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CANNABIS E WINE & SPIRITS

Il mondo del wine & spirits affronta la cannabis legale: nemica o immensa opportunità?

Andrea Sartori, presidente del Consorzio della Valpolicella: “dati Usa negativi, sono preoccupato”. Ma, per Robert Joseph, “il vino non morirà mai”
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Cannabis legale e mondo del wine & spirits, tra minacce ed opportunità

In ormai molti Stati in tutto il mondo, la cannabis è stata legalizzata. Si tratta di un tipo di cannabis che non ha effetti psicotropi, ma porta benefici a diverse patologie. Insomma, non si parla di legalizzazione di spinelli, ma di un prodotto dai mille volti e i mille usi, in cosmetica, nell’alimentare, nella moda. E nell’enologia: bevande, e vini, a base di cannabis sono sempre più frequenti: si tratta di una moda passeggera, o il mondo del vino dovrebbe prendere coscienza della situazione, e per lo meno affrontarla? Si tratta di una minaccia per il mondo vitivinicolo? A puntare i riflettori sulla situazione, e a provare a dare qualche spunto di riflessione ci pensa Robert Joseph, comunicatore del vino, attraverso anche il suo blog The Joseph Report, insieme a Andrea Sartori, produttore ed alla guida del Consorzio Tutela Vini della Valpolicella. “I grandi produttori di vino e i grandi distributori in Usa pensano che quello della cannabis sia un ottimo mercato di cui far parte - spiega Robert Joseph - e noi che siamo esterni al mercato americano forse dovremmo rifletterci su”.
Ad ogni modo, dai Paesi in cui la cannabis è legale, come Usa e Canada, arrivano alcuni studi che dimostrano come di pari passo all’aumento del consumo di prodotti a base di cannabis, calano quelli di alcolici, vino, birra e spirits. Ed è proprio questo che preoccupa i produttori italiani, come ci tiene a sottolineare a WineNews proprio Andrea Sartori: “la legalizzazione della cannabis porta benefici finanziari sia a chi ci investe come produttore e distributore, e sia alle istituzioni, che spostano capitali dal mercato illegale a quello legale. E questo inevitabilmente sposta finanziamenti pubblici ad un settore che prima non esisteva: ciò di cui ho paura personalmente - evidenzia Sartori - è che questo possa in qualche modo sostituire nei consumi il vino e tutti gli altri alcolici”. E prosegue: “dallo Stato del Colorado, uno dei primi in Usa ad aver legalizzato la cannabis, i dati che arrivano parlano di una diminuzione del consumo di alcolici dell’8%: se questo è solo l’inizio, il futuro da produttore mi spaventa”.
Non è dello stesso pensiero Robert Joseph, che, a WineNews, ha precisato che “il vino non morirà. Quando la televisione si è diffusa nelle case, non ha ucciso il cinema. Ha ucciso qualche cinema. Io penso che l’ingresso così ingombrante di una cosa come la cannabis nel nostro mercato può fare bene, scuotendo un po’ le cose. Io penso che le due cose possano coesistere”. E conclude lanciando una provocazione al mondo del vino: “se si continua a fare sempre la stessa cosa, si otterrà sempre la stessa cosa. Forse, si dovrebbe avere una visione più ampia”.

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