Che il mercato del vino, in Usa, non sia nel suo momento più florido (ma che arriva, comunque, dopo tanti anni consecutivi di crescita, va ricordato), è un dato di fatto incontestabile. Lo dicono i numeri generali, come quelli della Silicon Valley Bank, e lo dicono anche, guardando all’Italia, i dati Istat più aggiornati, che parlano di un calo delle esportazioni (1,5 miliardi di euro l’export tricolore nei primi 10 mesi 2025, in calo del -5,6% sul 2024, secondo l’analisi WineNews). Pesano i dazi al 15% su tutte le merci europee, ovviamente, pesa (forse ancor di più) il cambio euro/dollaro che vede la valuta europea più “forte” di quella americana, ed incidono il cambiamento dei consumi, il salutismo e non solo. Eppure, senza negare le difficoltà, vista dagli Usa la crisi non sembra così brutta come la si dipinge. Almeno secondo i rappresentanti di realtà leader del settore, incontrati da WineNews a “Grandi Langhe e il Piemonte del Vino” a Torino, evento che, nei giorni scorsi, intorno ai grandi vini della regione, tutti insieme, ha raccolto anche molte personalità del commercio e del giornalismo mondiale, compresi distributori e importatori come Southern Glazer’s Wine & Spirits, tra i più grandi negli States, e Della Terra, specializzato in vini italiani, e ancora di Wine.com, il più grande sito di e-commerce enoico, e The Kroger, tra le principali realtà del retail del wine & food in Usa, con oltre 2.700 punti vendita nel Paese (le nostre video interviste saranno online nei prossimi giorni). E che guardano al futuro con consapevolezza delle difficoltà e del fatto che il quadro generale può cambiare di giorno in giorno, ma anche con fiducia, investendo, e sottolineando come questa fase rappresenti anche un’opportunità per raccontare cose nuove riguardo al vino italiano, che, peraltro, nell’alto di gamma, e con le denominazioni più affermate, non sembra accusare troppe difficoltà.
Come racconta Laura DePasquale, Senior Vice President, Sales & Commercial Operations, Artisanal Wine Division Southern Glazer’s. “Sicuramente è un periodo complesso, ma se la prima parte 2025 è stata difficile perchè tutti sono stati un po’ fermi per capire cosa succedeva con i dazi, nella seconda parte dell’anno c’è stata una ripresa, e se i vini di grandi volumi hanno frenato, un po’ da tutti i Paesi, per il segmento dei fine wines abbiamo registrato addirittura una crescita. In particolare, per l’Italia, hanno performato bene i grandi classici più iconici, come Barolo, Barbaresco, Chianti Classico ed i Supertuscan, tra i rossi, e c’è stato anche un grande slancio sui bianchi, come il Vermentino di Bolgheri, o il Pinot Grigio di fascia più alta, come quello dell’Alto Adige. Oltre al Prosecco, che sembra a “prova di proiettile”, sono cresciute tutte le bollicine, anche la Franciacorta, per esempio, soprattutto verso fine anno. Ovviamente è difficile capire cosa succederà nei prossimi mesi. Sui dazi, per esempio, siamo tutti in attesa della pronuncia sulla loro legittimità o meno da parte della Corte Suprema, che viene continuamente rimandata, ma, in ogni, caso possiamo dire che il segmento dei fine wines continua ad andare bene, perché, magari in generale, gli americani continuano a voler bere vino e socializzare, e preferiscono bere qualche bottiglia in meno, ma di qualità migliore, e penso sia proprio questo a spingere il segmento premium”.
Pensiero simile, a quello di Laura DePasquale, lo esprime Brian Larky, fondatore Della Terra, operatore specializzato in vini italiani, che lavora con cantine come Adami, Marco Felluga, Russiz Superiore, Inama, Cleto Chiarli, Garofoli, La Valentina, Tasca d’Almerita, Surrau, Poliziano, Siro Pacenti, Badia a Coltibuono, Capezzana, Selvapiana e Vietti, tra le altre. “Difficile capire come andranno le cose, in Usa tutto cambia da un giorno all’altro, ma crediamo nel futuro anche se sarà una bella sfida, e stiamo investendo tanto, anche assumendo nuovi collaboratori. Ci sono due livelli, quelli delle denominazioni più conosciute, come Barolo e Brunello di Montalcino, per esempio, e quelli di denominazioni relativamente nuove per il pubblico, con tanta varietà e con un rapporto qualità-prezzo eccellente. Con il prezzo che sta diventando un aspetto sempre più importante, legato ai dazi, ma anche al cambio euro/dollaro, con i consumatori che continuano a voler bere ed a bere bene, e, magari, mantengono lo stesso livello di spesa, ma spostandosi su vini diversi”.
Un trend che viene evidenziato anche da Tim Marson, Master of Wine e Category Director del grande portale di e-commerce, Wine.Com. Che spiega come “in questo momento ci sono molte difficoltà per l’industria del vino in generale, non solo per i vini italiani. Ma ci sono anche segnali incoraggianti, e il sentiment verso l’Italia, comunque, è positivo. E se dall’Italia vediamo soprattutto rossi e spumanti, cresce l’interesse per i bianchi freschi e leggeri. L’Italia ha una ricchezza di varietà e di territori tutta da esplorare, ed è ben posizionata per sfruttare questa “attitudine esplorativa” che hanno i consumatori di vino di oggi. Il nostro prezzo medio al dettaglio per bottiglia è sui 35 dollari, e l’Italia si colloca più o meno su questa fascia. Ovviamente copriamo tante fasce di prezzo, ma ci stiamo concentrando sempre di più sui segmenti più alti”. A testimoniare che il futuro del mercato sembra orientarsi sempre più sul classico “meno, ma meglio”.
Una visione che arriva da angolazioni diverse, ma che trova conferma anche nelle parole di Jaime De Leon (Kroger): “i consumi sono un po’ in calo, c’è il tema delle bevande No-Lo, insomma le difficoltà non mancano. Ma ci sono anche tante opportunità, ed è fondamentale che tutti, da chi vende a chi fa comunicazione, investano nell’educazione dei consumatori, anche per far scoprire loro vini e territori nuovi. Guardando ai vini italiani, in questo momento vini bianchi e bollicine stanno prendendo la leadership, il Prosecco ed il Vermentino, ma anche il Trebbiano. Il prezzo è un tema, ma oggi la fascia di prezzo che va per la maggiore è tra i 15 ed i 25 dollari”. Un quadro, dunque, quello che esce da queste testimonianze, che racconta di un mercato americano con difficoltà sotto gli occhi di tutti, ma non in crollo, e che guarda con fiducia al futuro, anche per il vino italiano.
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