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FESTIVAL DEL GIORNALISMO ALIME

Impatto ambientale, fake news, sicurezza alimentare: il via del Festival del Giornalismo Alimentare

La Fondazione Barilla protagonista: la produzione di cibo causa il 24% delle emissioni di gas serra globali, più di industria e trasporti
FAKE NEWS, FESTIVAL DEL GIORNALISMO ALIMENTARE, FONDAZIONE BARILLA, SICUREZZA ALIMENTARE, Non Solo Vino
Lo studio della Fondazione Barilla presentato al Festival del Giornalismo Alimentare

Il cibo è protagonista della vita degli italiani, ma non solo a tavola: piace fotografarlo, e piace parlarne. E da dire c’è molto: degli effetti (negativi) che ha sull’ambiente e sul Pianeta, dato che il 24% delle emissioni di gas serra globali vengono dalla produzione di cibo, ma anche su quanto sia un fondamentale strumento di connessione di culture diverse. Per questo, ogni identità alimentare va preservata e protetta dal mondo del web, dove le truffe alimentari sono molto più facili e frequenti, e dagli allarmi sanitari che ogni anno crescono in tutta la Comunità Europa. Insomma, intorno al mondo dell’alimentare va costruita una rete di comunicazione, informazione e consapevolezza, dal produttore al consumatore. Questo è lo scopo dei focus della Fondazione Barilla al Festival del Giornalismo Alimentare, il n. 4, di scena, a Torino, oggi e domani, che riunisce un panel internazionale di professionisti, giornalisti, blogger, aziende, funzionari di amministrazioni pubbliche, professionisti della sicurezza alimentare, uffici stampa e rappresentanti di associazioni con i loro interventi, i loro spunti e le loro testimonianze, di interesse anche per il pubblico.
Come quelle presentate oggi proprio dalla Fondazione Barilla Center for Food and Nutrition (BCFN), che hanno voluto aprire il dibattito sul tema fondamentale dell’impatto ambientale che la produzione e il consumo di cibo hanno sul nostro Pianeta. Dai dati raccolti proprio dalla Fondazione, la produzione di cibo causa il 24% delle emissioni di gas serra globali, più di industria (21%) e trasporti (14%): quello che si può fare è capire perché il nostro stile di vita sia sbilanciato e la nostra impronta ecologica troppo alta. L’assunto è che mangiamo troppo, usando troppe risorse della Terra e anticipando così ogni anno l’Overshoot Day, giorno a partire dal quale esauriamo le risorse disponibili della Terra. Una giornata che, in poco meno di 50 anni, è passata dal ricorrere il 29 dicembre, nel 1970, al cadere l’1 agosto nel 2018: in pratica sono stati “persi” circa 30 giorni di autosufficienza del Pianeta ogni 10 anni ed oggi, per sostentarci, usiamo l’equivalente di 1,7 pianeti. Ma la Fondazione rassicura: invertire questo trend è possibile. Si dovrebbe sostituire il consumo di carne con alimenti di origine vegetale, ridurre gli sprechi alimentari del 50% e ridurre del 50% la componente di carbonio nella nostra impronta ecologica a livello mondiale.

Oggi al Festival, in ogni caso, il cibo è stato protagonista anche di un altro importante tema contemporaneo, quello delle migrazioni: nel mondo, infatti, oltre 257 milioni di persone si spostano ogni anno, all’interno della propria nazione o al di fuori e a guidare le migrazioni sono soprattutto motivazioni legate all’insicurezza alimentare. Allo stesso tempo però, il cibo rappresenta storicamente anche un linguaggio universale, che riesce a mettere intorno allo stesso tavolo persone di culture profondamente diverse.
Domani l’ultimo giorno di lavori, sempre incentrati sui temi che hanno animato il Festival n. 4: fake news, diffusione e protezione della cultura del cibo italiano nel mondo, leggi di mercato, sicurezza alimentare. Proprio su quest’ultimo argomento si è incentrato l’intervento di ieri di Vytenis Andriukaitis, Commissario europeo alla Salute e Sicurezza Alimentare, che ha sottolineato come ci sia “bisogno di divulgare fatti veri. Non possiamo permettere che si disseminino fake news. È molto pericoloso e può minare la fiducia delle persone sul nostro sistema di sicurezza alimentare. Un giornalismo professionale - ha aggiunto Andriukaitis - è un asset importante dell’Unione Europea”. E sullo stesso argomento si è espresso Stefano Vaccari, capo dipartimento Ispettorato frodi del Ministero delle Politiche Agricole, che al Festival ha ricordato come “i controlli nell’alimentare italiani sono di un livello superiore rispetto all’estero: i prodotti in Italia sono sicuri. Per questo ci tengo a dire che le frodi alimentari non sono il nostro problema principale: ciò che manca, è l’informazione, soprattutto negli acquisti online. Spesso sulle etichette dei prodotti online, manca l’origine, o l’indicazione specifica “made in Italy”: bene, in quel caso - avverte il capo dipartimento Ispettorato frodi del Ministero delle Politiche Agricole - non comprate!”.
E se si parla di informazione, consumatore e produttore, non si può non parlare di regole di mercato: questo è il punto dell’intervento della professoressa Elsa Fornero, che ha sottolineato come “sia indispensabile guardare a tutta la filiera per poter tutelare gli equilibri di mercato. Un esempio che cade a pennello è la situazione di questi giorni sul latte sardo: abbiamo a confronto l’industria che vuole prezzi più bassi, i pastori che vorrebbero pezzi più alti, e i consumatori che comprano meno pecorino di quanto prodotto. Bisogna guardare all’intero processo per stabilire dei prezzi che siano convenienti per tutti. Sembra una cosa scontata, ma spesso manca la consapevolezza, che serve a trovare soluzioni senza violare le regole del mercato”.

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