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BIRRA DELL’ANNO

Brut Ipa, la birra-champagne conquista anche l’Italia: tutti i trend a “Birra dell’anno”, a Rimini

Il 16 febbraio le premiazioni del miglior birrificio d’Italia. Nel Belpaese i trend più “stravaganti” ancora non prendono piede: vincono Ipa e Iga
BIRRA CHAMPAGNE, BIRRA DELL'ANNO, IPA, Non Solo Vino
Dalla West Coast americana, anche in Italia arriva il trend della Brut Ipa, la birra-champagne

Italia, Paese di cucina regionale e di grandi vini, è da qualche anno spuntato un nuovo prodotto artigianale, che conquista sempre più il cuore (e il palato) di appassionati: la birra. Conosciuta e apprezzata certo non da pochi anni, il fiorire di birrifici artigianali in Italia è un fenomeno da tenere sott’occhio: ma dove, come negli Stati Uniti, è parte integrante della tradizione, ci sono sempre nuovi trend pronti a conquistare mercato e consumatori. L’ultimo, nemmeno a dirlo, ha un occhio puntato sull’Europa del vino, più precisamente alle bollicine di Francia e Italia: dalla West Coast arriva la moda della Brut Ipa, produzioni brassicole caratterizzate da una luppolatura decisa, spiccata secchezza e aspetto limpido, al punto da ricordare la bevibilità di champagne e spumante. Il trend si è “manifestato”, per la prima volta, a “Birra dell’anno”, il concorso birrario promosso dall’associazione di categoria Unionbirrai, che, il 16 febbraio, a Fiera di Rimini, incoronerà il miglior birrificio d’Italia. Il premio, giunto alla sua edizione n. 14, offre anche uno spaccato sulle ultime creazioni dei mastri birrai nostrani.

Se all’estero domina l’esagerazione a tutti i costi - dalle birre con marshmallows a quelle fluorescenti o glitterate - le 1.994 birre presentate al concorso da 327 produttori confermano che in Italia resta il primato delle American Pale Ale (Apa) e India Pale Ale (Ipa) in tutte le loro declinazioni. Che siano d’ispirazione anglosassone o americana, le birre luppolate sono ancora la
passione di produttori e consumatori. Restano protagoniste, inoltre, le birre con ingredienti a km 0, con cereali, miele, castagne e tanta frutta del territorio di appartenenza dei birrifici, e quelle “invecchiate” nelle botti in legno (Barley Wine). Ma, in un Paese radicato alle tradizioni come l’Italia, a vincere è sempre il connubio col vino: ha avuto ampio spazio, infatti, il primo stile autoctono italiano, le Iga (Italian Grape Ale), che prevedono l’aggiunta di vino, mosto o uva nel processo di lavorazione. Suddivise in red e white Grape Ale, a seconda dell’uva utilizzata, sono ormai un must del nostro panorama birrario sempre più apprezzato (e imitato) anche all’estero.

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