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Boom di piadine e arancini, lo street-food piace agli italiani: il 69% lo sceglie in questa estate

Il comparto è aumentato del 48% in 5 anni, ma Coldiretti avverte: “alla crescita del fenomeno si accompagna una perdita del radicamento territoriale”
Coldiretti, ESTATE, STREET FOOD, Non Solo Vino
Boom di piadine e arancini, lo street-food piace agli italiani

Sarà per il prezzo contenuto, oppure perché a volte basta un semplice, e comodo, morso a un panino per scoprire uno spaccato di tradizioni e di sapori locali. In ogni caso lo street-food è entrato con forza nella nostra quotidianità. Già perché sono quasi sette italiani su dieci (il 69%), coloro che hanno scelto di consumare cibo di strada in questa estate, preferendo magari una piadina o un arancino al tradizionale pranzo di pesce seduti in un ristorante sul lungomare. I costi invitanti, in una stagione dove si parla molto del calo di presenze turistiche, ma anche una forma di vendita particolarmente apprezzata, hanno fatto decollare il cibo di strada nella “hit-parade” delle preferenze. Una tendenza che ha generato la nascita di nuove attività stimolando l’imprenditoria giovanile. La passione per il cibo di strada ha infatti favorito la crescita del comparto con 2.915 tra sedi di impresa, sedi secondarie e unità locali attive, in aumento del 48% fra il 2014 e il 2019, secondo i dati della Camere di Commercio. Più di un’attività su quattro, ha sottolineato Coldiretti, è un’impresa femminile (28%) e una su cinque di giovani (21%).
L’indagine firmata Coldiretti/Ixè, su un fenomento favorito dal moltiplicarsi di feste ed iniziative di valorizzazione alimentare nei luoghi di vacanza, evidenzia comunque alcuni spunti interessanti sulle scelte dei consumatori all’interno di un panorama ampio e variegato come quello dello street-food. Il 74% dei buongustai italiani punta sulla tradizione, non a caso tra i prodotti più gettoniati troviamo la piadina, gli arrosticini e gli arancini. Ma c’è anche chi cerca i sapori internazionali come gli hot dog (16%) e i cibi etnici (10%) come il kebab, una categoria che appare comunque in calo rispetto al passato.
“Il fenomeno del cibo di strada - continua la Coldiretti - ha radici molto antiche che risalgono al tempo dei Romani dove gran parte della popolazione era spesso solita gustare i pasti in piedi e velocemente in locali aperti in prossimità della strada. Per questo l’Italia con le sue numerosissime golosità gastronomiche può vantare una tradizione millenaria come dimostrano le diverse specialità locali apprezzate dagli amanti dello street food come gli arancini siciliani, la piadina romagnola, le olive ascolane, i filetti di baccalà romano, gli arrosticini abruzzesi, la polenta fritta veneta, le focacce liguri, il pesce fritto nelle diverse località marittime e gli immancabili panini ripieni con le tipiche farciture locali che vanno dai salumi ai formaggi senza dimenticare la porchetta laziale”.
Attenzione però a un fenomeno che sta prendendo piede, perché cibo di strada non fa automaticamente rima con l’identità di un luogo. “Alla crescita del fenomeno si accompagna - denuncia Coldiretti - una preoccupante perdita del radicamento territoriale e un impoverimento della varietà dell’offerta, ma anche il rischio di uno scadimento qualitativo con preoccupanti riflessi sul piano sanitario. Si assiste, in particolare, ad un progressiva tendenza alla vendita nei centri storici di alimenti lontani dalle tradizioni gastronomiche locali, con un appiattimento e una omologazione verso il basso che distrugge le distintività. Il risultato è che i turisti trovano, da Palermo a Milano, gli stessi cibi di New York, Londra o Parigi a scapito dei cibi più rappresentativi dell’identità alimentare nazionale.
Dal kebab al sushi, dalla frutta esotica a quella fuori stagione, ma anche le caldarroste congelate durante tutto l’anno si trovano ovunque mentre per il baccalà fritto da passeggio a Roma, l’intruglio della Versilia o il panino e milza a Palermo i turisti sono costretti a cercare su internet o nelle guide”. Un aiuto a sostenere il percorso di qualificazione dell’offerta alimentare del settore arriva dagli oltre 1.000 mercati degli agricoltori diffusi grazie alla Fondazione Campagna Amica e in cui è possibile trovare prodotti locali del territorio messi in vendita direttamente dall’agricoltore nel rispetto di precise regole comportamentali e di un codice etico ambientale, sotto la verifica di un sistema di controllo di un ente terzo.

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