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VERDICCHIO 50

Il vino bianco tricolore è la tipologia più bevuta in Italia e Uk, e sui mercati supera la Francia

Indagine Nomisma - Wine Monitor per Imt: negli ultimi 5 anni export a +26% in valore, Belpaese bianchista a tavola e in vigna
COLLISIONI JESI, NOMISMA WINE MONITOR, VINO BIANCO, Italia
Il vino bianco, un’onda tricolore

Come un’onda, cresciuta inesorabilmente negli ultimi anni, il vino bianco fermo è ormai la tipologia più consumata in Italia e nel Regno Unito (e presto anche negli Usa), la più presente sulle tavole dei ristoranti del Belpaese, quella più avvantaggiata, assieme agli sparkling, dal cambiamento climatico e all’approccio femminile alla bevanda. Ma soprattutto, è una leva fondamentale per l’export del prodotto enologico made in Italy, e con un valore di 1,287 miliardi di euro l’anno, è infatti il più venduto al mondo e fa meglio della Francia (1,276 miliardi), che ci sovrasta sui rossi e sugli sparkling, di Nuova Zelanda, Spagna, Germania e Australia. Emerge da un’indagine Nomisma - Wine Monitor, presentata oggi al convegno “Bianco come il vino”, organizzato dall’Imt - Istituto Marchigiano di Tutela Vini nella cornice di Collisioni Jesi, di scena nella capitale del Verdicchio, che festeggia i 50 anni della Doc, fino al 2 settembre.
Secondo il focus, la “sindrome da secondogenito” non vale per il vino bianco fermo, e lo dimostrano i dati degli ultimi 5 anni, in cui gli “still white italian wine” esportati hanno risentito meno del boom delle bollicine (+88%) e sono cresciuti del 26% a valore, contro il +16% dei rossi. Un trend frutto del successo dei consumi sia in Europa che, soprattutto, in Nord America, dove nell’ultimo decennio la richiesta a valore è lievitata del 73%. Stati Uniti (36,6%), Germania (16,5%) e Regno Unito (14,2%) sono i 3 principali buyer su cui si concentrano i 2/3 delle vendite made in Italy, nettamente primo Paese esportatore per volume e primo anche a valore, nonostante un prezzo medio (2,80 euro al litro) molto più basso dei propri competitor, la Nuova Zelanda (4,93 euro al litro) e la Francia (4,69 euro al litro). Anche in patria l’Italia si scopre sempre più “bianchista”, sia nei consumi (40,1% contro il 39,8% dei rossi) che in vigna, con il rapporto bianchi/rossi nella produzione vinicola ribaltato nell’ultimo decennio: oggi infatti il 54% del vino prodotto è bianco, più o meno la stessa quota che era dei rossi e dei rosati.
Per il responsabile di Nomisma - Wine Monitor, Denis Pantini, “sebbene i vini rossi rappresentino ancora la tipologia più consumata al mondo, con circa il 55% dei volumi totali, negli ultimi anni i bianchi hanno registrato dinamiche di crescita più rilevanti. Questa crescita generalizzata risulta trainata da nuove tendenze e modalità di consumo contraddistinte dalla ricerca di prodotti più versatili e da consumare in particolare fuori casa. L’aumento della diffusione dei consumi di vino tra le donne - ha concluso - rappresenta poi un altro “fattore propulsivo” per la tipologia”. E proprio nel fuori casa, secondo il rapporto di Wine Monitor, i bianchi fermi battono i rossi anche in Italia, risultando i più consumati al ristorante e secondi solo agli sparkling nei wine bar, con i rossi che restano leader nei consumi casalinghi, anche se gli acquisti in Gdo parlano di un +14% di vendite a valore dei vini bianchi nell’ultimo lustro (a 666 milioni di euro) contro un +7% per i rossi (858 milioni di euro).
La carta vincente, anche per il futuro, sembra essere quella degli autoctoni, con il 45% degli italiani che li elegge vini del futuro, al pari di quelli green (biologico 38%, sostenibili 18%). “I vini bianchi stanno dimostrando tutta la loro versatilità - ha detto il direttore dell’Istituto Marchigiano di Tutela Vini, Alberto Mazzoni - e quelli italiani piacciono perché sono in gran parte frutto di uve autoctone molto diverse tra loro e in grado di far scoprire tutta la varietà e le diverse caratterizzazioni del nostro vigneto. Con il Verdicchio, che fa della versatilità la propria arma vincente, abbiamo lavorato molto anche sulla sua longevità: i risultati sono sorprendenti per freschezza e struttura ma soprattutto perché si prestano ad abbinamenti impensabili fino a qualche tempo fa”.

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