Un termine massimo di 30 giorni per la pubblicazione online, che collega di fatto la recensione all’effettiva fruizione del servizio, con presunzione di autenticità se accompagnati da ricevuta fiscale e vietando esplicitamente la compravendita anche tra piattaforme e motori di ricerca online. Con il Disegno di Legge sulle Pmi, definitivamente approvato dal Senato, nei giorni scorsi, dopo le modifiche alla Camera e per il quale si attende ora la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale e il decreto attuativo, il Governo stabilisce requisiti vincolanti per liceità delle recensioni online, garantendo trasparenza ed autenticità a tutela non solo degli operatori del settore, ma anche dei consumatori e con l’obiettivo ultimo di arginare il fenomeno delle false recensioni. Spetterà poi all’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato il compito di emanare le linee guida operative e di vigilare sull’applicazione della normativa.
“L’approvazione di questa legge è un atto di civiltà e un primo passo per dotarci di strumenti normativi più adeguati ad affrontare le sfide del mercato contemporaneo - ha commentato Lino Stoppani, presidente Fipe-Confcommercio - la battaglia contro le false recensioni è una premessa necessaria per costruire e rafforzare fiducia tra le imprese e i consumatori”. Soprattutto per quelle Pmi attive nel campo della ristorazione, che in un Paese ad alto tasso turistico come l’Italia sono sempre più dipendenti da piattaforme di recensioni e motori di ricerca online: una vera e propria “reputazione digitale” da costruirsi, ma anche da salvaguardare.
Per un Ddl che, in generale, contiene misure rilevanti anche in ambito sociale e sindacale, tra cui l’istituzione del Fondo per la salvaguardia dei livelli occupazionali, l’agevolazione per il part-time incentivato a supporto del ricambio generazionale, ma anche l’aggiornamento delle regole per la produzione della birra italiana: il decreto attuativo, infatti, andrà a definire caratteristiche analitiche e requisiti qualitativi aggiornati per le diverse tipologie di birra, archiviando definitivamente una normativa ferma al 1970 (con il Dpr 1498/1970, ndr). “È un passaggio storico per il nostro settore - sottolinea a tal proposito Vittorio Ferraris, dg Unionbirrai, l’associazione di categoria dei piccoli birrifici indipendenti italiani - finalmente si apre la strada a una normativa coerente con l’evoluzione produttiva, con gli standard europei e con la crescente qualità delle produzioni italiane”.
Il provvedimento definisce, inoltre, gli operatori della distribuzione di prodotti alimentari attivi nel settore Horeca e determina la percentuale minima dei ricavi per ottenere la qualificazione, e integra anche il Fondo Salvaguardia Imprese che passa da misura volta principalmente alla difesa e tutela del made in Italy a leva strategica per la competitività dei Marchi Storici: non più soltanto uno strumento di salvataggio diretto per le imprese italiane in difficoltà, ma un bacino a cui possono accedere le aziende titolari di Marchio Storico (tra cui figurano, per esempio, grandi nomi del vino italiano come il socio fondatore Marchesi Antinori e gli associati Berlucchi, Gruppo Frescobaldi, Marchesi di Barolo, Piccini, Tasca d’Almerita e Valdo) per rilevare altre aziende in crisi, purché italiane, composte da più di 20 dipendenti e operanti in un settore omogeneo. La riforma, infatti, secondo Marchi Storici, “mantiene la funzione di tutela occupazionale del Fondo, ma la affianca a una logica di sviluppo industriale, e non di solo salvataggio, promuovendo la nascita di poli produttivi più solidi, sinergici e competitivi”.
Soddisfazione, infine, è stata espressa anche da Confartigianato, Cna e Casartigiani per un Ddl che adegua la disciplina alle mutate esigenze del mercato e all’evoluzione tecnologica e che valorizza la figura dell’imprenditore artigiano, a partire dal termine “artigiano” che potrà essere utilizzato esclusivamente per prodotti e servizi realizzati da imprese regolarmente iscritte all’Albo delle imprese artigiane.
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