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Il mondo del vino punta all’equilibrio tra produzione e consumo: i dati di congiuntura dell’Oiv

Diminuiscono i vigneti, così come offerta e domanda. Italia e Francia leader per produzione ed export, la Spagna per ettari, gli Usa per consumi
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Il mondo del vino punta all’equilibrio tra produzione e consumo: i dati Oiv

Il settore vitivinicolo mondiale continua ad attraversare una fase di trasformazione strutturale. Nel 2025 la superficie vitata globale è diminuita per il sesto anno consecutivo, mentre produzione, consumi e commercio internazionale restano sotto pressione in un contesto segnato da cambiamenti climatici, incertezze economiche e mutamento delle abitudini dei consumatori. Con l’Italia e la Francia che rimangono, però, leader nella produzione, nelle esportazioni, e nei consumi (superati, in questo ultimo caso, dagli Stati Uniti, mentre alla Spagna resta il primato del vigneto più esteso: vedi focus). A dirlo il report sulla “Congiuntura vitivinicola mondiale” 2025 presentato, oggi a Lione, dall’Organizzazione Internazionale della Vigna e del Vino (Oiv).
“Negli ultimi anni, il settore vitivinicolo si è adattato a continue sfide climatiche, economiche e sociali. Nel 2025, le perturbazioni del commercio internazionale dovute alle politiche tariffarie hanno rappresentato un ulteriore fattore esterno che produttori, esportatori e filiera devono gestire. Nel complesso, il settore sta mostrando la propria resilienza, sia cercando nuove opportunità di mercato sia adeguando la capacità produttiva alla domanda. Il commercio e il valore dei prodotti rimangono solidi e i recenti accordi commerciali bilaterali o multilaterali contribuiranno a creare condizioni favorevoli per l’evoluzione dei mercati. L’Organizzazione Internazionale della Vigna e del Vino continuerà a sostenere i propri membri e il settore condividendo dati chiave, sviluppando standard e raccomandazioni basati sulla scienza e promuovendo la cooperazione internazionale per far progredire gli interessi comuni”, ha detto il dg Oiv, John Barker.
Venendo ai numeri salienti, secondo le ultime stime, il vigneto mondiale si è attestato a 7 milioni di ettari, in calo dello 0,8% sul 2024. La contrazione riflette il progressivo adeguamento della capacità produttiva da parte dei principali Paesi viticoli di entrambi gli emisferi, chiamati a confrontarsi con una domanda più debole e con mercati sempre più instabili. Anche la produzione mondiale di vino resta su livelli storicamente bassi. Nel 2025 si stimano 227 milioni di ettolitri, appena lo 0,6% in più rispetto al minimo registrato nel 2024. Le condizioni climatiche continuano, infatti, ad incidere pesantemente sui raccolti: siccità, eventi estremi e forte variabilità meteorologica hanno limitato la produttività in numerose regioni vitivinicole. A questo si aggiungono le scelte di alcuni territori di ridurre volontariamente la produzione per contenere le eccedenze e sostenere il mercato. Non mancano, però, segnali di ripresa in alcune aree. Brasile, Nuova Zelanda, Sudafrica e Moldavia hanno registrato un recupero dopo le difficoltà della vendemmia 2024, contribuendo a contenere il calo globale.
Sul fronte della domanda, il consumo mondiale di vino è stimato a 208 milioni di ettolitri, con una flessione del 2,7% sull’anno precedente. Un trend che conferma l’evoluzione in atto nei mercati maturi, dove cambiano gli stili di vita, le abitudini sociali e le preferenze delle nuove generazioni. A pesare sono anche l’inflazione e il rallentamento economico, che hanno ridotto il potere d’acquisto dei consumatori. In questo scenario, alcuni mercati si distinguono, però, per dinamismo. Portogallo, Brasile e Giappone figurano tra i Paesi che nel 2025 hanno registrato una crescita dei consumi, insieme ad alcune aree dell’Europa centrale e orientale.
In difficoltà anche il commercio internazionale. Le esportazioni mondiali di vino sono scese a 94,8 milioni di ettolitri (-4,7%), mentre il valore complessivo degli scambi è calato a 33,8 miliardi di euro (-6,7%). Nonostante la contrazione, i valori restano, comunque, superiori ai livelli precedenti alla pandemia. A frenare gli scambi sono soprattutto il rallentamento della domanda globale, le tensioni commerciali e le incertezze legate alle politiche tariffarie, in particolare sul mercato statunitense. Gli Stati Uniti, primo mercato mondiale per importazioni in valore, hanno visto gli acquisti di vino estero scendere a 5,5 miliardi di euro, con una riduzione del 12% sul 2024.
Nonostante il quadro complesso, il mercato globale del vino appare oggi sostanzialmente in equilibrio. Per il terzo anno consecutivo, infatti, la produzione mondiale si mantiene relativamente bassa, contribuendo a limitare l’accumulo di scorte. Il divario tra produzione e consumo nel 2025 è stimato in circa 18,7 milioni di ettolitri, ma il dato va letto considerando anche gli usi industriali del vino dalla distillazione alla produzione di aceto, fino ai prodotti derivati e ai superalcolici che assorbono mediamente circa 30 milioni di ettolitri all’anno. Un equilibrio fragile, dunque, ma che per ora consente al settore di evitare squilibri più profondi in un contesto internazionale ancora segnato da forte volatilità.

Focus - Oiv: il vigneto mondiale nel 2025
La superficie vitata dell’Unione Europea è diminuita dell’1,6% nel 2025, raggiungendo un totale di 3,2 milioni di ettari, pari al 45% del totale mondiale. Questa diminuzione è stata determinata principalmente da significativi espianti di vigneti in Francia e, in misura minore, in Spagna, mentre le superfici vitate negli altri principali Paesi produttori sono rimaste sostanzialmente stabili.
A livello nazionale, la Spagna, che possiede il vigneto più grande del mondo, conta 919.000 ettari nel 2025 ed ha registrato una diminuzione dell’1,3% (equivalente a 12.000 ettari) sul 2024. Analogamente, la Francia, che ospita la seconda più ampia superficie vitata dell’Ue, ha registrato un calo per il terzo anno consecutivo. Nel 2025 l’aggiustamento si è accelerato, con una riduzione della superficie vitata del 4,4% sul 2024 - pari a circa 34.000 ettari in meno - portando la superficie totale coltivata a vite a 740.000 ettari. L’Italia, dopo una significativa espansione della propria superficie vitata registrata nel 2024, ha visto una lieve contrazione dello 0,3% nel 2025, portando il totale della superficie vitata a 726.000 ettari. Gli altri grandi vigneti dell’Ue sono rimasti sostanzialmente stabili sul 2024, mostrando solo lievissimi aggiustamenti al ribasso. È il caso della Romania (187.000 ettari), del Portogallo (171.000 ettari), della Germania (102.000 ettari), della Grecia (93.000 ettari), della Bulgaria (58.000 ettari) e dell’Ungheria (58.000 ettari). Nell’Europa orientale, Russia e Moldova restano i Paesi con i vigneti più estesi, entrambi con una superficie stimata di 110.000 ettari. Tuttavia, le loro recenti tendenze divergono nettamente. La superficie vitata della Moldova continua a contrarsi, riflettendo un processo ancora in corso di ristrutturazione del settore, mentre la Russia ha registrato una crescita sostenuta, avendo promosso con forza lo sviluppo del proprio settore vitivinicolo nell’ultimo decennio.
In Asia, dopo un periodo di espansione dal 2000 al 2015 (da 300.000 a 770.000 ettari), il vigneto della Cina, il terzo al mondo per dimensione, si è stabilizzato negli ultimi anni ed è stimato a 733.000 ettari nel 2025. La Turchia ospita la sesta superficie vitata più ampia del mondo nel 2025, con una stima di 395.000 ettari di vigneti, principalmente destinati alla produzione di uva da tavola e uva passa. Il Paese continua a registrare una diminuzione di lungo periodo della superficie vitata iniziata negli anni Ottanta, quando il vigneto era circa il doppio dell’attuale estensione. Al contrario, la superficie vitata dell’India è cresciuta negli ultimi anni, con un tasso medio annuo di crescita del 4,6% dal 2019. Nel 2025, la superficie totale vitata è stimata raggiungere 197.000 ettari, rendendo il vigneto indiano il settimo più grande del mondo. Altri grandi vigneti asiatici, principalmente specializzati nella produzione di uva da tavola e uva passa, si trovano in Iran (128.000 ettari), Uzbekistan (125.000 ettari) ed Afghanistan (104.000 ettari).
In Nord America, gli Stati Uniti, il quinto vigneto più grande del mondo, sono stimati a 415.000 ettari (-0,9% sul 2024). Si tratta del settimo anno consecutivo di calo della superficie vitata, dovuto in larga misura al continuo espianto di vigneti da vino in California. In Sud America, la superficie vitata dell’Argentina continua la tendenza al ribasso iniziata nel 2015 ed è diminuita dell’1,9% nel 2025, raggiungendo 196.000 ettari. Analogamente, il Cile prosegue il trend negativo iniziato nel 2020, con una ulteriore riduzione del 3,7% nel 2025, fino a raggiungere 154.000 ettari. Dal 2019, il vigneto cileno si è contratto del 27%. Il Brasile, al contrario, ha ampliato significativamente il proprio vigneto per il quinto anno consecutivo, raggiungendo 91.000 ettari (+9,6% sul 2024).
La più ampia superficie vitata dell’Africa si trova in Sudafrica. Dopo diversi anni consecutivi di diminuzione - dovuti in parte anche agli effetti duraturi degli episodi di siccità tra il 2015 e il 2017 - la superficie vitata è stimata a 109.000 ettari nel 2025. Per la prima volta dal 2020, essa è rimasta sostanzialmente stabile, con solo una marginale diminuzione dello 0,1% rispetto al 2024. Altri importanti vigneti africani si trovano in Egitto (86.000 ettari) ed Algeria (68.000 ettari).
Il vigneto australiano è stimato, infine, a 159.000 ettari, sostanzialmente in linea con la media osservata negli ultimi anni.

Focus - La produzione mondiale di vino 2025
Nel 2025, la produzione mondiale di vino, esclusi succhi e mosti, è stimata a 227 milioni di ettolitri, segnando un aumento dello 0,6% rispetto al livello storicamente basso del 2024. Si tratta del terzo anno consecutivo di bassa produzione, attestandosi al 9,4% al di sotto della media degli ultimi 5 anni. Gli eventi meteorologici estremi hanno continuato a rappresentare uno dei principali fattori che influenzano la produzione vinicola mondiale. Come nel 2023 e nel 2024, gelate precoci, precipitazioni eccessive e siccità prolungate hanno inciso sulla produttività dei vigneti in molte delle principali regioni vitivinicole sia dell’emisfero nord sia di quello sud. La variabilità climatica ha continuato a produrre effetti disomogenei tra le regioni e all’interno delle stesse, mantenendo i volumi produttivi di diversi importanti Paesi produttori al di sotto delle medie recenti. In alcune aree, i minori volumi possono inoltre riflettere strategie produttive più prudenti in risposta a condizioni di mercato più deboli. Nell’attuale contesto di mercato, una produzione inferiore alla media dovrebbe contribuire a un graduale alleggerimento della pressione sulle scorte, piuttosto che generare diffuse carenze di offerta.
La produzione vinicola dell’Unione Europea nel 2025 è stimata a 136 milioni di ettolitri, con una diminuzione dell’1,3% sul 2024. Con circa il 60% della produzione mondiale di vino, l’Ue rimane la principale regione produttrice a livello globale, sebbene questo rappresenti uno dei volumi più bassi registrati negli ultimi decenni. I dati 2025 evidenziano il crescente impatto della variabilità climatica sulle regioni vitivinicole europee, con vigneti esposti ad una vasta gamma di perturbazioni meteorologiche. Mentre alcune aree hanno sperimentato grave siccità, stress idrico e ondate di calore, altre sono state colpite da precipitazioni eccessive, tempeste localizzate e altri eventi climatici distruttivi, con una maggiore pressione delle malattie che ha danneggiato i vigneti e complicato la coltivazione dell’uva. Questi effetti sono stati molto disomogenei tra le regioni: alcune hanno registrato una riduzione delle rese a causa delle condizioni avverse, mentre altre hanno beneficiato di condizioni meteorologiche più favorevoli, ottenendo volumi di raccolta prossimi alla media.
Nel complesso, questi risultati contrastanti illustrano la crescente variabilità annuale dei livelli produttivi nei Paesi vitivinicoli dell’Ue. L’Italia, il principale Paese produttore di vino al mondo, è uno dei pochi grandi produttori a registrare nel 2025 un livello produttivo vicino alla propria media recente, con una stima di 44,4 milioni di ettolitri, sostanzialmente in linea con il 2024 (+0,7%). Tuttavia, questo volume rimane inferiore del 4,1% sulla media degli ultimi 5 anni. Le condizioni meteorologiche complessive sono state relativamente favorevoli, caratterizzate da una primavera mite, precipitazioni equilibrate ed un’estate non eccessivamente calda. Gli sviluppi produttivi, tuttavia, sono stati geograficamente disomogenei. La crescita della produzione è stata trainata principalmente dalle regioni meridionali e da moderati incrementi nel Nord, mentre l’Italia centrale ha registrato una lieve flessione, dovuta in larga misura ai minori volumi in Toscana. Inoltre, in diverse denominazioni, le rese sono state volontariamente limitate al fine di gestire elevati livelli di scorte.

Focus - I consumi mondiali di vino nel 2025
Il consumo mondiale di vino nel 2025 è stimato a 208 milioni di ettolitri, segnando una diminuzione del 2,7% rispetto al 2024. Questo calo segue una traiettoria relativamente costante dal 2018, periodo durante il quale i volumi globali sono diminuiti del 14%. Questa evoluzione riflette l’interazione tra cambiamenti di lungo periodo nei modelli di consumo ed un contesto economico più difficile negli ultimi anni. In diversi mercati vinicoli maturi, l’evoluzione degli stili di vita, il mutamento delle abitudini sociali e i cambiamenti generazionali continuano a influenzare il comportamento dei consumatori. Allo stesso tempo, il settore ha dovuto affrontare una successione di pressioni esterne dal 2020, tra cui la pandemia di Covid-19, le tensioni geopolitiche, le interruzioni commerciali e le pressioni inflazionistiche, tutti fattori che hanno inciso negativamente sul potere d’acquisto e sulla fiducia dei consumatori.
A livello nazionale, tre grandi mercati hanno svolto un ruolo particolarmente importante nel determinare il calo globale. La Cina ha registrato la contrazione più significativa, perdendo in media circa 2 milioni di ettolitri all’anno dal 2018; la Francia continua una tendenza di lungo periodo al ribasso iniziata diversi decenni fa; e gli Stati Uniti hanno recentemente sperimentato un marcato rallentamento dei consumi. Insieme, questi tre mercati rappresentano una quota sostanziale della riduzione osservata nel consumo mondiale di vino negli ultimi anni.
In questo contesto, il 2025 ha confermato il quadro di consumi generalmente più deboli osservato in numerosi mercati. I prezzi medi elevati - legati in parte ai volumi produttivi relativamente bassi e agli effetti persistenti dell’inflazione - hanno continuato a pesare sulla domanda in diversi Paesi. Nove dei dieci maggiori mercati mondiali del vino hanno registrato volumi di consumo inferiori sul 2024. Tuttavia, alcuni mercati, tra cui il Portogallo, il Brasile e il Giappone, hanno continuato a mostrare una relativa resilienza.
Nel 2025, l’Unione Europea ha rappresentato un mercato del vino pari a 100,6 milioni di ettolitri, corrispondente al 48% del consumo mondiale. Questo dato riflette una diminuzione del 3,1% sull’anno precedente ed un calo del 6,9% sulla media degli ultimi 5 anni. Tale diminuzione è attribuita ad una generale riduzione del consumo di vino osservata in alcuni dei principali Paesi tradizionalmente consumatori. All’interno dell’Ue, infatti, Francia, Italia e Germania sono di gran lunga i principali mercati del vino. La Francia mantiene nel 2025 la posizione di maggiore Paese consumatore europeo, con un consumo stimato di 22 milioni di ettolitri, in calo del 3,2% sul 2024 e del 7,2% al di sotto della media quinquennale. L’Italia, secondo mercato vinicolo dell’Ue e terzo a livello mondiale, ha registrato nel 2025 una marcata diminuzione dei consumi (-9,4%), attestandosi a 20,2 milioni di ettolitri, tornando ai livelli precedenti al Covid. La Germania, terzo mercato dell’Ue, presenta un volume di consumo stimato di 17,8 milioni di ettolitri nel 2025, pari ad una diminuzione del 4,3% sul 2024. Anche la Spagna ha registrato un calo dei consumi, stimati a 9,4 milioni di ettolitri, il 5,2% in meno sul 2024.
Al contrario, il Portogallo mostra una traiettoria nettamente diversa. Con 5,6 milioni di ettolitri consumati nel 2025, il Paese ha raggiunto un livello record, in aumento del 5,6% sul 2024 e del 7,4% sopra la media degli ultimi 5 anni. Si tratta del più alto volume di consumo mai registrato, confermando il Portogallo come uno dei pochi grandi mercati vinicoli dell’Ue in cui il consumo interno continua a mostrare una tendenza positiva. Analogamente, la Romania, con 3,5 milioni di ettolitri, registra un aumento dell’11% del consumo di vino sul 2024 e rimane del 14,3% al di sopra della media quinquennale. I Paesi Bassi, con 2,9 milioni di ettolitri, hanno registrato una significativa diminuzione, con consumi in calo del 12,7% sul 2024. Questo volume stimato di consumo è inferiore del 18,1% sulla media degli ultimi 5 anni. L’Austria, con 2,4 milioni di ettolitri (+6% sul 2024), continua invece a mostrare un modello di consumo notevolmente stabile, con una domanda interna che oscilla costantemente in un intervallo ristretto tra 2,2 e 2,4 milioni di ettolitri dal 2015.
Al di fuori dell’Unione Europea, il Regno Unito, quinto mercato mondiale, ha registrato nel 2025 una diminuzione del 2,4% del consumo di vino, stimato a 12,3 milioni di ettolitri. Analogamente, il consumo di vino in Russia è diminuito del 5,5%, raggiungendo 8 milioni di ettolitri, un volume in linea con la media degli ultimi 5 anni. Nel 2025, la Svizzera ha continuato la sua tendenza di lungo periodo al ribasso nel consumo di vino, con volumi stimati a 2,3 milioni di ettolitri (-3,6% rispetto al 2024). Negli Stati Uniti, il più grande mercato vinicolo mondiale, il consumo è stimato in diminuzione del 4,3% nel 2025, scendendo a 31,9 milioni di ettolitri. Pur essendo stato per molti anni un mercato in crescita e molto resiliente, i consumi hanno recentemente mostrato un rallentamento. Questo indebolimento sembra legato ad una combinazione di fattori demografici, comportamentali ed economici, tra cui un minor consumo di alcol tra le generazioni più giovani, preferenze per le bevande più frammentate e una maggiore sensibilità ai prezzi e ai vincoli del potere d’acquisto. Per ragioni simili, anche il Canada, con 2,8 milioni di ettolitri, ha registrato una diminuzione del 3% sul 2024, proseguendo la tendenza negativa osservata negli ultimi anni.
Tra i mercati asiatici, il consumo di vino della Cina è diminuito del 13% nel 2025, attestandosi a 4,8 milioni di ettolitri, riflettendo il continuo aggiustamento della domanda interna iniziato nel 2018. Questa contrazione riflette sia pressioni di breve periodo sia cambiamenti strutturali più profondi, con una domanda di vino che si dimostra altamente discrezionale e particolarmente sensibile all’andamento dei redditi e dei prezzi. Allo stesso tempo, il mercato si sta gradualmente spostando da una domanda trainata da protocolli e regali verso modelli di consumo più frammentati e guidati direttamente dai consumatori. Il Giappone, secondo mercato vinicolo asiatico, ha registrato un aumento del 6,8% sul 2024, raggiungendo 3,3 milioni di ettolitri. Questo volume è in linea con la media degli ultimi cinque anni.
In Sud America, il consumo dell’Argentina nel 2025 è diminuito per il quinto anno consecutivo, raggiungendo 7,5 milioni di ettolitri (-2,6% sul 2024). Al contrario, il Brasile, secondo mercato della regione, è stimato raggiungere il più alto volume di consumo della sua storia con 4,4 milioni di ettolitri, in forte aumento rispetto al basso livello registrato nel 2024 (+41,9%). Questo volume è anche significativamente superiore alla media quinquennale (+19,9%).
Il Sudafrica rimane il mercato vinicolo più grande e dinamico dell’Africa nel 2025. Con un consumo stimato di 4 milioni di ettolitri, il Paese ha registrato una contrazione del 7,7% sul 2024, dopo i livelli record osservati nel periodo 2022–2024.
In Oceania, il mercato vinicolo australiano, decimo a livello mondiale, è stimato a 5,3 milioni di ettolitri (-2,2% sul 2024).

Focus - Il commercio del vino nel 2025
Il commercio mondiale del vino nel 2025 si è evoluto in un contesto internazionale complesso, caratterizzato dall’incertezza legata ai dazi sul mercato statunitense, da una domanda più debole in diversi importanti Paesi importatori e dai movimenti dei tassi di cambio, tutti fattori che hanno influenzato i flussi commerciali e i valori. Per alcune categorie, anche la disponibilità relativamente limitata derivante da tre anni consecutivi di produzione inferiore alla media ha inciso sulle dinamiche dell’export. Nel loro insieme, questi fattori hanno contribuito ad un generale rallentamento del commercio internazionale del vino, incidendo sia sui volumi sia sui prezzi. In questo contesto, le esportazioni mondiali di vino sono diminuite del 4,7% in volume, attestandosi a 94,8 milioni di ettolitri, proseguendo la tendenza negativa osservata dal 2022. La contrazione ha interessato in modo diffuso i principali Paesi esportatori, con 10 dei 12 maggiori esportatori mondiali che hanno registrato volumi inferiori. Il Portogallo e la Nuova Zelanda sono state le uniche eccezioni di rilievo, mostrando una crescita dei volumi esportati nel 2025. In termini di valore, le esportazioni mondiali di vino sono stimate a 33,8 miliardi di euro, in calo del 6,7% sul 2024 e del 4,4% al di sotto della media degli ultimi 5 anni. Il prezzo medio all’esportazione è diminuito solo lievemente (-2,1%), attestandosi a 3,56 euro/litro. Questo aggiustamento dei prezzi riflette l’allentamento delle pressioni inflazionistiche, ma evidenzia anche un rafforzamento della pressione competitiva tra gli esportatori, poiché la debolezza della domanda globale e le ulteriori barriere commerciali hanno aumentato la necessità di difendere le quote di mercato. Tuttavia, il prezzo medio all’esportazione è rimasto su livelli storicamente elevati nel 2025, rappresentando il terzo valore più alto mai registrato e restando comunque superiore del 24% sul periodo pre-Covid.
Il vino imbottigliato (in contenitori inferiori a 2 litri) rappresenta nel 2025 il 51,1% dei volumi del commercio mondiale e il 66,4% del valore. Questa categoria ha registrato una diminuzione del 5,7% in volume e dell’8,9% in valore sul 2024. Il prezzo medio all’esportazione osservato nel 2025 è pari a 4,53 euro/litro (-3,3% sul 2024). Si tratta del primo calo dei prezzi dal 2020. Il vino sfuso (contenitori sopra i 10 litri), seconda categoria per volumi, ha registrato una diminuzione del 3,8% nei volumi e del 5,3% nel valore. Pur rappresentando il 34% del volume totale delle esportazioni mondiali di vino, il vino sfuso ha costituito soltanto il 7,3% del valore complessivo dell’export vinicolo nel 2025. La categoria ha registrato un prezzo medio all’esportazione di 0,75 euro/litro, con una diminuzione dell’1,5% sul 2024. I vini spumanti hanno registrato una diminuzione del 2,7% nei volumi e del 6,1% nel valore. Il prezzo medio all’esportazione è sceso a 7,54 euro/litro, in calo del 3,5% sul 2024. Nel 2025, la quota di questa categoria sul totale delle esportazioni mondiali di vino è leggermente aumentata, raggiungendo l’11,2% in volume e il 24,3% in valore. Il Bag-in-Box si riferisce ai vini in contenitori di capacità superiore a 2 litri, ma inferiore a 10 litri. Nel 2025, il BiB rappresenta il 3,6% dei volumi e il 2% del valore delle esportazioni mondiali totali. Registrando un calo del 5% nei volumi e del 4,8% nel valore sul 2024, questa categoria ha mantenuto il proprio prezzo medio all’esportazione relativamente stabile a 1,89 euro/litro, in linea con il 2024 (+0,3%). Nel complesso, gli sviluppi a livello di prodotto suggeriscono che il calo sia stato diffuso, ma non uniforme tra i diversi segmenti di mercato. Il vino imbottigliato ha rappresentato una quota importante della diminuzione complessiva, mentre gli spumanti e altri formati alternativi hanno mostrato una resilienza comparativamente maggiore.

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