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LO SCENARIO

Dazi Usa, ancora caos: dopo quelli “Ieepa”, i tribunali americani bocciano anche quelli “globali”

Lamberto Frescobaldi (Unione Italiana Vini - Uiv): “minacce e bocciature generano incertezza. Per le imprese è un danno che si aggiunge al danno”
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Dazi Usa, ancora caos: dopo quelli “Ieepa”, bocciati anche quelli “globali”

Ancora un colpo di scena sui “dazi Usa”: dopo che la Corte Suprema degli Stati Uniti, lo scorso febbraio, ha dichiarato illegittimi i dazi introdotti dal Presidente Donald Trump basati sull’International Emergency Economic Powers Act (Ieepa) per i quali ora sono in corso, tra mille incertezze, rimborsi per un totale stimato di 160 miliardi di dollari, come abbiamo scritto qui, ora arriva la notizia che, ieri, un collegio di giudici federali (con 2 voti a 1) ha stabilito che non sono legali neanche i “dazi universali” al 10% imposti dallo stesso Trump. In particolare, spiega tra gli altri l’autorevole “The New York Times”, “la Corte del Commercio Internazionale ha ritenuto che Trump avesse fatto un uso improprio di una legge commerciale risalente a decenni fa quando aveva introdotto quei dazi a partire da febbraio. Il presidente aveva imposto tali misure dopo che la sua precedente serie di pesanti tariffe era stata annullata dalla Corte Suprema”.
In particolare, sottolinea il “The New York Times”, dopo che la Corte Suprema aveva invalidato quei i dazi “Ieepa” a febbraio, la Casa Bianca si era rapidamente mossa per ripristinarli, ricorrendo ad una disposizione mai utilizzata prima del Trade Act del 1974, nota come Sezione 122. Questa norma consente alla Casa Bianca di imporre dazi fino al 15% per un massimo di 150 giorni in risposta a “gravi e consistenti deficit della bilancia dei pagamenti degli Stati Uniti” e a situazioni che presentino “problemi fondamentali nei pagamenti internazionali”. Che i giudici federali, però, evidentemente non hanno ravvisato. Al momento, a parte un commento seccato sui social da parte di Trump, non ci sono reazioni ufficiali dalla Casa Bianca, che con ogni probabilità, dicono tutti, farà ricorso anche contro questa decisione. La notizia, peraltro, è arrivata quasi insieme all’ultimatum lanciato dallo stesso Trump alla Commissione Ue, dopo una lunga telefonata con la presidente Ursula Von Der Leyen: “se entro il il 250esimo compleanno degli Usa, il 4 luglio, l’Europa non rispetterà l’accordo, le tariffe schizzeranno immediatamente a livelli ben più elevati rispetto al 15% previsto”, aveva detto Trump riferendosi agli accordi tra Usa e Ue stipulato a Turnberry, in Scozia, nel luglio 2025.
Un quadro che getta ulteriore incertezza sui mercati, anche per il vino, elemento che a suo modo è ancora più disturbate dei dazi stessi, come sottolinea il presidente di Unione Italiana Vini (Uiv), Lamberto Frescobaldi: “in materia di dazi americani, le recenti minacce e bocciature amplificano l’incertezza: per le imprese è un danno che si aggiunge al danno. La speranza per gli imprenditori del vino è poter ridurre, per quanto possibile, l’indeterminatezza attraverso la ratifica l’accordo di Turnberry, ben consapevoli che comunque non faremo festa per questo”. Secondo Uiv, come previsto i dazi hanno indebolito l’export verso gli Usa ma anche e soprattutto la filiera e la rete commerciale americana, come rilevato nei giorni scorsi dalla United States Wine Trade Alliance (Uswta) con un commento ufficiale al dibattito pubblico sulle misure da adottare per i nuovi dazi. Secondo gli importatori, distributori, produttori, ristoratori ed enotecari dell’Uswta, infatti, i dazi hanno messo in ginocchio l’economia interna del settore con un “danno reale, diffuso e sostenuto da aziende americane lungo tutta la filiera del vino, con un calo delle vendite tra il 5% e il 15% o anche superiore”. Una “riduzione del portafoglio” evidente anche nella ristorazione (dove i vini europei generano margini lordi del 60%): in tutto il Paese - secondo Datassential - i menu propongono infatti il 37% in meno di etichette di vino bianco e il 26% in meno di etichette di vino rosso. Lato Italia, secondo l’Osservatorio Uiv il calo dell’export nel 2025 è stato del 9,2% (-178 milioni di euro) con un -23% solo nell’ultimo semestre dello scorso anno. Il primo trimestre di quest’anno ha chiuso con un gap tendenziale attorno al -20% (-105 milioni di euro): si tratta del peggiore inizio di anno dal 2022, anche se, per l’Osservatorio, dopo 9 mesi di “rosso” già ad aprile i valori delle vendite sono attesi in leggera risalita.

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