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60 MILIONI DI EURO

“Generazione Terra”, Ismea finanzia l’accesso ai terreni agricoli per i giovani

Rilanciata le misura di investimento per chi già fa impresa, ma anche per giovani startupper che partono da zero (con titoli di studio specifici)
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“Generazione Terra”, Ismea finanzia l’accesso ai terreni agricoli per i giovani

Per far davvero tornare alla terra i giovani, come si dice spesso in Italia, servono investimenti, che spesso, i giovani, proprio perchè all’inizio di un percorso imprenditoriale, difficilmente possono fare da soli. Basti pensare che, secondo l’ultima indagine annuale del Crea sul mercato fondiario, mediamente il prezzo di acquisto dei terreni in Italia sfiora i 21.000 euro ad ettaro (con un differenziale molto accentuato tra il nord della Penisola e le altre aree: si va dai 42.300 euro ad ettaro nel Nord Est ai 29.100 del Nord Ovest, ai 15.000 euro nel resto d’Italia, sebbene vi siano fluttuazioni estremamente elevate sui valori medi a seconda dei territori e delle specificità dei terreni stessi, con quotazioni che vanno dai 350.000 ai 750.000 euro ad ettaro per i meleti del Trentino Alto Adige tra Val d’Adige, Val Venosta e Val di Non, che oscillano tra 160.000 e 500.000 euro ad ettaro per quelli dedicati alla floricoltura in Liguria, tra San Remo e la Piana di Albenga, passando per i vigneti, dove i valori possono oscillare dai 10-15.000 euro a Cannonau Doc nell’Ogliastra, in Sardegna, agli 1,5 milioni di euro ad ettaro a Barolo, nelle Langhe).
E va in questo senso la misura “Generazione Terra”, la misura messa in campo da Ismea (Istituto di Servizi per il Mercato Agricolo Alimentare), che finanzia fino al 100% del prezzo di acquisto di un terreno agricolo da parte di giovani che intendono ampliare la superficie della propria azienda agricola, acquistare un terreno già condotto in affitto o comodato d’uso ovvero avviare una nuova iniziativa imprenditoriale in agricoltura. Una misura che riguarda 100.000 ettari di terreni agricoli in tutta Italia, e rinnovata rispetto al passato, a partire dal fatto che a prendervi parte non saranno solo giovani imprenditori agricoli (under 41) che voglio ampliare la superficie della propria attività già in essere, ma anche giovani startupper (under 35 anni) con titolo di studio superiore in campo agrario o di laurea, e giovani startupper con esperienza (under 41 anni) in campo agrario dimostrata dall’appartenenza a casse previdenziali o ordini professionali di settore. A seconda della tipologia di soggetto, i massimali di intervento sono di 1,5 milioni di euro in caso di giovani imprenditori agricoli e giovani startupper con esperienza, e di 500.000 euro, in caso di giovani startupper con titolo. Tecnicamente, l’operazione si attua con l’acquisto del terreno da parte di Ismea e la contestuale rivendita al giovane che si obbliga a rimborsare ratealmente il prezzo; a garanzia dell’operazione è iscritto sul terreno un patto di riservato dominio (Prd) in favore dell’Istituto. Nel caso in cui il valore del terreno superi i massimali di intervento, l’operazione può realizzarsi, nei limiti dei massimali stessi, con la concessione di un mutuo ipotecario, con iscrizione di ipoteca di primo grado per un valore cauzionale complessivo pari al 120% dell’importo del finanziamento concesso. Il portale per la presentazione delle domande è aperto a partire dalle ore 13.00 di oggi. Le domande saranno istruite secondo l’ordine cronologico di arrivo sino ad esaurimento della dotazione finanziaria complessiva pari a 60 milioni di euro. La durata dell’operazione arriva a 30 anni, di cui al massimo 2 di preammortamento, e prevede un tasso di interesse, fisso o variabile (a scelta del giovane), ancorato ai valori di mercato e dipendente dal profilo di rischio del richiedente.
“Generazione Terra”, spiega ancora Ismea, riserva ai Giovani Startupper (con titolo o con esperienza) un premio di primo insediamento di 70.000 euro per abbattere, fino al 70%, l’importo delle rate di prezzo con scadenza nei primi 5 anni del piano di ammortamento. Il premio viene erogato in due tranche: per un massimo del 60% all’atto della concessione dell’aiuto e per il restante 40% dopo l’accertamento, da parte di Ismea, dell’avvenuta realizzazione del piano aziendale. Inoltre, la misura prevede la riduzione del 50% degli oneri (fiscali e notarili) che assistono l’operazione, le spese di istruttoria limitate ad euro 500, e agevolazioni fiscali della piccola proprietà contadina. In sintesi, è il quadro della misura “Garanzia Terra”, presentata oggi a Roma, alla presenza del Ministro dell’agricoltura e della Sovranità Alimentare, Francesco Lollobrigida, e che torna operativa dopo che, dal 2019, “anche in considerazione della crisi economica connessa all’emergenza sanitaria da Covid-19, l’Istituto ha deciso di sospendere gli interventi fondiari, privilegiare le misure per la liquidità delle imprese e riprogettare le finalità, le modalità operative e i requisiti di accesso ad nuovo strumento di intervento”. Ma ora si deve tornare ad investire, anche attraverso uno strumento che, dal 2010 al 2019 (ultimo anno di attivazione del bando per le operazioni fondiarie Ismea dedicate esclusivamente al primo insediamento), ha contribuito alla creazione di 746 aziende agricole a conduzione giovanile, per una superficie complessiva di oltre 27.000 ettari ed un importo finanziato di 473 milioni di euro. Con la maggior parte delle operazioni finanziate ricadono in Sicilia e in Puglia che, da sole, rappresentano oltre la metà delle aziende agricole nate grazie all’intervento Ismea.
“Si riparte con questo progetto - ha detto, a WineNews, il Ministro Lollodrigida - per dare ai giovani che hanno passione e buone idee la possibilità di sviluppare l’agricoltura, con risorse finanziarie ed economiche per consentire l’acquisto e l’utilizzo dei terreni. La novità è guardare non solo all’economicità di oggi, ma anche del futuro, con l’utilizzo di terre delle aree interne che magari sono state abbandonate, che oggi magari non sono economicamente vantaggiose, ma che in futuro, puntando su qualità e tipicità del prodotto potrebbero diventare degli eccezionali portatori reddito, sviluppo, tutela dell’ambiente e delle tradizioni che hanno preservato la nostra cultura e distinto l’Italia come paese della grande biodiversità, ma anche della grande varietà culturale, che ci invidiano tutti”.
Un intervento che si inserisce in un quadro di ricambio generazionale dell’imprenditoria agricola italiana che, la netto dello spesso sbandierato “ritorno dei giovani italiani alla terra”, contrappone altrettanto spesso il dato di fatto che, senza manodopera straniera, l’agroalimentare made in Italy nel suo complesso rischierebbe di fermarsi. “Il coinvolgimento dei giovani nel settore agricolo è un obiettivo della Politica Agricola Comune (Pac) europea ed una sfida importante per l’Italia. Mentre il tasso di disoccupazione giovanile raggiunge livelli molto elevati - spiega Ismea - ampie parti del territorio sono interessate dallo spopolamento, dall’invecchiamento della popolazione e dalla contrazione dell’attività agricola, creando squilibri sociali ed economici e l’abbandono dei terreni, con gravi conseguenze anche ambientali. Secondo i dati contenuti nell’ultimi rapporto Ismea-Rrn “Giovani e agricoltura” nelle aree rurali il numero dei giovani si è ridotto del 44% negli ultimi 10 anni, ponendo a rischio la tenuta demografica e socioeconomica di interi territori. Anche il ruolo del capo azienda “giovane” (fino a 40 anni) in agricoltura, come rivelano i dati dell’ultimo censimento dell’Istat, non pare decollare: la percentuale di aziende agricole, con a capo un giovane, è scesa dall’11,5% del 2010 al 9,3% del 2020. Si tratta di una tendenza coerente con quanto si sta verificando negli altri settori economici, che dipende anche dalla maggiore attrattività di altre forme di impiego e dalla fuga verso l’estero. Allo stesso tempo, tuttavia, si stanno delineando le caratteristiche di una nuova generazione di imprenditori agricoli, che sfruttando le nuove tecnologie e cogliendo le ultime tendenze dei consumi, rappresentano una spinta per rinnovare il settore agricolo e farlo uscire da una visione ormai obsoleta, ma ancora diffusa, che lo relega a qualcosa di antiquato e poco redditizio”. Emerge, dall’ultima rilevazione censuaria, come ci sia una forte correlazione tra le nuove generazioni e una maggiore competitività, capacità di innovare, di fare rete, di diversificare le fonti di reddito e produrre valore nel territorio. Mediamente i giovani sono più formati, le aziende da loro condotte sono più grandi, più orientate al mercato, il loro livello di digitalizzazione è il doppio dell’agricoltura nel complesso, così come più elevata risulta la propensione all’innovazione.
I giovani sono poi in prima linea anche nel modello di agricoltura multifunzionale, che sta cambiando la percezione del settore primario italiano, spesso con importanti ricadute sull’ambiente e sulla collettività, come nel caso della produzione di energie rinnovabili o l’agricoltura sociale. Dato il fondamentale ruolo dei giovani per la sostenibilità e la competitività di lungo periodo del settore e per la vitalità delle aree rurali, il ricambio generazionale nel settore primario è riconosciuto come priorità nell’agenda politica dell’Italia e dell’Unione Europea. Nell’attuale Pac 2023-27 ai giovani viene dedicato un obiettivo specifico - il settimo - che consiste nell’attirare e sostenere i giovani agricoltori e i nuovi agricoltori e facilitare lo sviluppo imprenditoriale sostenibile nelle zone rurali. Il principale strumento dedicato al ricambio generazionale in agricoltura del Piano strategico della Pac italiano (Psp) è l’intervento di primo insediamento, già previsto nei Programmi di sviluppo rurale regionali (Psr), comparso per la prima volta nel 2000, venendo successivamente riconfermato nel 2007, nel 2014 e ancora una volta nel 2023. Oltre al primo insediamento, la strategia contenuta nel PSP prevede il sostegno complementare al reddito per i giovani agricoltori, una delle voci dei pagamenti diretti (primo pilastro), che consiste in un’integrazione al reddito nella fase di avviamento. Per sostenere la liquidità aziendale, oltre al premio base per la sostenibilità, garantito ai giovani neo-insediati in via prioritaria, si aggiungerà questo pagamento complementare annuale, giustificato dall’esigenza di contrastare l’instabilità del reddito agricolo e il gap rispetto a quello conseguibile in altri settori, che costituisce un deterrente per il ricambio generazionale.
In questo contesto lo strumento di accesso al capitale fondiario gestito da Ismea risulta complementare alle opportunità offerte dalla politica di sviluppo rurale, che non finanziano specificatamente l’acquisto di terreni. Il difficile accesso alla terra si conferma tra i principali deterrenti al turn over in campagna. Per un giovane aspirante imprenditore agricolo che non opera in continuità familiare, il capitale fondiario è spesso un investimento molto oneroso rappresentando la principale barriera di accesso per questo tipo di professione.
Sempre in ottica “giovani”, Ministero e Ismea hanno siglato, in chiusura della presentazione, un protocollo con gli Istituti Agrari l’Italia, che non solo ha finalità formative per i giovani degli istituti al fine di accrescere le loro competenze, ma anche di per iniziare un percorso mirato alla diffusione della cultura del vino e del cibo italiano fatta dai giovani per i giovani, iniziando da eventi come le fiere. In modalità da stabilire, ma con un supporto anche economico da parte del Ministero. Con l’Istituto Enologico di Alba, tra i più antichi d’Italia, che ha simbolicamente donato una bottiglia di Barolo del 2013 allo stesso Ministro, frutto del lavoro in vigna degli studenti.

Focus - Il mercato fondiario in Italia
L’Italia è tra i Paesi che hanno prezzi di acquisto dei terreni e canoni di locazione più elevati in Europa: un ettaro di terreno destinato a colture erbacee in Italia costa mediamente quasi 6 volte in più rispetto ad un terreno francese e tre volte rispetto ad un terreno spagnolo. Per effetto di prezzi così elevati il capitale fondiario mediamente pesa per il 60% sul valore dell’attivo aziendale, con punte che arrivano anche all’81% nelle aziende meno capitalizzate come quelle, per esempio, specializzate nella coltivazione di cereali.
Secondo l’ultima indagine annuale del Crea sul mercato fondiario, mediamente il prezzo di acquisto dei terreni in Italia sfiora i 21.000 euro ad ettaro, con un differenziale molto accentuato tra il nord della Penisola e le altre aree: si va dai 42.300 euro a ettaro nel Nord Est ai 29.100 del Nord Ovest ai 15.000 euro nel resto d’Italia, sebbene vi siano fluttuazioni estremamente elevate rispetto ai valori medi a seconda dei territori e delle specificità dei terreni stessi.
Di riflesso agli alti prezzi di acquisto dei terreni ha avuto notevole impulso negli ultimi anni il mercato degli affitti. Dall’ultimo censimento dell’agricoltura, emerge come il 50% della Superficie Agricola Nazionale (Sau) sia ormai coltivato con contratti di locazione (5 milioni di ettari) e di comodato gratuito (1,2 milioni ettari). Il ricorso all’affitto è cresciuto del 27% nell’ultimo decennio e rappresenta oggi la componente principale della domanda di terra, ad esclusione delle zone in cui l’agricoltura è poco remunerativa (nelle aree montane e in quelle marginali). A trainare la domanda sono appunto i giovani che intendono insediarsi per la prima volta in agricoltura e per i quali la scelta della locazione è un’alternativa più accessibile, data l’elevata immobilizzazione di capitali nel caso si intenda percorrere la strada dell’acquisto dei terreni.

Focus - Coldiretti: “bene i fondi Ismea, già 55.000 giovani nei campi”. Veronica Barbati (Coldiretti): “accesso alla terra e credito sono le maggiori criticità”
Sono già oltre 55.000 le imprese agricole condotte a fine 2022 da under 35 che hanno scelto di investire il proprio futuro in campagna dove portano innovazione, sostenibilità, competitività ed efficienza. Lo afferma la Coldiretti nel commentare positivamente la nuova misura Ismea “Generazione Terra”, che finanzia fino al 100% per un massimo di 1,5 milioni di euro il prezzo di acquisto dei terreni da parte di giovani già insediati o che intendono insediarsi in agricoltura, illustrata alla presenza del ministro Francesco Lollobrigida.
Investire sui giovani significa investire sul futuro e sulla sovranità alimentare del Paese in una situazione in cui iI 49,7% dei capi azienda giovani ha un diploma di scuola superiore e il 19,4% - evidenzia Coldiretti - ha una laurea secondo una recente indagine. Le giovani imprese agricole spiccano per estensione e soprattutto per il salto di qualità compiuto in termini di digitalizzazione, innovazione e professionalità ed hanno infatti una estensione media di 18,3 ettari a fronte della media nazionale di 10,7 ettari, sottolinea Coldiretti.
Il 12% delle imprese giovani nei campi - precisa la Coldiretti - svolge attività connesse che sono dunque in prima linea nel modello di agricoltura multifunzionale con importanti ricadute sull’ambiente e sulla collettività, come nel caso della produzione di energie rinnovabili o l’agricoltura sociale. “L’accesso alla terra e quello al credito sono le maggiori criticità per i giovani che vogliono aprire un’azienda agricoltura” ha affermato la leader dei giovani Coldiretti Veronica Barbati nel sottolineare che “le misure come Generazione Terra dell’Ismea sono il miglior investimento per il futuro della nostra agricoltura, per la salvaguardia della biodiversità e la tutela del territorio”.

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