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MISURE ANTI-COVID

Attesa per il Green Pass obbligatorio al ristorante, fiato sospeso per 360.000 ristoratori italiani

A dirlo la Coldiretti (su dati Fipe/Confcommercio). La decisione pesa su una filiera già colpita pesantemente dal Covid. E il dibattito continua
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Green Pass obbligatorio in Italia per i ristoranti, attesa per la decisione del Governo

La decisione sull’obbligatorietà del Green Pass per aperitivi, pranzi e cene fuori casa interessa direttamente 360.000 bar, ristoranti, pizzerie e agriturismi del Belpaese, con oltre 7 milioni di posti al tavolo a disposizione di cittadini e turisti. Emerge dall’analisi Coldiretti (su dati Fipe), in merito alla decisione del Governo sulla possibilità di rendere obbligatorio il Green Pass per accedere ai servizi della ristorazione, oltre che per i trasporti e i luoghi di divertimento come le discoteche. Una decisione che, sottolinea la Coldiretti, pesa sull’organizzazione dell’attività e sul personale ma anche sulla programmazione dell’intera filiera per le forniture alimentari, in una situazione in cui sono completamente vaccinati oltre 27 milioni di italiani, pari al 50,21% della popolazione degli over 12, secondo il sito del Governo.
Il Green Pass, conclude la Coldiretti, è uno strumento chiave per la ripresa del turismo in Italia dove l’alimentazione è la prima voce di spesa delle vacanze con circa un terzo del budget dei 33,5 milioni di italiani che hanno deciso di andare in ferie nell’estate 2021.

Nei giorni scorsi a dichiararsi sostanzialmente contraria all’estendere l’obbligo di Green Pass per andare in bar e ristoranti era stata la Fipe-Confcommercio. “Se proprio si vuole percorre questa strada - le parole del dg Roberto Calugi - che il vincolo del vaccino valga per ogni tipo di attività, dal teatro, alla palestra, al supermercato, ad ogni altro luogo. Altrimenti è discriminatorio. Se, invece, l’obiettivo è sensibilizzare i giovani sull’importanza delle vaccinazioni, facciamolo insieme. Come Fipe-Confcommercio siamo disposti a collaborare con il governo per una campagna di comunicazione capillare a ogni tavolo e a ogni bancone. Ma basta provvedimenti punitivi sempre contro i soliti settori”.
Federcuochi, attraverso il portavoce nazionale, Alessandro Circiello, aveva sollevato i dubbi sulla complessità del dover esibire un certificato per una consumazione di pochi minuti, come quando si entra in un bar solo per prendere un caffè. Un problema che si pone anche per i ristoranti, il 90% dei quali, sottolineava Circiello, “è costituito da trattorie che non possono certo permettersi di mettere una hostess per procedere alla verifica del Green Pass. C’è la crisi e i problemi economici non sono affatto superati, non tutti possono assumere una nuova figura professionale nella propria struttura”.
Meglio l’estensione del Green Pass per l’accesso ai locali e ai trasporti piuttosto che il rischio di nuove chiusure “stop & go” già costati a horeca e ristorazione oltre 41 miliardi di euro, in sintesi, invece, la posizione di Filiera Italia, associazione che riunisce alcuni dei marchi più importanti della filiera agroalimentare (nomi come Aia, Amadori, Beretta, Campari, De Cecco, Farchioni, Fileni Granarolo, Rigamonti, Rummo, Urbani Tartufi, e anche top brand del vino come Bellavista, Donnafugata e Marchesi Antinori).
Il dibattito, comunque, è in corso, e come in tutto questo anno e mezzo, la vera difficoltà sarà trovare un punto di sintesi tra le esigenze della sicurezza sanitaria, quelle dell’economia, e quelle di un ritorno ad una vita sociale più normale possibile.

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