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MIELE MADE IN ITALY

Allarme miele cinese, Unaapi chiede l'intervento del Ministro delle Politiche Agricole Centinaio

L’Unaapi, in una lettera al Ministro, parla di frode alimentare: “il metodo di produzione cinese non è conforme alla normativa Ue”
GIAN MARCO CENTINAIO, MIELE, UNAAPI, Non Solo Vino
Allarme frode alimentare del miele cinese, lanciato da Unaapi

È da ormai qualche anno che il settore dell’apicoltura italiana è in crisi: la produzione di miele diminuisce, le api “lavorano” sempre di meno, e il clima pazzo delle ultime stagioni certo non aiuta. A mettere ulteriormente a rischio l’oro liquido tricolore però c’è anche quello d’importazione, più precisamente dalla Cina. Il calo della produzione e la sempre maggiore richiesta di miele, secondo l’Unaapi, l’Unione delle associazioni degli apicoltori italiani che lancia l’allarme, cresciuta globalmente dal 2010 a ritmo di circa 20.000 tonnellate anno, hanno insieme aperto alla necessità di importare miele straniero, vedendo però l’arrivo sugli scaffali italiani del miele proveniente dal Dragone che, secondo Unaapi e diverse altre associazioni di settore, non rispetta le normative europee in materia di miele, e tanto meno quelle italiane. Per questo per gli apicoltori italiani si tratta di una vera e propria frode alimentare e per questo l’Unaapi ha richiesto l’intervento del Ministro delle Politiche Agricole Gian Marco Centinaio, attraverso una lettera aperta, firmata dal presidente Giuseppe Cefalo.
In realtà, del caso del miele cinese si era già parlato a più riprese: prima nel 2015, quando gli apicoltori sloveni, ungheresi e slovacchi avevano organizzato una manifestazione a Bruxelles per chiedere appunto il blocco delle importazioni di miele dalla Cina; poi nel 2017, quando ad occuparsene in Italia era stato il giornale satirico Striscia la Notizia, in cui venivano mostrate delle “fabbriche di miele”, con tanto di illustrazione del processo produttivo. Il vero problema, come spiega Cefalo nella lettera al Ministro Centinaio, sta proprio nella diversa concezione (e quindi regolamentazione) di miele: in Italia, come in tutta la Comunità Europea, il miele deve essere il prodotto delle api, maturato in alveare, a cui è vietato aggiungere sostanze estranee o anche eliminare componenti specifiche, come ad esempio il polline o altre sostanze. Definizione che invece non è prevista dalla normativa cinese, che lascia spazio a lavorazioni industriali che possono modificare sensibilmente il prodotto. Inoltre, Unaapi rileva anche che negli ultimi quindici anni la produzione del miele cinese è in costante e stabile aumento, senza significative variazioni del numero di alveari, con un aumento significativo delle esportazioni anche nell’Unione Europea, dove ormai la Cina è il principale importatore.
Tenendo conto di tutti questi fattori, che comprendono anche questioni delicate di differenze anche culturali, Unaapi ha chiesto l’intervento delle autorità in difesa di uno dei prodotti gioiello del made in Italy che, insieme a tanti altri, ha reso l’Italia il Paese tra i più amati al mondo per i tesori dell’enogastronomia. Il Belpaese ha infatti la più grande varietà di miele del mondo, contandone oltre 50 tipi diversi, e ha anche 3 Dop riconosciute a livello europeo.

Focus: secondo la Coldiretti, anche il 2018 sarà un’annata difficile per l’apicoltura
A una primavera piovosa, è seguita un’estate torrida, il cui caldo è spezzato solo da violenti temporali: questo clima pazzo ha causato tanti danni in natura, e tra chi ne ha risentito di più ci sono sicuramente le api, e il loro prezioso oro liquido. Per i numeri della Coldiretti, si prevede un calo della produzione pari al 50% sulla media degli scorsi anni: sulla base di un primo monitoraggio sugli 1,2 milioni di alveari sparsi nelle campagne italiane che impegnano 45.000 apicoltori tra hobbisti e professionali, la Coldiretti sottolinea come ci si trovi davanti a un crollo a macchia di leopardo della raccolta, dalla Sicilia all’Abruzzo, dalla Liguria alle Marche fino alla Sardegna e alla Lombardia, con punte anche dell’80% in meno rispetto alla media per alcune tipologie. Questo aggrava ulteriormente la già pesante situazione delle api in Italia registrata nel 2017, quando la produzione di miele è risultata pari a circa 10 milioni di chili, uno dei peggiori risultati della storia dell’apicoltura moderna.
Una situazione che, rileva Coldiretti, apre la strada alle importazioni da altri Paesi che già nel primo quadrimestre del 2018 hanno fatto segnare un vero e proprio boom del +32% per un totale di oltre 9,4 milioni di chili: il miele straniero che arriva sulle nostre tavole proviene in particolare dall’Ungheria (+64%), dalla Romania (+46%), dalla Polonia (+34%) e dalla Cina (+19).

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