“Eravamo una società con un basso livello di istruzione, con alti tassi di emigrazione. Siamo diventati uno dei Paesi più forti nella manifattura e nell’esportazione, capace di esaltare il genio della creatività in tantissimi settori. Siamo apprezzati in tutto il mondo per i nostri stili di vita, per la bellezza dei nostri territori, per i tesori artistici che custodiamo. Per la cultura del cibo e del vino, che diventa patrimonio internazionale”. È questo solo uno dei passaggi del messaggio di fine anno del Presidente della Repubblica Italiana Sergio Mattarella, che, il 31 dicembre, in diretta tv rivolto agli italiani - quasi 11 milioni, con uno share di oltre il 70% - sfogliando “un album immaginario della storia della Repubblica, come talvolta si fa quando ci si ritrova in famiglia”, perché, nel 2026, si celebrano gli 80 anni della sua nascita, ha fatto un vero e proprio excursus delle conquiste del nostro Paese - dal voto delle donne alla stesura della Costituzione Italiana, dalla nascita dell’Europa all’Euro, dalla riforma agraria al Piano Casa, dallo statuto dei lavoratori all’istituzione del servizio sanitario e del sistema previdenziale, dal miracolo economico al contributo della cultura, dell’arte, del cinema, della letteratura, della musica e del servizio pubblico affidato alla Rai, dalle stragi ed il terrorismo alla lotta alla mafia di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, dalle missioni militari di pace allo sport che ci regalerà ancora momenti di gioia con le Olimpiadi di Milano Cortina e l’Inno italiano che risuona - tutte alla base della nostra identità, invitando, soprattutto i giovani, a difendere e portare avanti “questa storia di successo nel mondo”. Parole che, oggi, ci fanno dire “grazie Presidente!” perché è la prima volta che, a nostra memoria, il cibo e il vino come cultura vengono citati nel discorso di fine anno di un Presidente della Repubblica.
Un riconoscimento ad un settore-cardine dell’Italia come l’agroalimentare, che vale 700 miliardi di euro, ovvero il 15% dell’economia nazionale complessiva, e che (aspettando gli ultimi dati Istat 2025, analizzati da WineNews), nel 2024 ha registrato il record storico di sempre nelle esportazioni, con oltre 69 miliardi di euro e con il vino che rappresenta la prima voce con 8,1 miliardi di euro, un contributo economico complessivo al Belpaese di oltre 45 miliardi di euro l’anno e un valore aggiunto di 17,4 miliardi di euro, pari all’1,1% del Pil, grazie a più di 300.000 aziende ed altrettanti occupati tra filiera e indotto. Un settore che, nel 2025, ha visto la Cucina Italiana ottenere il riconoscimento come Patrimonio Culturale Immateriale dell’Unesco.
Parole belle e fondamentali quelle del Presidente della Repubblica Italiana Sergio Mattarella, che seguono il discorso pronunciato nel “Forum della Cultura dell’Olio e del Vino” n. 44, nel marzo 2025 a Roma, promosso da Franco Maria Ricci, “una vita per il vino italiano” e per la diffusione della sua cultura, alla guida di Bibenda & Fondazione Italiana Sommelier (Fis), che oggi ne è uno dei più grandi centri al mondo, sancita proprio dalla presenza del Presidente Mattarella al Rome Cavalieri, quartier generale dei Sommelier italiani. Una presenza che, già in quell’occasione, aveva assunto una valenza simbolica indicando la strada - alle istituzioni, alle fiere, ai consorzi, alle aziende ed a quanti si occupano di comunicazione, ndr - da percorrere per far sì che il vino sia comunicato prima di tutto in quanto elemento che appartiene alla cultura italiana, compagno più fedele della nostra cucina di una tavola che è convivialità e condivisione, e che, insieme, rappresentano un vero e proprio “medium” per raccontare al mondo la bellezza del nostro Paese, per i legami che hanno con la loro storia, la loro natura, la loro cultura e con le loro comunità. “Siete parte di quel che oggi l’Italia sa proporre con le sue eccellenze - aveva detto Mattarella, rivolto alla platea di produttori ed esponenti del settore - testimonianza della vitalità della sua società civile e delle sue forze produttive e le istituzioni devono essere a fianco dei vostri sforzi e del vostro lavoro. Grazie per quello che avete fatto e fate per qualificare la presenza italiana nel mondo”.
In un anno, come il 2025, “non facile. Tutti ne abbiamo ben presenti le ragioni e, come sempre, speriamo di incontrare un tempo migliore. La nostra aspettativa è anzitutto rivolta alla pace”, ha detto il Presidente Mattarella nel messaggio di fine anno, sottolineando che “la pace, in realtà, è un modo di pensare: quello di vivere insieme agli altri, rispettandoli, senza pretendere di imporre loro la propria volontà, i propri interessi, il proprio dominio. Il modo di pensare, la mentalità, iniziano dalla vita quotidiana. Riguardano qualunque ambito: quello internazionale, quello interno ai singoli Stati, a ogni comunità, piccola o grande. Per ogni popolo inizia dalla sua dimensione nazionale”. Per questo “di fronte all’interrogativo: “cosa posso fare io?” - ha detto Mattarella - dobbiamo rimuovere il senso fatalistico di impotenza che rischia di opprimere ciascuno. L’affermazione della libertà, la costruzione della pace sono nell’atto fondativo della nostra Repubblica, che esprime la volontà di realizzare il futuro insieme, attraverso il dialogo. Raffigura la responsabilità di essere cittadini. Nell’anno che si presenta ricorderemo gli ottant’anni della Repubblica. Ottant’anni sono pochi se guardati con gli occhi della grande storia, ma sono stati decenni di alto significato”. L’Italia della Repubblica, ha detto il Presidente Mattarella, “è una storia di successo nel mondo. Possiamo e dobbiamo esserne orgogliosi. Possiamo perché questa storia è frutto del sacrificio, dell’impegno, della partecipazione di tante generazioni di italiane e italiani. Ognuno ha messo la sua tessera in quel mosaico. In ogni casa, in ogni famiglia c’è una storia da raccontare. Riflettere su ciò che insieme abbiamo conquistato è la premessa per poter guardare al futuro con fiducia e con rinnovato impegno comune. La consapevolezza di questa storia può conferirci forza per affrontare con serenità le sfide e le insidie del nostro tempo”.
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