6 a 3 e palla al centro: i dazi imposti da Trump poco meno di un anno fa sui prodotti di tutto il mondo, Unione Europea (e vino) inclusi, sono illegittimi. Così ha deciso, a larga maggioranza, la Corte Suprema, secondo cui il presidente americano “non può imporre i dazi in base all’International Emergency Powers Act, quello a cui ha fatto ricorso il presidente per giustificare i dazi del “Liberation Day””, confermando di fatto quanto già stabilito a settembre 2025 dalla Corte d’Appello (come avevamo riportato qui ), alla quale si erano rivolte contro i dazi, diverse realtà di 12 Stati Americani, tra cui, dal mondo del vino, la newyorkese Vos Selections, da sempre in prima fila contro i dazi e per un commercio del vino libero da tariffe e balzelli. Notizia che, in qualche modo, era attesa, questa, e la cui portata ed i cui effetti sono ancora tutti da capire, ma che è un nuovo shock per i mercati, in attesa di capire come si muoverà la Casa Bianca, che non ha ancora commentato.
Tanti gli scenari che si aprono adesso: tra chi ipotizza che Trump troverà altri appigli legali per mantere in vigore i dazi o per reintrodurli comunque con qualche nuova formula, e chi, invece, già esulta ed ipotizza addirittura azioni legali per risarcimenti che avrebbero, ovviamente, una portata economica di decine di miliardi di dollari, difficile da ipotizzare.
Con il vino europeo ed italiano (così come tutto il made in Italy, del resto), che sta alla finestra per capire cosa succederà nel suo primo mercato mondiale, in cui i dazi (al 15%, tutt’ora in vigore), insieme al cambio euro-dollaro, hanno pesato eccome, visto che, nei primi 11 mesi 2025, le esportazioni verso gli State sono diminuite del -8% in valore, a 1,62 miliardi di euro, e -5,7% in volume a 312,2 milioni di litri. E con il rischio concreto che, come già successo ad inizio 2025, in un quadro di grande incertezza, tutto si fermi ancora una volta, in attesa di novità.
“Prendiamo atto della sentenza della Corte Suprema degli Stati Uniti e la stiamo analizzando con attenzione. Rimaniamo in stretto contatto con l’Amministrazione degli Stati Uniti, mentre cerchiamo chiarezza sulle misure che intendono intraprendere in risposta a questa sentenza”, ha commentato, intanto, un portavoce dell’Unione Europea. “Le imprese su entrambi i lati dell’Atlantico dipendono dalla stabilità e dalla prevedibilità nel rapporto commerciale. Perciò continuiamo a sostenere tariffe basse ed a lavorare per ridurle” ha aggiunto il portavoce.
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