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IL 20 GENNAIO

Gli agricoltori tornano in piazza a Strasburgo per “salvare” l’agricoltura dall’accordo Ue-Mercosur

Coldiretti: “senza reciprocità pericoloso precedente”. Confagricoltura: “sbilanciato”. Cia-Agricoltori Italiani: “sì solo a nostre condizioni”
AGRICOLTURA UE, CIA AGRICOLTORI ITALIANI, Coldiretti, CONFAFRICOLTURA, COPA COGECA, FNSEA, MERCOSUR, PARLAMENTO UE, PROTESTE, Non Solo Vino
“La Liberté guidant le peuple”, Eugène Delacroix (credit: Wikipedia)

Da Bruxelles a Strasburgo, prosegue la mobilitazione ormai permanente degli agricoltori europei, guidati, questa volta dai giovani francesi della Fnsea, la Fédération Nationale des Syndicats d’Exploitants Agricoles (che, nei giorni, hanno manifestato con i loro trattori a Parigi) e della Fdsea, la Fédération Départementale des Syndicats d’Exploitants Agricoles, sostenuta dal Copa-Cogeca, la “voce” degli agricoltori e delle cooperative agricole dell’Ue, che il 20 gennaio, scenderanno in Place de Bordeaux per protestare davanti al Parlamento Europeo che deciderà se chiedere il parere della Corte di Giustizia dell’Ue sulla compatibilità con i Trattati dell’Unione dell’accordo Ue-Mercosur, la cui firma è prevista il 17 gennaio ad Asunción, in Paraguay, dove voleranno per la cerimonia la presidente della Commissione Ue Ursula von der Leyen e il presidente del Consiglio Ue Antonio Costa.
Al fianco degli agricoltori francesi, ci saranno i “mille” di Coldiretti con l’obiettivo di bloccare “le follie della von der Leyen e della sua cerchia ristretta di tecnocrati che mettono a rischio il reddito degli agricoltori europei e 400 milioni di cittadini”. In particolare la firma del Mercosur senza reciprocità e le dovute garanzie sui controlli sarebbe per Coldiretti oltre che, come detto, un grave danno per cittadini consumatori e agricoltori, “un pericoloso precedente per tutti i futuri possibili accordi che permetterebbero così di far entrare in Europa, e finire sulle nostre tavole, cibi prodotti senza gli stessi standard sanitari, ambientali, di lavoro etico e di sicurezza alimentare per i consumatori europei, che sono richiesti agli agricoltori della Ue”. Importare prodotti che sono realizzati con regole completamente diverse e con lo sfruttamento della manodopera minorile, ribadisce Coldiretti guidata dal presidente Ettore Prandini e dal segretario generale Vincenzo Gesmundo, “riteniamo che sia un’ingiustizia non solo nei confronti dell’agricoltura, ma fatta nei confronti dell’intera collettività. La nostra battaglia, la nostra mobilitazione, continuerà finché non saremo riusciti ad ottenere delle risposte chiare da parte delle istituzioni europee”.
E ci sarà anche Confagricoltura, perché senza garanzie per il principio di reciprocità, il settore agricolo europeo si troverà ad affrontare la concorrenza sleale di produzioni sottoposte a standard qualitativi e ambientali molto meno rigorosi. “L’agricoltura sta vivendo una fase importante e delicata - sostiene la Confederazione guidata dal presidente Massimiliano Giansanti - da una parte, il processo di transizione tecnologica e scientifica per adattare le colture alle nuove sfide climatiche. Dall’altra, l’allargamento dei mercati internazionali che richiede regole chiare e valide per tutti. Chi vuole esportare verso l’Unione Europea deve cioè rispettare le stesse, identiche regole produttive, ambientali dei nostri agricoltori. Quello con il Mercosur è un accordo che, al netto del comparto vino, è sbilanciato a favore dei produttori sudamericani”.
E, ancora, la presenza, sempre con di Cia-Agricoltori Italiani, perché “nell’accordo Ue-Mercosur non ci sono ancora le dovute garanzie a tutela di agricoltori e cittadini, europei ed italiani. Per questo manifesteremo, con una numerosa delegazione di agricoltori. Lo accetteremo solo alle nostre condizioni”. Per Cia-Agricoltori Italiani, come già sottolineato, la soglia di salvaguardia scesa dall’8% al 5% è stata un segnale lieve e piuttosto parziale, che riguarda solo l’avvio delle indagini, ma non fa scattare, in automatico, la clausola. “E questo è, comunque, solo un aspetto di tutta la partita - dice il presidente Cristiano Fini - ribadiamo che vogliamo, nero su bianco, il rispetto del principio di reciprocità: stessi standard produttivi, sanitari e ambientali che noi agricoltori garantiamo da sempre in Europa. Pretendiamo controlli serrati su tutte le merci in arrivo dal Sud America, insieme a clausole di salvaguardia realmente rapide ed efficaci. Perché solo a parità di regole e di condizioni non c’è concorrenza sleale. Lo dobbiamo ai nostri produttori, che ogni giorno lavorano con responsabilità e sacrificio. Lo dobbiamo, soprattutto, ai consumatori, che hanno diritto a cibo sano, sicuro e trasparente. Queste le rivendicazioni di Cia, pronte ad animare la protesta a Strasburgo e che - conclude Fini - il Parlamento europeo non potrà permettersi di ignorare”. Per difendere l’agricoltura europea già impegnata nell’ardua battaglia sulla Pac 2028-2035, e per assicurare al made in Italy, e alla sua qualità, i giusti presupposti in tutti gli scambi commerciali internazionali.

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