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Cresce nei mercati esteri ed in Italia e guarda al futuro con ottimismo, forte della qualità dei vini, di nuove alleanze (come con lo Champagne), tra nuovi progetti in Cina e l’Unesco: il Gallo Nero nella “Chianti Classico Collection” 2017 a Firenze

Italia
Numeri importanti e tanti progetti in vista per il Chianti Classico

Il “Gallo Nero” del Chianti Classico continua a cantare: nel 2016, anno dei 300 anni dal bando di Cosimo III de Medici che ne definì i confini, uno dei territori più importanti del vino italiano e mondiale ha commercializzato oltre 285.500 ettolitri di vino, il migliori risultato degli ultimi 10 anni, che certifica la salute di una denominazione il cui mercato, dal 2009, anno più difficile della crisi, ha visto le proprie vendite crescere del 48,5%. Un territorio che può essere a ragione definito come un vero e proprio “distretto produttivo” e contare su numeri da “grande impresa”, con un fatturato globale stimabile in oltre 700 milioni di euro, un valore della produzione vinicola imbottigliata di 400 milioni di euro.

“E in cantina abbiamo due vendemmie di altissimo livello, la 2016 e la 2015, di altissima qualità, forse le migliori del decennio, che ci fanno guardare al futuro con grande ottimismo” spiega a WineNews il dg del Consorzio del Chianti Classico al via della “Chianti Classico Collection” 2017, oggi e domani alla Stazione Leopolda di Firenze, con l’anteprima delle annate 2016, 2015 e della Riserva 2014, oltre ai nuovi prodotti certificati Gran Selezione.

E se il mercato n. 1 in assoluto per il Chianti Classico sono gli Stati Uniti, dove finisce il 32% del prodotto (venduto in oltre 130 Paesi del mondo), si conferma per il secondo anno consecutivo anche la crescita nel mercato italiano, che pesa per il 22% del totale. “Un dato importante e che ci conforta, non abbiamo mai abbandonato l’Italia che è un mercato fondamentale, sia per i numeri che per l’immagine”, aggiunge Liberatore.

“Siamo molto soddisfatti dell’affermazione del Chianti Classico nei mercati internazionali e anche del rinnovato interesse del mercato italiano - afferma Sergio Zingarelli, presidente del Consorzio - un risultato che premia il lungo lavoro di rilancio della denominazione svolto negli ultimi anni e culminato con l’introduzione della Gran Selezione, la nuova tipologia di Chianti Classico sul mercato dal 2014.
Un grande vino che ha qualificato ulteriormente la nostra denominazione e ha riscosso grandi successi di critica contribuendo a consolidare il Chianti Classico nella sfera delle eccellenze enologiche mondiali. Abbiamo lasciato alle nostre spalle un anno molto intenso, - continua il Presidente Zingarelli - ricordo, infatti, che il 2016 è stato l’anno del Trecentesimo anniversario della denominazione, un anno pieno di grandi eventi che hanno contribuito a far crescere e consolidare l’immagine dei vini Gallo Nero in Italia e nel mondo. Abbiamo oggi davanti a noi grandi sfide: la costituzione del distretto rurale del Chianti e la candidatura Unesco sono solo due esempi dei progetti di valorizzazione del nostro territorio a cui stiamo lavorando”.

Ma tanti sono i progetti in essere per il consorzio del Gallo Nero. A partire dalla concretizzazione della collaborazioni con il “Comitè Champagne” che, spiega ancora Liberatore, “è nato sulla base si uno storico gemellaggio tra Firenze e Reims, e che ora vede coinvolti anche i nostri due territori vinicoli. Che sarà fondamentale per la condivisione di progetti, visioni e di know how sulla gestione della denominazione, della comunicazione, e ci sarà anche un progetto di ricerca che vedrà coinvolte le Università”, spiega Liberatore.

“Per l’accordo che abbiamo sottoscritto, ringrazio i Sindaci delle città di Firenze e Reims, Dario Nardella e Arnaud Robinet e i due Presidenti del Comité Champagne, Maxime Toubart e Jean-Marie Barillère” - aggiunge Sergio Zingarelli - la nostra collaborazione ci ha visto già insieme lo scorso 24 settembre per celebrare i 300 anni del Chianti Classico e a dicembre abbiamo dato vita ad un patto molto importante che prevede la condivisione delle nostre esperienze nella gestione delle rispettive governance, in materia di tutela legale delle due denominazioni di origine nei paesi terzi (extra UE), nelle politiche di sviluppo turistico e nella valorizzazione del patrimonio culturale delle nostre appellazioni. Entrambi abbiamo infatti tradizioni secolari protette e fatte crescere dal genio e dall’arte, rappresentiamo due paesi che raccontano ogni giorno la bellezza e la straordinaria capacità di saper valorizzare il proprio patrimonio naturale: questo accordo sancisce e rafforza la collaborazione tra due realtà diverse ma basate su valori comuni”.

Ma il 2017 sarà anche l’anno del “Gallo di Fuoco” in Cina, mercato che “ancora è piccolo nei numeri - pesa appena per il 2% per il Chianti Classico - ma su cui investiamo per il futuro perchè non potrebbe essere altrimenti”, spiega ancora Liberatore. E se nel 2016 è stata registrata la traslitterazione in ideogrammi delle parole Gallo Nero, da accompagnare sempre alle parole Chianti Classico in caratteri latini, ora si lavora anche per chiudere la registrazione delle parole Chianti Classico in caratteri cinesi, permettendo l’utilizzo completo del marchio verbale in lingua cinese.

“Un tassello importante, soprattutto per la tutela e la comunicazione dei nostri vini in Cina”, aggiunge Liberatore.


L’operazione, infatti, punta a favorire la penetrazione in un mercato geograficamente e culturalmente distante come quello cinese: i produttori infatti potranno presentare le proprie etichette accompagnandole con gli ideogrammi che univocamente identificheranno i vini del Gallo Nero, mentre i consumatori potranno affidarsi alla dicitura nella propria lingua per riconoscere il Chianti Classico, sinonimo di qualità.

“Secondo l’oroscopo cinese, è iniziato un anno di buoni auspici, sotto il segno del Gallo di Fuoco. Un simbolo importante, il Gallo annuncia il sorgere di un nuovo giorno. E ci auspichiamo che per il Chianti Classico questo anno inauguri davvero l’inizio di un nuovo corso in Cina” dichiara il presidente Sergio Zingarelli, “da parte nostra ci sarà tutto l’impegno possibile, la tenacia è un attributo che i cinesi stessi conferiscono proprio a questo segno: il mercato cinese ha un potenziale incredibile e l’interesse per il vino italiano sta crescendo sempre più. Non mancheremo pertanto di portare in Oriente uno dei simboli più belli del Made in Italy, il vino del Gallo Nero”.

Tornando ai numeri del mercato, dall’indagine sulle vendite del Gallo Nero, risulta una penetrazione commerciale davvero capillare: pur rimanendo spiccata la concentrazione delle vendite nei suoi mercati storici, il Chianti Classico raggiunge mete davvero insolite, al di fuori dalle normali rotte commerciali e in tutti i continenti.

Tra i mercati tradizionali, anche per il 2016 gli Stati Uniti si confermano al primo posto, assorbendo circa il 32% delle vendite totali (+1% rispetto al 2015), seguiti dall’Italia al 22% (+2%) e dalla Germania con il 13% (+1%). A seguire, Canada (8%), Regno Unito e Paesi Scandinavi (entrambi al 5%) e poi Svizzera, Giappone, Benelux, Cina e Hong Kong, Russia e Francia.



Focus - Il Chianti Classico nella “Joint Declaration to Protect Wine Place and Origin” che mette insieme 20 grandi territori del vino del mondo a tutela del legame con in territori di origine

“When it comes to wine, location matters”, ovvero quando si parla di vino, è il luogo che conta”. Così recita lo slogan di apertura del sito origins.wine, che illustra i motivi per cui 20 fra le più prestigiose regioni vitivinicole del mondo hanno sottoscritto un accordo per la protezione e promozione dei nomi e dell’origine dei vini (“Joint Declaration to Protect Wine Place & Origin”). Si tratta di un movimento transnazionale nato nel 2005 per tutelare le denominazioni d’eccellenza e orientare il consumatore di fronte a un’offerta enologica in costante espansione. Una sorta di mappatura mondiale dei territori vocati alla produzione di grandi vini, a cui ha aderito nel 2007 anche il Chianti Classico, unico distretto enologico italiano a sposare il progetto.

Le novità della Declaration che saranno al centro della tavola rotonda di scena domani 14 febbraio nella Chianti Classico Collection alla Stazione Leopolda , per testimoniare il crescente interesse nel mondo per la salvaguardia delle produzioni d’eccellenza e la rinnovata attenzione verso i prodotti di qualità.

Il progetto della Declaration nasce per garantire la riconoscibilità delle produzioni d’eccellenza sui mercati internazionali, fornendo una sorta di garanzia d’identità alle etichette di pregio, prodotte in territori altrettanto prestigiosi. Più che un’organizzazione, si tratta di un’alleanza trasversale che si propone di collaborare con governi locali e con la Comunità Europea affinché vengano offerte maggiori garanzie contro marchi contraffatti ed etichette menzognere.

La storia della Declaration ha origine proprio negli States, dall’alleanza tra alcune aree vocate alla produzione enologica, distribuite tra gli stati di Oregon, New York, Washington, oltre alla rinomata California, le cui etichette sono tra le più conosciute oltre-oceano. Oggi il movimento di protezione internazionale del vino di qualità conta 20 regioni celebri nel mondo, tra cui oltre al Chianti Classico in Italia, Bordeaux, Borgogna e Champagne in Francia, Tokaj in Ungheria, Jerez e Rioja in Spagna, Douro & Porto in Portogallo; Sonoma County, Willamette Valley, Walla Walla Valley, Napa Valley, Washington State Wine, Long Island, Santa Barbara, Oregon e Paso Robles negli USA e per finire dal continente australe, Barossa, Wine Victoria e i vini della Western Australia.

Il Chianti Classico è stata la prima (e fin qui unica) denominazione italiana ad aderire al progetto, sulla scia di una serie di interventi intrapresi per l’internazionalizzazione, ma anche per la tutela del marchio a livello transnazionale.


“Il valore di questa alleanza è incommensurabile - commenta Sergio Zingarelli, presidente del Consorzio Vino Chianti Classico - proprio perché coinvolge alcune delle più prestigiose regioni vitivinicole del mondo a garanzia di un rispetto reciproco per la tutela dei nomi di origine dei vini. E il fatto che questa sensibilità nasca e sia condivisa anche da prestigiose regioni vinicole di oltre-oceano, negli Stati Uniti e in Australia, che sono anche i nostri principali mercati, ci aiuterà sicuramente anche nelle battaglie a tutela dell’origine del prodotto in quei paesi che ancora non riconoscono ufficialmente il valore e l’importanza del concetto di denominazione di origine”.
Per fare un esempio dei “successi” della Declaration, nel 2016, cinque aziende della Napa Valley hanno rinunciato spontaneamente all’utilizzo del nome Porto sulle etichette dei loro vini da dessert fortificati. Inoltre la coalizione è riuscita a proteggere i nomi dei “luoghi dei vini” nel mondo online. I membri della Declaration hanno lavorato con Donuts, concessionario americano per i domini online, su un accordo per garantire che i domini con estensioni .wine e .vin. non venissero usati per confondere o trarre in inganno il consumatore finale. Grazie a questo accordo, il sistema delle denominazioni di origine dei vini europee ha ottenuto una sorta di diritto di prelazione per la titolarità dei domini sopra citati (es chianticlassico.wine e .vin).

Perché quando si tratta di vino, non c’è niente di più importante dell’origine, quell’insieme costituito da territorio, vitigno, forme di coltivazione e clima. E i consumatori hanno diritto di conoscere le vere Origini di ciò che bevono.


“Come il Chianti Classico, la regione dello Champagne vanta secoli di tradizioni maturate e protette durante il tempo,” ha detto Jean-Marie Barillère, copresidente del Comité Champagne. “Questo è il motivo per cui lavoriamo sodo per proteggere il nome dello Champagne dagli abusi del mercato”.

Maxime Toubart, co-presidente del Comité Champagne, ha aggiunto: “tutti i membri dell’Accordo hanno lavorato per produrre regioni vinicole di qualità mondiale e per conservare l’integrità dei nostri vini e terre unici. Assieme al Chianti Classico, allo Jerez, alla Willamette Valley ed alle altre molte regioni vinicole di tutto il mondo, ci impegniamo a educare i consumatori sull’importanza dell’origine”.

“I consumatori meritano di conoscere le vere origini del proprio vino e meritano di poter fidarsi del fatto che l’etichetta la riporti fedelmente assieme ad altre informazioni,” ha detto Harry Peterson-Nedry, ex presidente dell’associazione dei produttori della Willamette Valley. “Le caratteristiche uniche di un vino classico dipendono da dove viene coltivato e, così, non possono essere replicate in nessun altro posto eccetto che quello di origine. Ingannare i consumatori nel credere altrimenti è disonesto e danneggia il mercato mondiale del vino.”

César Saldaña, direttore generale del Consejo Regulador del Vino de Jerez, ha aggiunto: “come membro costituente dell’Accordo, riconosciamo le caratteristiche distintive che rendono ogni regione unica. Ci troviamo uniti con i nostri partner globali nella convinzione che per un vino l’origine sia fondamentale e proteggerne le origini sia l’unico mezzo di assicurare qualità per i consumatori.”

Focus - Il Testo della Declaration:

Dichiarazione congiunta per la protezione del luogo e dell’origine del vino

Dato che è universalmente riconosciuto che sulla terra esistono pochi luoghi veramente straordinari dai quali vengono prodotti grandi vini;

dato che i nomi di questi luoghi vengono stampati sulle etichette, a fianco ai nomi dei produttori, per identificare l’origine del vino stesso;

dato che il vino, più di ogni altra bevanda, ha un valore basato sulla sua associazione con il luogo di origine - e per ottime ragioni;

dato che, ancora prima che la tecnologia moderna ci permettesse di abbinare specifiche definizioni ai suoli, al terreno e ai climi di rilevanti regioni vinicole, i viticoltori erano stati attratti da questi luoghi speciali;

dato che i nomi di questi luoghi sono familiari e sinonimi di qualità;

dato che, rispettosamente, ribadiamo che il luogo di produzione del vino gioca un ruolo molto importante nel processo di selezione da parte del cliente;

dato che siamo inoltre uniti nella nostra convinzione che il nome geografico delle regioni vinicole costituisca il solo diritto di nascita delle uve che vi sono coltivate, e quando questi nomi di luogo appaiono sui vini che non contengono frutta di quelle regioni perdono la loro integrità e la loro rilevanza, diventando vuote parole:

venga deliberato pertanto che noi, in qualità di alcune delle regioni vinicole di punta a livello mondiale, facciamo gruppo coeso nel sostenere gli sforzi per preservare e proteggere l’integrità di questi nostri toponimi, strumenti fondamentali per l’identificazione da parte del consumatore delle grandi regioni produttrici di vino e dei vini che producono.

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