02-Planeta_manchette_175x100
Consorzio Collio 2024 (175x100)
ATTUALITÀ

Dazi Usa su vini e spirits, la Francia trema: “diminuzione dell’export per 800 milioni di euro”

Nel 2024 il totale delle esportazioni negli States pari a 3,8 miliardi di euro. Proposto alla Commissione Ue un accordo di commercio reciproco ed equo
COMMISSIONE UE, DAZI, DONALD TRUMP, FRANCIA, presidente usa, UE, URSULA VON DER LEYEN, USA, VINO FRANCESE, Mondo
Dazi Usa su vini e spirits, anche la Francia trema

Il “terremoto” scatenato dall’annuncio di Donald Trump sull’imminente arrivo dei dazi anche sui prodotti europei - la “tassa” per il Vecchio Continente è del 20% - non poteva ovviamente lasciare indifferente la Francia, prima potenza enoica al mondo in valore, primato che vale anche singolarmente in riferimento agli Stati Uniti, Paese dove l’Italia fa invece da guida in termini di volumi. Francia e Italia, infatti, dominano gli acquisti di vino dagli Usa, basti pensare che le importazioni 2024 si sono concentrate fortemente Oltralpe (2,5 miliardi di dollari) e nel Belpaese (2,2 miliardi di dollari, +6,5%) coprendo il 70% delle importazioni degli States. L’annuncio del Presidente Usa Trump ha lasciato il segno e scatenato le varie reazioni del comparto. Ad iniziare dalla Fédération des exportateurs de vins & spiritueux de France (Fevs), realtà che rappresenta l’85% di vini e spirits francesi esportati, che prevede una diminuzione delle esportazioni di circa 800 milioni di euro in Francia a causa dei dazi per vini e liquori e di 1,6 miliardi di euro per l’Ue-27. Per il presidente della Fevs, Gabriel Picard, “questo scontro tariffario crea solo perdenti, sia in Europa che negli Stati Uniti. Le nostre controparti americane, con cui abbiamo lavorato per decenni, stanno trasmettendo questo messaggio anche alle autorità americane”.
Questa mattina la presidente della Commissione Europea, Ursula von der Leyen, pur annunciando una pronta reazione alla decisione degli Usa, ha aperto le porte anche alla “negoziazione”. La Fevs ha sottolineato l’importanza di mantenere un dialogo bilaterale aperto e costruttivo, incentrato su un’agenda positiva sulle questioni commerciali transatlantiche. Picard ha affermato che “abbiamo proposto alla Commissione Europea un accordo di commercio reciproco ed equo su vini e alcolici. Ci auguriamo che la Commissione lo includa immediatamente nella sua agenda per le discussioni con gli Stati Uniti, in modo che, insieme agli alcolici, i vini possano contribuire a costruire una relazione commerciale positiva tra gli Stati Uniti e l’Unione Europea”.
Tra le voci del settore si è alzata anche quella della Confédération nationale des producteurs de vins et eaux-de-vie de vin à appellations d’origine contrôlées (Cnaoc) che rappresenta tutti i viticoltori che producono vini a denominazione di origine (Aoc). Ricordando un periodo già complicato per il vino francese con quasi 50.000 ettari già sradicati e fenomeni che impattano sul settore come inflazione, rischi climatici, calo dei consumi e cessazioni di attività. Il mercato negli Stati Uniti vale per la Francia il 24,5% delle esportazioni in valore pari, nel 2024, a 3,8 miliardi di euro per quanto riguarda vini e spirits. Ma le conseguenze dei dazi non saranno uguali per tutte le regioni produttive francesi. Anthony Brun, vicepresidente Cnaoc e presidente Union Générale des Viticulteurs pour l’Aoc Cognac (Ugvc), ha sottolineato che “per gli alcolici (Cognac e Armagnac), si tratta di un disastro di dimensioni inimmaginabili. Oltre alla disputa con la Cina, queste tasse metteranno in grande difficoltà il nostro settore, con il rischio di cessazioni a catena delle attività, in particolare nella Charentes”. Preoccupazione è stata espressa anche da Bordeaux, uno dei territori del vino più prestigiosi al mondo, ma che ha anche risentito maggiormente dei venti di crisi: “gli Stati Uniti - ha detto Jean-Marie Garde, segretario generale Cnaoc e presidente Fédération des Grands Vins de Bordeaux (Fgvb) - sono il nostro primo mercato d’esportazione in volume e valore (quasi 30 milioni di bottiglie per oltre 435 milioni di euro); l’impatto commerciale di questa tassa non può essere valutato in questa fase, anche se da diverse settimane assistiamo a cancellazioni o blocchi degli ordini da parte degli esportatori”. A livello economico la notizia allarma un settore che genera 440.000 posti di lavoro diretti e indiretti per il vino e 70.000 posti di lavoro per il settore degli alcolici: l’intero ecosistema del vino (produttori di bottiglie, produttori di etichette e scatole, servizi di trasporto e logistica) sarà colpito da questa carenza. Ma le conseguenze si prevedono anche per il panorama distributivo del vino negli Stati Uniti, dall’importatore al rivenditore fino ai ristoratori ed ai consumatori. Bauer ha concluso con un augurio: “c’è ancora tempo per negoziare. Incoraggiamo fortemente la Commissione Europea ad aprire negoziati equi e pacifici per permetterci di ottenere una riduzione di questa tassazione per mantenere i flussi commerciali più necessari che mai nel contesto che stiamo vivendo. Nel breve termine, non saremo in grado di compensare i deficit commerciali aprendo a mercati sostitutivi. Gli Stati Uniti rappresentano il principale mercato in valore per il settore; ci vorranno anni per trovare un pari livello di valutazione in altri Paesi. Chiediamo soluzioni vantaggiose per tutti su entrambe le sponde dell’Atlantico”.
Per Jean-Marie Fabre, presidente Vignerons Indépendants, come riporta “Vitisphere”, il 20% dei dazi “determinerà direttamente un calo dei vini venduti negli Stati Uniti, penalizzando il settore. Ci sono già state delle cancellazioni e questo di fatto porta a delle trattative. Da una settimana i viticoltori mi dicono che, viste le voci di tasse intorno al 20%, gli importatori stanno discutendo su come ripartire l’aumento dei dazi tra importatori, distributori e produttori e questo significa un calo dei margini”. Ma c’è un altro pericolo, per Fabre, ovvero “che questa politica economica americana peserà sul commercio internazionale, provocando una guerra aperta in tutti i settori industriali. Al momento degli annunci di Donald Trump, si è verificato un calo significativo nei mercati azionari aperti. Esiste un rischio globale di inflazione, recessione e perdita del potere d’acquisto delle famiglie, ciò avrà molteplici impatti sul nostro settore. Le conseguenze di una recessione economica globale potrebbero essere altrettanto pericolose per il settore quanto i dazi del 20%”.

Copyright © 2000/2025


Contatti: info@winenews.it
Seguici anche su Twitter: @WineNewsIt
Seguici anche su Facebook: @winenewsit


Questo articolo è tratto dall'archivio di WineNews - Tutti i diritti riservati - Copyright © 2000/2025

Altri articoli