Crescono le “quote rosa” nell’agricoltura italiana, una delle più virtuose a livello continentale con la viticultura che gioca un ruolo da leader. Sono poco più di 400.000 le aziende agricole in Italia condotte da donne, un terzo del totale, una percentuale in linea con la media Ue. In particolare, Romania (leader in Europa con oltre 1 milione di aziende agricole) e Italia, concentrano quasi 1,5 milioni di imprese guidate da donne, oltre la metà delle 2,7 milioni di aziende al femminile nell’Unione Europea. I risultati economici premiano tuttavia “a metà” l’imprenditoria agricola in rosa. Perché se si è registrata una generale crescita del reddito negli ultimi dieci anni per le aziende al femminile, questo è ancora del 42% inferiore rispetto a quello delle aziende gestite da uomini.
In questo contesto, per l’imprenditoria agricola in rosa, la viticoltura femminile spicca come un’isola felice: non solo cresce, in contrasto ai risultati delle aziende vitivinicole gestite da uomini, ma la viticoltura è l’unico settore in cui non c’è “gender gap”. A fare lo spaccato sull’imprenditoria agricola femminile in Italia e tratteggiare le disparità di genere che ancora la penalizzano, è la ricerca elaborata dal Centro Studi di Confagricoltura, con il Crea, nel convegno “L’Agricoltura è Donna. Leadership femminile per coltivare il futuro”, promosso oggi da Confagricoltura Donna a Roma. Dove Alessandra Oddi Baglioni, presidente Confagricoltura Donna, ha presentato anche “Il Documento di Roma”, manifesto che chiede più attenzione all’imprenditoria femminile da parte delle istituzioni, rappresentate in sala dal Sottosegretario del Ministero dell’Agricoltura, Patrizio Giacomo La Pietra. Dal confronto è emersa la necessità di politiche concrete per colmare i divari ancora esistenti e sostenere lo sviluppo delle imprese agricole guidate da donne, migliorando al contempo la qualità della vita nei territori rurali. Nel nostro Paese, l’agricoltura è un “presidio storico” con un tasso di femminilizzazione sopra la media (22,2% - Centro Studi delle Camere di Commercio Guglielmo Tagliacarne).
“Non siamo qui soltanto per celebrare un’identità o per ribadire un principio giusto - ha osservato Oddi Baglioni - siamo qui per compiere un passo avanti, per dare forma politica a una consapevolezza ormai matura. Quali strumenti si devono dare per rendere effettiva la parità? Quali politiche servono per sostenere il lavoro, l’impresa, l’innovazione, il welfare, le infrastrutture? È dentro questa domanda che si colloca il manifesto di Roma. Il cuore del documento di Roma è tutto qui: dire che non basta riconoscere il valore delle donne se non si agisce sulle condizioni reali che ancora limitano questo valore”. Sono sette i punti chiave del “Manifesto di Roma” illustrati dalla presidente Oddi Baglioni: riconoscere pienamente il ruolo delle donne nell’agricoltura; ridurre il divario tra aree urbane e aree rurali; rafforzare la leadership femminile e la partecipazione sostanziale alla governance; sostenere l’imprenditoria agricola femminile con strumenti adeguati e accessibili; promuovere innovazione, formazione e conoscenza come beni accessibili; valorizzare il ruolo sociale, ambientale ed economico dell’agricoltura femminile; costruire una nuova politica agricola realmente inclusiva. La presidente Confagricoltura Donna ha inoltre chiesto al sottosegretario La Pietra di istituire un ufficio che si occupi di imprenditoria femminile. Che ci sia molto da lavorare sul piano del gap di genere nell’imprenditoria agricola lo dimostrano altri dati emersi dalla ricerca Confagricoltura-Crea. In particolare, nel 2023, anno in cui il reddito delle imprenditrici agricole ha segnato un calo dopo anni di continua crescita, il “gender gap” è risalito oltre il 40%. Anche a livello Pac, i beneficiari sono donne per il 31% ma ricevono solo il 15% dei pagamenti. In Italia la percentuale dei pagamenti indirizzati alle aziende gestite da donne è inferiore alla media comunitaria. Il sottosegretario Patrizio Giacomo La Pietra ha osservato che “a livello istituzionale, come sapete, si è scelto convintamente di destinare molte risorse all’imprenditoria femminile. Ma non basta. Bisogna fare in modo che nel mondo agricolo, che è un mondo che si sviluppa soprattutto nelle zone interne, ci siano quei servizi essenziali da poter dare alle donne per fare attività. I servizi essenziali sono tanti, ci sono quelli sanitari, scolastici, asili, cioè strutture che possono permettere alle donne di avere la possibilità di poter lavorare liberamente. Ecco, partendo da questi presupposti, io posso fare solo un plauso, quindi, alle iniziative come quella a cui stiamo prendendo parte oggi”.
Anche il presidente di Confagricoltura, Massimiliano Giansanti, ha sottolineato il ruolo cruciale dell’imprenditoria femminile in agricoltura: “oggi il ruolo delle delle donne all’interno delle imprese familiari è fondamentale - ha osservato Giansanti - sono il fulcro, il centro, il motore delle nostre famiglie. Le storie, le tradizioni, ovviamente, passano dalla capacità di un’impresa di rimanere unita e sono soprattutto le mamme che mantengono unite le famiglie. E oggi abbiamo bisogno, nella narrazione di un cibo sempre più fondamentale, costruire anche un modello agricolo in cui venga valorizzato sempre più il ruolo delle donne all’interno delle nostre imprese”. Nella ricerca Confagricoltura-Crea è emersa anche la peculiarità di aziende “rosa” tendenzialmente più piccole di quelle guidate da uomini, di un’estensione fino ai cinque ettari, sia in Italia sia in Europa, ma con una Sau (Superficie Agricola Utilizzata) in crescita molto più rispetto a quella dei colleghi (in Italia, + 12,5% per le donne; +2,9% per gli uomini). Inoltre, nelle aziende a guida femminile, il grado di meccanizzazione è superiore e presenta un tasso di crescita nell’ultimo decennio quasi doppio rispetto a quelle gestite da uomini. L’intensità di lavoro è più elevata ed è diminuita meno negli ultimi dieci anni.
Il segreto del successo della viticoltura femminile, secondo Michela Marenco, che, con le sorelle Patrizia e Doretta, gestisce Marenco Vini, l’azienda di famiglia nel Monferrato, è la capacità di aggregazione delle imprenditrici donne. “Abbiamo lavorato tanto - ha detto a Winenews - esiste un’Associazione delle Donne del Vino che è nata tanti anni fa. Le donne sanno lavorare in gruppo, sappiamo lavorare per crescere. Quindi il segreto è questo: noi imprenditrici ci scambiamo informazioni, parliamo, sappiamo lavorare, siamo concrete e ciò, secondo me, è un gran valore”. Alla tavola rotonda, con focus sulla leadership femminile nel settore primario, è intervenuta anche Martina Dal Grande della Società Agricola Dal Grande, che conferisce uve ai produttori di Prosecco Superiore Conegliano Valdobbiadene Docg. “Nel mio territorio - ha detto Dal Grande - vediamo che il numero di imprenditrici a capo delle aziende agricole è quasi maggiore rispetto agli uomini. Parliamo di realtà nella maggioranza di piccole dimensioni, in cui la figura femminile sicuramente sta portando un’impronta molto forte, di grande attenzione anche al territorio, in definitiva molto positiva”.
La giornata ha assunto un valore ancora più significativo dal momento che il 2026 è stato proclamato, dalle Nazioni Unite, “Anno Internazionale della Donna Agricoltrice”, un riconoscimento che rafforza la consapevolezza del ruolo essenziale delle donne per la sicurezza alimentare, la resilienza dei sistemi produttivi e la coesione delle aree rurali. Tuttavia, è stato evidenziato, il riconoscimento non è sufficiente: restano nodi strutturali da affrontare, a partire dall’accesso a terra, credito, formazione, innovazione e servizi.
Focus - I sette punti chiave del Manifesto “Il Documento di Roma” by Confagricoltura Donna
1. Riconoscere pienamente il ruolo delle donne nell’agricoltura
2. Ridurre il divario tra aree urbane e aree rurali
3. Rafforzare la leadership femminile e la partecipazione sostanziale alla governance
4. Sostenere l’imprenditoria agricola femminile con strumenti adeguati e accessibili
5. Promuovere innovazione, formazione e conoscenza come beni accessibili
6. Valorizzare il ruolo sociale, ambientale ed economico dell’agricoltura femminile
7. Costruire una nuova politica agricola realmente inclusiva
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