Alla fine degli anni Settanta Pio Boffa è ancora giovane quando parte per la California. Nella Napa Valley incontra Robert Mondavi e scopre un modo diverso di pensare lo Chardonnay. Se ne innamora e torna nelle Langhe con un’idea che, per quegli anni, ha qualcosa di rivoluzionario: produrre un grande bianco, capace di fermentare e affinare in barrique, proprio nella terra del Barbaresco. «Prima, però, ha dovuto convincere mio nonno, piemontese fino al midollo» scherza Federica, la figlia che oggi guida l’azienda. Pio insiste. Il primo vigneto nasce al Bricco di Treiso, con sei ettari esposti a nord: è terroir di Barbaresco, ma Pio Boffa intuisce che proprio quell’esposizione può offrire allo Chardonnay eleganza, freschezza e capacità di evolvere nel tempo. La prima produzione è del 1984, ma non viene commercializzata. Il debutto arriva con l’annata 1985, curiosamente la stessa del Barolo Ornato. Piodilei è una dedica alle donne della famiglia Pio e, in particolare, alla mamma di Pio Boffa, Rosy, e alla nonna Irma. Nel tempo si sono aggiunti appezzamenti di Chardonnay a Trezzo Tinella, Serralunga d’Alba e Monforte. A settembre è arrivata sul mercato l’annata 2024, dopo un anno di affinamento in legno e un altro in bottiglia. E il prossimo anno Piodilei raggiungerà un traguardo importante: l’uscita del vino che racconta quarant’anni di una scommessa cominciata con un viaggio in California.
(Fiammetta Mussio)
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