scarsità di servizi, di connessioni telefoniche e web, di collegamenti funzionali serviti dai mezzi pubblici. Interventi, questi che potrebbero incentivare le persone a lasciare i sovraffollati centri urbani, soprattutto in un momento come questo, in cui l’importanza di avere uno spazio aperto a portata di mano e la voglia di prendere un po’ le distanze dall’affollamento cittadino stanno diventando sempre più preponderanti”. E chissà che un ulteriore spinta in questa direzione, in tempi di pandemia, non arrivi anche dalla ripresa del turismo che, come sottolineato più volti dal Ministro dei Beni Culturali e del Turismo Dario Franceschini, vedrà i piccoli borghi - fino ad oggi meno visitati e conosciuti, ma non per questo meno ricchi di storia, di cultura, di arte e di sapori da scoprire - al centro di una strategia turistica a livello di sistema Paese, che già prima della pandemia ragionava su come spostare i flussi di massa concentrati solo nelle città d’arte, per esempio, con i centri storici presi d’assalto spesso in maniera eccessiva. Una strada che dovrà essere imboccata con ancora più decisione in questo percorso di uscita dalla pandemia, dove il distanziamento fisico, e quindi la necessità di spazio maggiori e l’obbligo di evitare grandi assembramenti di persone, rimarranno una delle misure più importanti.

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