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DATI

Istat, ad aprile, consumi degli italiani a picco. Tiene solo l’alimentare

+6,1% per i beni alimentari, che rappresentano la seconda voce di spesa. Coldiretti chiede stabilità dei prezzi e giusto compenso agli agricoltori
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Aprile 2020, reggono solo i consumi alimentari

Con un crollo stimato del 4% nel primo trimestre del 2020 i consumi degli italiani tornano indietro di circa 20 anni precipitando su valori comparabili a quelli dei primi anni 2000. Emerge da un’analisi Coldiretti divulgata in occasione della diffusione dei dati Istat sulla spesa delle famiglie italiane nel 2019. Si tratta, sottolinea la Coldiretti, di tendenze che evidenziano lo tsunami nei consumi provocato dall’emergenza Coronavirus con la crisi di molte attività produttive che ha drasticamente ridotto le disponibilità economiche delle famiglie italiane. Il risultato è una diminuzione delle vendite al dettaglio del 26,3% in valore (dati Istat relativi al mese di aprile 2020 su aprile 2019). Gli unici a registrare un aumento (+6,1%) sono i beni alimentari, che rappresentano la seconda voce di spesa nei budget delle famiglie dopo l’abitazione.

Gli obiettivi primari, sostiene la Coldiretti, sono la stabilità dei prezzi lungo tutta la filiera per bloccare ogni tentativo di speculazione a danno dei consumatori e la garanzia di un giusto compenso agli agricoltori
, che devono poter continuare a produrre per difendere la sovranità alimentare del Paese in un momento di grandi tensioni internazionali sugli scambi commerciali. Le quotazioni riconosciute ai produttori in molti settori, denuncia la Coldiretti, non coprono più neanche i costi e mettono a rischio il sistema agroalimentare nazionale. Occorre evitare che i comportamenti scorretti di pochi compromettano il lavoro della maggioranza degli operatori della filiera.

Quasi 4 aziende agricole su 10 (37%), secondo l’indagine Coldiretti-Ixè, registrano un deciso calo dell’attività. In gioco c’è un sistema di 730.000 imprese che garantisce all’Italia il primato agricolo in Europa per valore aggiunto e qualità. Se è vero che l’agricoltura sta tenendo duro di fronte alla crisi generale, non si può negare che molte filiere siano in profonda difficoltà dalla quale occorre uscire con una robusta iniezione di liquidità, ma, conclude la Coldiretti, anche realizzando rapporti di filiera virtuosi con accordi che valorizzino i primati del Made in Italy e garantiscano la sostenibilità della produzione in Italia con impegni pluriennali e il riconoscimento di un prezzo di acquisto “equo”, basato sugli effettivi costi sostenuti.

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