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COLPA DELLA SICCITÀ

Annata povera e difficile per i tartufi: sono buoni, ma pochi e con prezzi altissimi (6.000 euro/kg)

Dalle Langhe alle Crete Senesi, da Acqualagna all’Umbria, così a WineNews i tartufai che lottano per proteggere i territori del “diamante” della terra

Per colpa del grande caldo e dell’estrema siccità, è un’annata povera e difficile per i tartufi, che sono buoni come sempre nella qualità, ma pochi, pochissimi come non mai in quantità, e di conseguenza, anche se la raccolta è iniziata da poco, i prezzi sono altissimi come quelli di veri e propri gioielli, e stanno già salendo dagli attuali 5.000 euro al kg ai 6.000, perché le previsioni meteo non sono ottimali nemmeno per il proseguo della stagione che durerà fino a gennaio. Dalle Langhe alle Crete Senesi da Acqualagna all’Umbria, lo dicono, a WineNews, i tartufai italiani che da tempo, giorno e notte con i loro cani, lottano per proteggere l’ecosistema del “diamante” della terra, dall’azione dell’uomo e ora più che mai dagli effetti del cambiamento climatico, chiedendo di salvare i boschi dal degrado e di piantare nuove tartufaie, e soprattutto prevedendone l’irrigazione. Perché non sono solo la tradizione ed i saperi della “Cerca e cavatura del tartufo in Italia” Patrimonio Culturale Immateriale dell’Umanità dell’Unesco a dover essere tutelati, ma anche e soprattutto i territori a più alta vocazione al mondo per uno dei prodotti più pregiati e richiesti del made in Italy, capace di muovere anche sempre più turismo esperienziale.
Anche di questo, i trifulau, hanno parlato con il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, “che si è dichiarato molto appassionato”, racconta, a WineNews, Agostino Aprile, presidente dell’Unione Regionale Trifulau del Piemonte, che gli ha consegnato un esemplare del Tuber Magnatum Pico nell’apertura, nei giorni scorsi, della “Fiera Internazionale del Tartufo Bianco d’Alba” n. 92, spiegando come “la mancanza di acqua e la siccità estive stanno pregiudicando il raccolto. I tartufi ci sono e sono buoni, ma sono molto piccoli perché non riescono a svilupparsi ed ingrossarsi a causa del terreno che è ancora molto duro. Siamo molto preoccupati, anche perché quando piove non lo fa abbastanza e nei boschi l’acqua non penetra sotto lo strato delle foglie. Solo giorni di acqua intensa potrebbero risollevare la stagione verso novembre e dicembre, ma al momento non c’è nessuna previsione di piogge. Molto dipende dai cambiamenti climatici, ma per quanto possibile cerchiamo di ampliare le zone di produzione con nuove piante tartufigene e di salvare gli alberi che producono tartufo dagli abbattimenti e dai disboscamenti per piantare vigneti e noccioleti”. Perché la richiesta, come sempre, “è piuttosto alta perché gli appassionati di tartufo aspettano questo periodo per poterne gustare almeno uno all’anno. Quello che frena un po’ sono i prezzi piuttosto elevati per la scarsità di prodotto, siamo sui 4.000-5.000 euro al kg”.
Prezzi che, “se la situazione non cambia, sono destinati a salire fino a 6.000 euro al kg - secondo Paolo Valdambrini, alla guida dell’Associazione dei Tartufai Senesi, aspettando la “Mostra Mercato del Tartufo Bianco delle Crete Senesi” n. 36, a San Giovanni d’Asso (12-13 e 19-20 novembre), tra mostra-mercato, piatti di chef stellati e calici di Brunello di Montalcino, ma anche con la possibilità di partecipare in prima persona alla cerca - perché i tartufi che troviamo sono pochissimi e piccolissimi. Per il futuro è assolutamente necessario avviare nuove tartufaie e lavorare per mantenere e migliorare quelle che ci sono, a partire dall’impostare la loro irrigazione”.
Da una stagione di raccolta all’altra, la situazione non migliora, “aspettiamo comunque la luna nuova di ottobre. Per ora, per colpa della siccità netta e delle piogge scarse, la maggior parte dei tartufi sono piccoli anche nelle zone un po’ più umide, e anche dove è piovuto di più nelle Marche verso il Mar Adriatico e in Umbria, e tra Abruzzo e Molise, la situazione non cambia. La qualità è buona, ma i prezzi, in linea con gli altri territori sono alti, e “anche i ristoratori hanno difficoltà nel comprarli. Se vogliamo tutelare il tartufo italiano, dobbiamo salvare dal degrado ed aumentare i territori dove si coltiva, con la cura e l’irrigazione, e che rappresentano un patrimonio tanto quanto la cerca, capace di muovere sempre più turismo”, sottolinea Paolo Topi, presidente dell’Associazione Nazionale Conduttori Tartufai di Acqualagna, dove sta per aprire la “Fiera Nazionale del Tartufo Bianco” n. 57 anche qui tra mostra mercato, cooking show con chef stellati come Errico Recanati e l’amato cuoco Giorgione, ricerca con esperti tartufai e la consegna da parte del Grande Ordine della Ruscella della “Ruscella d’Oro 2022” al grande chef Gennaro Esposito.
Dal suo osservatorio, per Francesco Urbani, della storica azienda umbra Urbani Tartufi presente sul mercato da fine Ottocento, guardando alla quantità al momento la situazione è peggiore dell’anno passato, ma “la speranza è che vi sia una ripresa della stagione tra novembre e dicembre. La qualità è buona ed i tartufi sono molto profumati essendo caduta poca acqua. Per quanto riguarda i prezzi siamo intorno ai 6.000 euro al kg”.

La “Fiera Internazionale del Tartufo Bianco d’Alba”: dai cooking show dei grandi chef alle Wine Tasting Experience, dall’“Asta en primeur del Barolo” all’“Asta Mondiale del Tartufo”
“Time is up”, il tempo è scaduto: anche la “Fiera Internazionale del Tartufo Bianco d’Alba 2022”, nella “capitale” delle Langhe Patrimonio dell’Unesco fino al 4 dicembre, si fa portavoce dell’appello lanciato dalle nuove generazioni, proseguendo la sua svolta in chiave “sostenibilità”, che rappresenta il passepartout per il futuro. Il payoff dell’edizione n. 92 vuole infatti ulteriormente stimolare la riflessione su ciò che sta accadendo in natura e sulla necessità di agire in tempi brevi, consapevolmente, con etica e responsabilità sociale, per affrontare il cambiamento climatico, di cui il Tuber magnatum Pico, rappresentante illustre della “Cerca e cavatura del tartufo in Italia” Patrimonio Culturale Immateriale dell’Umanità dell’Unesco, è un perfetto indicatore. Perché non è il Pianeta a rischio, ma le condizioni di vita del genere umano, le nostre abitudini, la quotidianità di ciascuno di noi.
Come da lunga tradizione, Alba e le Langhe si apprestano quindi ad animarsi attraverso le innumerevoli proposte della Fiera per tutti gli amanti dell’“oro bianco” del territorio, tutti i weekend, con l’apertura straordinaria del 31 ottobre e 1 novembre, fino al 4 dicembre. Eventi che si susseguiranno attorno al tema dell’edizione n. 92 che rimanda ad un concetto trasversale, riprendendo il focus sulla sostenibilità (ambientale, sociale ed economica) già introdotto: il tempo è scaduto, pensando tanto alla necessità di intervenire per arrestare il cambiamento climatico, quanto guardando alle scelte economiche e di responsabilità sociale, delle aziende come dei singoli. Ecco quindi che l’ultimo weekend di ottobre (il 28, 29 e 30) torna il ciclo di incontri “Sostenibilità incrociate”, portando a dialogare tra loro personaggi del mondo dell’alta finanza, dell’innovazione digitale, dell’artigianato d’eccellenza, dell’alta moda, dell’arte, della musica, del design e della cultura e, ovviamente, della cucina d’autore, chiamati a ragionare sull’urgenza di un cambio di rotta, a tutti i livelli, suggerito dai giovani che, da spettatori, diventeranno “giocatori” attivi (continua anche il percorso per implementare un sistema di gestione della Fiera in linea con i requisiti di sostenibilità dello standard internazionale Iso 20121, sulla gestione sostenibile degli eventi, cui andrà ad aggiungersi anche “Vinum”, l’evento organizzato dall’Ente Fiera ad Alba e dedicato ai grandi vini del Piemonte).
Anche quest’anno Alba trova poi il suo collegamento con il resto del Pianeta attraverso “Dawn to Earth”, il progetto che prevede l’utilizzo del tartufo come ambasciatore e la sua Fiera annuale come casa condivisa da mettere a disposizione per dare risalto ai più validi progetti a sfondo etico nel panorama mondiale dell’alimentazione, della biodiversità, dell’alta finanza e dell’Ict: dopo lo chef Norbert Niederkofler, i “game changer” individuati per quest’anno sono gli chef Chiara Pavan e Francesco Brutto, del ristorante Venissa della famiglia Bisol a Mazzorbo, in virtù del loro impegno attraverso la “cucina ambientale”. Nella Laguna di Venezia, gli chef propongono una cucina sostenibile e d’avanguardia che descrive, da un lato, una dipendenza e una grande coerenza tra i piatti proposti e l’ambiente circostante. Dall’altro, denota un’attenzione quasi maniacale per la “questione ambientale”, e dunque per temi quanto più attuali come la riduzione degli sprechi, l’autoproduzione, l’approvvigionamento di prossimità, la stagionalità e il recupero.
Cuore della Fiera è il Mercato Mondiale del Tartufo Bianco d’Alba, unitamente alla rassegna “Albaqualità”, all’interno del Cortile della Maddalena, il luogo in cui poter acquistare magnifici esemplari di Tuber magnatum Pico, accuratamente selezionati dai giudici di Analisi Sensoriale del Tartufo, formati dal Centro Nazionale Studi Tartufo, a garanzia della qualità dei prodotti proposti. A impreziosire il tutto, l’“Alba Truffle Show” (all’interno della Sala Beppe Fenoglio), che accoglie, nel consueto clima di raffinata famigliarità, le creazioni gourmet nate dall’estro sapiente di grandi firme della cucina nazionale e internazionale, i seminari di Analisi Sensoriale del Tartufo, esperienza immersiva che consente di conoscere in modo semplice, ma profondo, le caratteristiche del tartufo, e le Wine Tasting Experience dedicate ai grandi vini di Langhe, Monferrato e Roero. E se gli chef sono come sempre protagonisti dei cooking show, tornano anche le “Cene insolite”, con il connubio tra scenari di pregio e chef stellati. Dopo il debutto, riconfermato anche il “Truffle Hub”, sede distaccata della Fiera al Castello di Roddi, trasformato in hub digitale territoriale che funge da vetrina per le eccellenze enogastronomiche piemontesi, valorizzate attraverso l’organizzazione di cene firmate da chef in arrivo da tutta la Regione, ma anche corsi di cucina alla scoperta delle ricette alle quali abbinare i grandi vini delle Langhe.
Anche quest’anno si replicano gli appuntamenti che vedono Alba, insieme a Bergamo e Parma “Creative Cities Unesco” per la gastronomia italiane, protagonista dei “Creative Moments”: attraverso un gemellaggio con le altre città che condividono questo titolo in tutto il mondo, il 31 ottobre e il 1 novembre la Fiera ospita chef stranieri che conducono dei cooking show proponendo un piatto tradizionale del proprio Paese in abbinamento al tartufo. E sempre parlando di Unesco, il 19-20 novembre sono dedicati alla “Cerca e cavatura del tartufo in Italia”: un intero fine settimana coinvolge l’associazione nazionale Città del Tartufo con la Fnati (Federazione Nazionale Associazioni Tartufai Italiana), celebrando il riconoscimento che ha portato nel dicembre 2021 questa pratica all’iscrizione nella lista rappresentativa del Patrimonio Culturale Immateriale dell’Umanità.
Al di là della consolidata alleanza con il Consorzio Alta Langa Docg e il Consorzio di Tutela Barolo Barbaresco Alba Langhe e Dogliani, si rinnova la partnership con i grandi vini internazionali: dopo lo Champagne, quest’anno fa il suo debutto in Fiera il mondo della Borgogna, con un weekend, quello dal 25 al 27 novembre, all’insegna di eventi e cene che valorizzano il connubio tra i grandi rossi francesi e il prezioso bianco albese. A proposito di grandi rossi, il 28 ottobre si replica l’“Asta en primeur del Barolo”, appuntamento all’insegna della solidarietà promosso dalla Fondazione Crc, in cui saranno battute le barrique prodotte dalla Vigna “Cascina Gustava”, ai piedi del Castello di Grinzane Cavour. A scandire il calendario della Fiera, si rinnova poi, attesissimo, l’appuntamento con l’“Asta Mondiale del Tartufo”, evento che nel tempo ha saputo conciliare la promozione delle eccellenze del territorio con la solidarietà, destinando ingenti fondi a cause benefiche. In collegamento con il Castello di Grinzane Cavour, sede dell’Enoteca Regionale Piemontese Cavour, il 13 novembre Hong Kong, Singapore e Vienna si contenderanno, rilancio dopo rilancio, i lotti più prestigiosi di selezionati esemplari di Tartufo Bianco d’Alba. Ma l’“oro bianco” delle Langhe vola anche Oltreoceano, dal 15 al 19 novembre, negli Usa, primo mercato extra Ue per la Fiera, per la promozione che verrà svolta attraverso due eventi a New York e Miami.
Un nuovo oggetto andrà quindi ad arricchire il Kit per il Tartufo Bianco d’Alba: dopo la “Pepita” griffata Maison Raynaud, gli affettatartufi “Alba” disegnato da Ben van Berkel per Alessi e “Xfetta” creato da Davide Oldani, i guanti “Trace” ideati da Patricia Urquiola, le spazzole da tartufo “Giacomo”, griffate Gufram, quest’anno è la volta di un nuovo oggetto realizzato dall’architetto e designer Fabio Novembre. E, infine, nell’anno in cui Alba celebra il Centenario della nascita di Beppe Fenoglio, un ricco calendario di eventi culturali fa da corollario alla Fiera, con il dettaglio degli appuntamenti che verrà svelato prossimamente.

Dall’Alto Adige al Molise, dall’Emilia Romagna all’Abruzzo, alla ricerca del tartufo italiano all’insegna del turismo “eco” e “slow” per tutta la famiglia
Tra gli amanti del turismo “eco” e “slow”, cresce la richiesta di esperienze alla scoperta degli habitat prediletti del pregiato tartufo. Come in Umbria, dove tra dicembre e gennaio è tempo di raccolta anche del tartufo nero, del quale si può andare a caccia con il cavatore e il suo cane nei boschi che circondano un antico borgo italiano recuperato dall’albergo diffuso del Relais Borgo Campello a Campello sul Clitunno, dove finirà in tavola nei piatti preparati dagli chef del Relais.
Un’“experience” perfetta anche per i bambini, come tra i boschi molisano-abruzzesi, dove Borgotufi, albergo diffuso di Castel del Giudice, è il punto di partenza per una giornata nell’azienda agricola Le Tartufaie, e per un tour esperienziale alla scoperta delle varianti nere e bianco pregiato nella Riserva della Biosfera MaB Unesco Alto Molise e il Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise, e per vedere da vicino la cavatura con i cani, che si conclude con un pic-nic con un menu dedicato anche ai più piccoli.
In Emilia-Romagna, nell’Appennino modenese dove il tartufo nero e quello bianco sono di casa, prima di assaggiarlo nei piatti dello chef Paolo Balboni del ristorante Exé di Fiorano Modenese, si impara a preparare la pasta all’uovo con la sfoglina e ad esaltarla con il tartufo come i grandi nella lezione di cucina tenuta dallo stesso chef. Oltre al Porcino Igp, anche i boschi della Valtaro, a Parma, custodiscono anche il prezioso fungo ipogeo: qui si può andare a caccia fino a marzo, partecipando a “Una giornata da tartufaio” affiancati da una Guida Ambientale Escursionistica e con l’ausilio del cane da cerca, mentre lo chef Mario Marini dell’agriturismo “Il Cielo di Strela” insegna poi tutti i segreti per pulire e cucinare il tartufo nero.
Considerato anche afrodisiaco, sono molti anche i menu a base di tartufo pensati per gli innamorati dai grandi chef, come quello dello chef due stelle Michelin Peter Girtler che, in Alta Valle Isarco, al Romantik Hotel Stafler di Vipiteno organizza vere e proprie “Settimane del Tartufo”.

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