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ANALISI

Borgogna, la denominazione più scambiata sul mercato secondario dei fine wine

A inizio 2022 i vini di Borgogna hanno rappresentato a valore il 28,8% degli scambi sul Liv-ex: sorpassata Bordeaux. I numeri del fenomeno
BORGOGNA, ECONOMIA, FINE WINES, LIV-EX, MERCATO SECONDARIO, Mondo
La Borgogna

La Borgogna svela l’annata 2020 in un contesto di enorme crescita, dei prezzi e del prestigioso di un territorio che, dopo anni di “inseguimento”, contende ormai a Bordeaux il primato del mercato dei fine wine. Un “sorpasso” arrivato proprio in questi primi mesi del 2022, in cui i vini di Borgogna hanno rappresentato a valore il 28,8% degli scambi sul Liv-ex, l’indice di riferimento del mercato secondario dei vini da investimento, contro il 25,7% dei vini di Bordeaux. Anche il numero delle etichette scambiate ha toccato un nuovo record: 4.084, segnale tangibile di come, oggi, a puntare sulla Borgogna non sia più solo una cerchia ristretta di forti investitori, ma anche migliaia di piccoli investitori, tanto che il range dei prezzi sulla piattaforma va dalle 24 alle 96.000 sterline per 3 bottiglie.

Un aspetto che, di sicuro, avrà un impatto sul mercato della 2020 di Borgogna riguarda la ciclica scarsità vendemmiale, con la produzione 2021 in calo del 37,5% sulla media degli ultimi 10 anni, condizione che spingerà la corsa alla 2020, annata al contrario molto generosa, con 1,56 milioni di ettolitri (+8,3% sulla media), pur con eccezioni importanti, come in Côte de Nuits e Côte de Beaune, dove, invece, la raccolta del Pinot Nero è stata decisamente al di sotto della media storica. Come prima conseguenza, le allocazioni agli importatori sono avvenute tutte in una sola fase, a prezzi superiori alla 2019, ma inferiori alla 2018, segnando incrementi minori per i vini di fascia più bassa, e maggiori per quelli di fascia più alta. L’idea, come emerge dal report Liv-ex “Burgundy 2020: Stocks and sweet spots”, sembra essere quella di “spalmare” su due anni la sensibile crescita dei prezzi che, con la commercializzazione della 2021, sarà inevitabile, nella consapevolezza che, almeno per ora, il mercato sembra reagire bene, trovando sempre nuove risorse.

Come anticipato, l’annata 2020 della Borgogna arriva in un momento di grande crescita del mercato secondario dei fine wine: nel 2021 il Burgundy 150, l’indice che traccia le performance dei nomi più scambiati di Borgogna, è cresciuto del 31%, più, nello stesso periodo, dell’S&P 500 (+23%), del Dow Jones Industrial (+16,5%) e del FTSE 100 (+8,8%). In vini di Borgogna sono un ottimo investimento, e non da oggi: dal 2003, infatti, il Burgundy 150 è cresciuto del doppio rispetto al Fine Wine 100, raggiungendo, a fine 2021, un nuovo record, a quota 707,49 punti, nonostante due anni pandemia, i dazi imposti dall’amministrazione Trump sulle importazioni in Usa e gli effetti della Brexit, che di certo non hanno favorito gli interscambi.

Anche nel confronto con le altre grandi denominazioni scambiate e tracciate dal Liv-ex la Borgogna emerge con forza: solo lo Champagne 50 ha chiuso con una performance migliore (+41,5%) il 2021, anno in cui la Borgogna ha rappresentato il 22%, a valore, di tutto il vino scambiato (contro il 19,7% del 2019). In Gran Bretagna, mercato che vale la metà degli investimenti complessivi sui vini di Borgogna, la quota nel 2021 è stata addirittura del 31,5%, più di Bordeaux (28,1%). Con la sospensione, e poi la cancellazione, dei dazi, anche il mercato Usa è tornato a correre, con la Borgogna che è arrivata a pesare per il 25,5% degli investimenti in fine wine (dal 15,1% nel 2020).

Investimenti da ogni angolo del mondo, e una curiosità che spinge in alto non solo il numero delle etichette trattate, ma anche quello di comuni e villages di Borgogna al centro dell’interesse dei compratori, tanto che nel 2021 i vini scambiati sul Liv-ex arrivavano da ben 71 Aoc diverse, e se, nel 2020, solo 12 Aoc rappresentavano una quota superiore al 3% del totale dei vini di Borgogna, nel 2021 sono diventate 16. Le Aoc più quotate (in valore) nel 2020 sono state Romanée-Conti (8,3%), Chambertin (6%), Vosne-Romanée (5,8%), Montrachet (4,2%), Musigny (4,2%) e Meursault (3,9% ), mentre nel 2021, Vosne-Romanée (6%) ha superato Romanée-Conti (5,9%), Chambertin (5,9%) e Clos de la Roche (5,2%). Quote più piccole, ma di un mercato più grande, tanto che, ad esempio, il valore totale di Romanée-Conti venduto nel 2021 è stato superiore a quello venduto nel 2020.

Guardando alla Top 10dei produttori di Borgogna più scambiati (in tutto 166, nel 2021, erano 156, nel 2020, e 78, nel 2015), al vertice c’è ovviamente Domaine de la Romanée-Conti, che vale il 23,9% a valore degli scambi, seguito da Domaine Leroy (9,6%), Domaine Armand Rousseau (8%), Domaine Ponsot (6,3%), Maison Leroy (5,1%), Domaine Faiveley (4%), Domaine Georges Roumier (3,5%), Domaine Leflaive (2,9%), Domaine d’Auvenay (2,1%) e Domaine Comte Georges de Vogue (1,9%).

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