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EFFETTO COVID

Bar e ristoranti chiusi soffiano sulla crisi del 18% delle aziende agricole italiane

A dirlo l’analisi Coldiretti sul periodo tra il 2020 e il 2021: preoccupa anche la mancanza di sostegno economico per oltre il 40% delle imprese
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La pulitura dei carciofi a Campo dei Fiori a Roma (PH: Gabriella Clare Marino)

La chiusura forzata di bar e ristoranti non crea solo dei problemi ai titolari di queste attività ma anche a quelli delle aziende agricole: di queste, una su cinque (18%), sente il peso della riduzione della domanda di prodotti provocata soprattutto dal crollo del turismo e dal taglio degli acquisti da parte dei bar, ristoranti e pizzerie costretti alla chiusura. A dirlo l’analisi della Coldiretti su dati Istat nel periodo tra il 2020 e il 2021.

Ma le preoccupazioni non finiscono qui, tra queste anche l’impatto dell’aumento dei costi di produzione (7,5%) che interessano le materie prime, dai prodotti energetici agli alimenti per il bestiame, con il 6,9% delle aziende che segnala la mancanza di liquidità per fare fronte alle spese correnti. Manca la fiducia per il futuro, il 9,5% delle imprese ritiene che non sia possibile tornare alla situazione antecedente all’emergenza Covid
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D’altronde come ha precisato Coldiretti, “nonostante le difficoltà durante la pandemia più di quattro aziende agricole su dieci (40,8%) non hanno ricevuto secondo l’Istat alcun tipo di sostegno economico statale, europeo o altre forme di aiuto”.
Eppure queste realtà, 740.000 in tutto, non hanno mai smesso di lavorare e possono rivendicare grandi meriti se l’agricoltura italiana oggi è prima in Europa per valore aggiunto ed anche la più green e può contare sulla leadership indiscussa per la qualità alimentare con 313 specialità Dop/Igp/Stg, compresi grandi formaggi, salumi e prosciutti, riconosciute a livello comunitario e 415 vini Doc/Docg. Ed ancora, 5.155 prodotti tradizionali regionali censiti lungo la Penisola, la leadership nel biologico (e nelle biodiversità) grazie a 80.000 aziende ed il primato della sicurezza alimentare mondiale con il minor numero di prodotti agroalimentari con residui chimici irregolari.

“L’emergenza globale provocata dal Covid ha fatto emergere una consapevolezza diffusa sul valore strategico rappresentato dal cibo e sulle necessarie garanzie di qualità e sicurezza - afferma il presidente Coldiretti, Ettore Prandini - per cogliere l’opportunità storica del Recovery Plan abbiamo elaborato e proposto per tempo progetti concreti immediatamente cantierabili per l’agroalimentare con una decisa svolta verso la rivoluzione verde, la transizione ecologica e il digitale in grado di offrire un milione di posti di lavoro green entro i prossimi 10 anni”.

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