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ITALIAN SOUNDING

Coldiretti e Filiera Italia illustrano i numeri dell’Italian Sounding nel mondo

Vale oltre 100 miliardi di euro: a TuttoFood si parla, con il premier Conte, delle nuove sfide del settore per tutelare il made in Italy
Coldiretti, FILIERA ITALIA, ITALIAN SOUNDING, TUTTOFOOD, Non Solo Vino
Gli ultimi prodotti di falso made in Italy scovati nel mondo, portati da Coldiretti in mostra a TuttoFood

Non solo il Parmesan, il San Daniele Prosciutto canadese e le Penne San Remo dall’Australia: quello dell’Italian Sounding è un fenomeno che colpisce tantissimi aspetti dell’italianità, utilizzando impropriamente parole, colori, località, immagini, denominazioni e ricette che richiamano all’Italia per alimenti taroccati che non hanno nulla a che fare con il sistema produttivo nazionale. È il concetto cardine che la Coldiretti, insieme a Filiera Italia, ha portato a TuttoFood, la World Food Exibition di scena alla Fiera di Milano da oggi al 9 maggio. Proprio nella grande fiera dedicata al cibo in ogni sua declinazione, la Coldiretti porta in mostra gli ultimissimi casi di falso made in Italy smascherati sugli scaffali di tutto il mondo, non puntando solo i riflettori sugli ultimi dati, emersi proprio da un’analisi di Coldiretti e Filiera Italia che registra una crescita record del 70% nell’ultimo decennio di produzione di falso italiano, per un valore stimato di 100 miliardi di euro, ma anche e soprattutto individuando le nuove sfide dell’agroalimentare nazionale. E lo farà con una conferenza, proprio a TuttoFood, a cui parteciperà anche il Presidente del Consiglio Giuseppe Conte, che in più occasioni ha ricordato l’importanza della tutela e promozione delle indicazioni geografiche made in Italy. Le imprese agricole italiane e i principali marchi dell’industria alimentare nazionale, riuniti in una storica alleanza, presentano al premier una realtà da primato del ade in Italy nel mondo, ma anche le criticità da affrontare ed i progetti di crescita da realizzare in Italia e all’estero, raccontati, tra gli altri, dal presidente della Regione Lombardia Attilio Fontana, il presidente dell’ICE Carlo Ferro, Paolo De Castro presidente del Comitato Scientifico Filiera Italia, oltre al Consigliere delegato Filiera Italia Luigi Scordamaglia e al Presidente di Coldiretti Ettore Prandini.

A preoccupare è anche, evidenziano Coldiretti e Filiera Italia, l’emergere di misure protezionistiche e la chiusura delle frontiere, a partire dalla minaccia di Trump che mettere i dazi sui prodotti europei con la pubblicazione di un black list dei prodotti europei da colpire, per un importo complessivo di 11 miliardi di dollari. E soprattutto che questa lista comprenda anche importanti prodotti agroalimentari di interesse nazionale, come i vini, tra i quali il Prosecco ed il Marsala, i formaggi, ma anche l’olio di oliva, gli agrumi, l’uva, le marmellate, i succhi di frutta, l’acqua e i superalcolici. Con i dazi, continua la Coldiretti, aumenterebbero i prezzi dei prodotti italiani sul mercato americano e sarebbero più competitive le falsificazioni ottenute sul territorio statunitense e quelle provenienti da Paesi non colpiti dalle misure di Trump. Basta pensare che il 90% dei formaggi di tipo italiano in Usa, sottolinea la Coldiretti, sono in realtà realizzati in Wisconsin, California e New York. Ma il problema è be più esteso di così, e riguarda tutte le categorie merceologiche, come l’olio Pompeian made in Usa, i salumi più prestigiosi, dalle imitazioni del Parma e del San Daniele alla mortadella Bologna o al salame Milano, senza dimenticare i pomodori, come il San Marzano che viene prodotto in California e venduto in tutti gli Stati Uniti. Un pericolo che, precisano le due associazioni, riguarda anche la Brexit: nel caso di uscita della Gran Bretagna senza accordo con l’Unione Europea non sarebbe garantita la stessa tutela giuridica dei prodotti a denominazione di origine che, senza protezione europea, rischiano di subire la concorrenza sleale dei prodotti di imitazione.

E tutto questo accade, afferma la Coldiretti, nonostante il record fatto segnare nelle esportazioni agroalimentari made in Italy che, nel 2018, hanno raggiunto il valore di 41,8 miliardi di euro. Ma, a quanto pare, il successo non basta: oggi più di due prodotti di tipo italiano su tre venduti nel mondo sono falsi.

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