Ogni giorno nel mondo viene sprecato cibo equivalente a oltre 1 miliardo di pasti, di cui il 60% nelle case, il restante 28% è attribuibile alla ristorazione, mentre il 12% riguarda il commercio al dettaglio, a causa di modelli di consumo scorretti e inefficienze nelle filiere distributive. A rilevarlo è la Coldiretti sulla base di dati Unep, alla vigilia della “Giornata Nazionale di Prevenzione dello Spreco Alimentare” che ricorre domani, 5 febbraio.
Un problema etico, considerato l’elevato numero di persone che nel mondo non posso accedere a un’alimentazione adeguata, oltre che economico e ambientale, a causa dell’emissione di gas serra associati al fenomeno.
Una soluzione “taglia sprechi” può venire dai sistemi alimentari locali. Acquistare prodotti a chilometro zero, attraverso filiere corte come i mercati contadini o direttamente dagli agricoltori, può ridurre lo spreco alimentare fino al 70%, secondo i dati Ispra. Oltre a limitare le perdite lungo la filiera, le filiere corte offrono vantaggi anche ai consumatori: i cibi sono più freschi, durano di più e comportano meno emissioni perché non percorrono lunghe distanze. In Italia, questa opportunità è favorita dalla rete di Campagna Amica, la più grande d’Europa per la vendita diretta, con quasi 20.000 punti tra fattorie, mercati, agriturismi, ristoranti e orti urbani.
Ridurre lo spreco è possibile anche con alcune accortezze quotidiane, come programmare la spesa con liste dettagliate e fare acquisti più frequenti, ma in quantità moderate, evitando le maxi-spese quindicinali o mensili che aumentano il rischio di prodotti scaduti. È consigliabile scegliere prodotti di stagione, conservarli separatamente in base al tempo di consumo e controllare sempre le etichette, distinguendo tra “da consumarsi entro” e “da consumarsi preferibilmente entro”, per evitare sprechi inutili.
Anche la cucina degli avanzi gioca un ruolo importante: grazie ai cuochi contadini di Campagna Amica, ricette tradizionali come ribollita toscana, canederli trentini, pinza veneta o frittata di pasta al Sud permettono di dare nuova vita agli avanzi, evitando sprechi e preservando le tradizioni culinarie del territorio.
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