“Con le importazioni di olio tunisino ed Extra Ue che mettono all’angolo i produttori italiani, aumentando il pericolo di frodi e inganni, migliaia di agricoltori si ritroveranno domani, 30 gennaio, a Roma per lanciare l’allarme su un fenomeno che minaccia la sopravvivenza di un settore simbolo della Dieta Mediterranea, oltre che per parlare di necessità di aumentare controlli, avere più trasparenza in etichetta e cancellare l’inganno della regola dell’ultima trasformazione sostanziale contenuta nel codice doganale”. A dirlo Coldiretti, che, domani a Roma, continuerà la sua mobilitazione con migliaia di agricoltori attesi all’Auditorium Parco della Musica, contro “l’aumento delle importazioni di olio tunisino ed extra Ue, che schiaccia le produzioni nazionali e spalanca la strada a frodi e sofisticazioni ai danni dei consumatori”. L’iniziativa segue le manifestazioni che hanno già coinvolto Piemonte, Lombardia e Veneto, con oltre 20.000 agricoltori in piazza, e punta a denunciare una situazione definita insostenibile per un settore simbolo della Dieta Mediterranea. A questo si aggiunge la prospettiva del raddoppio del contingente a dazio zero per l’olio tunisino - come abbiamo riportato su WineNews - che potrebbe arrivare a 100.000 tonnellate annue contro le attuali 56.700, una scelta definita da Coldiretti e Unaprol “suicida” perché ritenuta capace di cancellare il valore delle produzioni agricole distintive europee e favorire importazioni low cost facilmente spacciabili come italiane.
Una situazione aggravata dal fatto che, nei primi 9 mesi 2025, le importazioni dalla Tunisia sono aumentate del +38% contribuendo a far crollare di oltre il 20% il prezzo dell’olio extravergine italiano, nonostante una filiera che - dichiarano Coldiretti e Unaprol - con 300.000 tonnellate di produzione nazionale, 400.000 tonnellate di consumo e 300.000 di export, risulterebbe strutturalmente in equilibrio e, dunque, particolarmente esposta a possibili fenomeni speculativi.
A Roma sarà allestita anche la mostra “L’attacco all’olio Made in Italy”, pensata per illustrare in modo chiaro le diverse pratiche che compromettono la trasparenza del settore: dai carichi di prodotto estero che arrivano senza controlli adeguati alle manipolazioni in frantoi compiacenti, fino alla norma sulla cosiddetta ultima trasformazione sostanziale del codice doganale, considerata una disposizione che consente di etichettare come italiano un prodotto ottenuto da materie prime estere, rendendo meno chiara l’origine e la tracciabilità. Un fenomeno che, secondo Coldiretti e Unaprol, alimenta ulteriormente il rischio di frodi e Italian Sounding, motivo per cui viene chiesto un rafforzamento dei controlli da parte di Icqrf e Guardia di Finanza e viene annunciata la disponibilità a nuove mobilitazioni per presidiare porti e valichi. Nel mirino anche un’altra eccellenza nazionale, le nocciole, minacciate dalle importazioni massicce che mettono in difficoltà le aziende del Lazio e non solo, in un quadro che gli agricoltori definiscono sempre più insostenibile.
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