L’ultimo vino di Cascina Castlèt si chiama Iollarum e profuma di piccoli frutti di rovo, iris e violetta, succo di melograno e aranci rossa, rosmarino e alloro, con note di tabacco e una punta di chiodi di garofano e pepe nero. C’è dolcezza e chiarezza, ma anche un lato più severo e profondo, quasi terroso. Il sorso è fresco e saporito, il tannino centrale, la sapidità agrumata, il calore amaricante; in chiusura tornano i fiori, le spezie e un lieve cenno di goudron. Iollarum deve il suo nome all’antico toponimo (che risale addirittura al 1428) di Costigliole d’Asti, dove crescono le uve di Nebbiolo che lo compongono. Si tratta di un vigneto di 1,5 ettari piantato nel 2020: con l’intento di mantenerne integra la parte fresca del Nebbiolo, senza perdere al contempo la sua struttura e il suo spessore, metà vino affina in ceramica mentre l’altra metà riposa in legno. Iollarum vuole ridare vita alla memoria di un luogo, nominandolo e riportandolo sulla bocca delle persone, ma anche restituire il Nebbiolo ad un luogo in cui è coltivato da oltre 100 anni, ribadendo l’importanza del legame fra un vitigno e il suo contesto. L’etichetta è stata ideata da Marcello Pilone dello studio grafico Gruppo Leader di Canelli: rappresenta un vortice di parole latine (le stesse dello stradario con il toponimo, recuperato con il contributo di Cascina Castlèt), che formano una mappa in grado di riportare il passato nel presente.
(ns)
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