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IL FUTURO DEL CIBO

Food System Summit dell’Onu: allarme land grabbing. I terreni fertili in mano ai Paesi ricchi

Coldiretti: “il paradosso che chi produce cibo, con l’allevamento e la coltivazione, non è in grado di averne a sufficienza per sfamare la famiglia”
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Terreni coltivati nella foto di Carlo Verso via Unsplash

Oggi a New York si è aperto il Food System Summit dell’Onu, il vertice sui sistemi alimentari, tematica sempre più di attualità. Perché la povertà nel mondo è anche sinonimo di mancanza di cibo che si concentra soprattutto in alcune zone. Il 75% delle persone che soffrono la fame vivono nelle aree rurali (un dato citato nel Summit) “con il paradosso che chi produce cibo, con l’allevamento e la coltivazione, non è in realtà in grado di averne a sufficienza per sfamare la propria famiglia per effetto delle speculazioni in atto sui prezzi alimentari e sulla terra”. Una situazione denunciata dalla Coldiretti per il vertice a cui è intervento anche il Presidente del Consiglio Mario Draghi.
La pandemia ha accelerato le cose in modo negativo. Gli scambi commerciali ridotti al minimo, ma anche, sottolinea ancora Coldiretti, “accaparramenti, speculazioni e incertezza per effetto delle manovre finanziarie sul cibo che stanno “giocando” senza regole sui prezzi delle materie prime agricole dove hanno provocato una grande volatilità impedendo la programmazione e la sicurezza degli approvvigionamenti in molti Paesi”.
L’accaparramento di terreni fertili da parte dei Paesi ricchi ma anche la tendenza a potenziare le riserve interne per il timore di nuove chiusure a causa della pandemia hanno innescato un cortocircuito che pesa sulle quotazioni delle produzioni sui mercati mondiali con rincari del 32% rispetto allo scorso anno secondo l’ultimo indice della Fao di agosto. “A pesare è il fatto che - denuncia la Coldiretti - sono saliti a oltre 93 milioni gli ettari di terra coltivata nel mondo sottratti ai contadini dalle nazioni avanzate e dalle multinazionali per speculazioni che stravolgono produzioni secolari e sistemi socio economici locali, il cosiddetto land grabbing. In cima alla graduatoria dei Paesi che si sono accaparrati nel mondo più terre la Cina (14 milioni di ettari), seguita da Canada (11 milioni di ettari), Stati Uniti (10 milioni di ettari), Gran Bretagna (9 milioni di ettari), Svizzera (8 milioni di ettari), Singapore (5 milioni di ettari), Spagna (4 milioni di ettari), Belgio (4 milioni di ettari), Giappone (4 milioni di ettari) e India (2 milioni di ettari) secondo l’analisi Coldiretti sull’ultimo rapporto Focsiv sul fenomeno. Sul totale delle terra oggetto di land grabbing quasi un terzo (31 milioni di ettari) è concentrato in Sud America, altrettanto in Africa (30,5 milioni di ettari) e a seguire Europa Orientale (19,5 milioni di ettari), Asia (9 milioni di ettari) e Oceania (3,4 milioni)”.
Un rischio che non lascia indifferente l’Italia che in 25 anni ha perso più di un terreno agricolo su quattro, a causa di un modello di sviluppo sbagliato che ha causato la scomparsa del 28% delle campagne. Un danno non solo per il fabbisogno nazionale ma anche di immagine. Coldiretti ha spiegato che la nostra superficie agricola utilizzabile si è già ridotta ad appena 12,8 milioni di ettari a causa della cementificazione e della scomparsa dei terreni fertili che pesa sull’approvvigionamento alimentare ma anche sul dissesto idrogeologico perchè i terreni non riescono ad assorbire l’acqua. Un forte campanello di allarme se si considera che il territorio italiano conta 7.252 i comuni, il 91,3% del totale, a rischio idrogeologico secondo dati Ispra.
“Per combattere le nuove speculazioni e tutelare i terreni agricoli i giovani agricoltori della Coldiretti hanno anche lanciato la petizione contro i pannelli solari mangia suolo per combattere il rischio idrogeologico di fronte ai cambiamenti climatici e spingere il fotovoltaico pulito ed ecosostenibile sui tetti di stalle, cascine, magazzini, fienili, laboratori di trasformazione e strutture agricole con il via alla raccolta firme”, così il Delegato dei Giovani di Coldiretti, Veronica Barbati, in vista della mobilitazione di Youth4Climate che anticipa la riunione dei Ministri della Cop26, la conferenza mondiale dell’Onu sui cambiamenti climatici in programma a Glasgow dall’1 al 12 novembre.

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