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LA CURIOSITÀ

Il bere consapevole, un tema millenario. La “lectio” dell’antropologo Marino Niola per AB InBev

Il colosso mondiale della birra in prima linea per il consumo moderato. Partendo dalla birra, sempre più protagonista nei ristoranti

Oggi il tema del bere consapevole è di grandissima attualità. Riportato al centro della scena anche dalle proposte della Commissione Ue, che, nel suo piano contro il cancro, vorrebbe inserire sulle etichette di tutte le bevande alcoliche avvisi allarmistici come quelli sui pacchetti delle sigarette. Ma la realtà è che il tema del bere bevande alcoliche nella giusta misura è presente da sempre, nella storia dell’Umanità. Lo è nella millenaria storia del vino, come abbiamo raccontato spesso, e lo è nella altrettanto antica storia della birra, come ha raccontato l’antropologo della contemporaneità Marino Niola e professore di Antropologia e Miti e Riti della Gastronomia all’Università Suor Orsola Benincasa di Napoli, nel webinar proprio sul tema del bere consapevole organizzato da AB InBev, azienda leader mondiale nella produzione della birra (con brand come Bud, Corona o Stella Artois, per esempio, in collaborazione con The Watcher Post.

“La birra è antica quanto la civiltà, le prime notizie si anno dall’8.000 avanti Cristo, molto probabilmente è proprio l’impulso che arriva dalla necessità di coltivare i cereali che poi servono alla produzione della birra che dà l’impulso decisivo alla nascita dell’agricoltura e alla fondazione delle prime città. Quindi possiamo dire che la birra è all’origine della civiltà”, racconta Niola, sottolineando anche il ruolo religioso e sociale di questa bevanda nata tra Egitto e Mesopotamia. “Le prime tracce certe - aggiunge Niola - sono di 3.000 anni fa, e la bevanda era così onnipresente nella vita di questi popoli che alla fine della pubertà, quando i ragazzi diventavano adulti, ricevevano un’anfora, che era la misura della dose massima consentita ad una persona civile, e quindi già c’era il tema del bere responsabile. Già allora si poneva il problema del contrasto all’abuso di alcol, che fa male alla salute individuale e della società. L’idea era che il bere dovesse essere un’esperienza positiva, l’anforetta che misurava la quantità di birra misurava anche la qualità della persona, perchè saper bere con misura, in un’esperienza positiva e socializzante era motivo di prestigio”.

Un tema che attraversa le epoche, anche quando la birra diventa “europea” nel Medioevo, nelle abbazie e nei monasteri, e che vive un capitolo importante il 23 aprile 1516, ricorda Niola, quando il duca Guglielmo di Baviera promulga il “Reinheitsgebot”, il “decreto della purezza”, che fissa le regole per la produzione e la vendita della birra, in quello che è già “un disciplinare moderno. Oggi possiamo dire che la birra è il fermento dell’amicizia, degli scambi, rende la società più “frizzante”, più aperta all’altro. Anche in questo periodo di pandemia - sottolinea Niola - ha avuto un ruolo fondamentale, ha tenuto su un po’ gli animi. Nel primo lockdonw, nella primavera del 2020, gli italiani iniziavano a brindare con una birra dai balconi, oppure collegandosi on line. Quindi ne abbiamo fatto ancora una volta della birra un fattore di unione, un nuovo simbolo della convivialità, dello stare insieme all’Italiana”. E così, come accade con il vino, che, nel consumo mediterraneo è associato soprattutto ai pasti, anche sul fronte della birra, l’Italia si è confermata virtuosa. Secondo un recente rapporto della Global Drug Survey, negli ultimi 12 mesi, nel mondo, si è ecceduto nel consumo di alcol in media per 21 volte, con un picco di 28 volte per gli uomini under 25. Ebbene, l’Italia, invece, ha dimostrato una notevole consapevolezza nel bere, portando il dato annuale a 11.7: praticamente la metà della media mondiale, il che testimonia un approccio italiano più cosciente e indirizzato alla qualità nei confronti dell’assunzione di alcol.

“Come più grosso produttore al mondo di birra al mondo crediamo che nessun impegno sia più critico del nostro nell’affrontare il consumo dannoso di alcol”, ha affermato Serena Pasquetto, Senior Legal & Corporate Affairs Manager di AB InBev. “Per noi ogni esperienza con la birra deve essere un’esperienza positiva, dire “Bevi Responsabilmente” non è sufficiente, miriamo infatti a cambiare comportamenti specifici e norme sociali. Crediamo di dover essere parte della soluzione e non del problema: vogliamo essere promotori di uno stile di vita responsabile e consapevole. La qualità (e non quantità) è particolarmente importante per i consumatori italiani. Le nostre birre premium e superpremium (Corona, Leffe e Stella Artois) sono protagoniste di un trend estremamente positivo che celebra il gusto”. Anche grazie ad un rapporto sempre più stretto tra birra, gastronomia e ristorazione.

“Nella cucina ricercata la birra è una scoperta continua: abbinata a piatti gourmet da sommelier innovativi, sperimentatori, capaci di esprimere contemporaneità nel loro lavoro e dunque esaltarne la potenza, la ricchezza, le sfumature con le ricette di ricerca dei grandi chef. Anche il servizio si evolve di pari passo, con calici che rispondono alla forza e agli aromi di ciascuna, giocando un ruolo importante. Senza escludere la bellezza dell’uso in cucina come ingrediente, in preparazioni che usano di volta in volta la forza del luppolo, le note tostate, le sfumature di acidità, come elementi delle diverse composizioni gustative”, ha concluso Eleonora Cozzella, giornalista di gastronomia per “La Repubblica” e giurata della “The World’s 50 Best Restaurants”.

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