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ANTICIPAZIONI

Iwsr: nel 2018 boom degli sparkling, ma il vino continuerà a crescere almeno fino al 2022

Da Vinexpo le anticipazioni sulle tendenze ed i numeri del commercio enoico del futuro: rallentano i vini fermi, ma non la premiumisation
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Il vino nel 2022

Le dinamiche economiche e le tensioni politiche vissute da giganti come Russia e Cina influenzano, e non poco, il mercato globale dei wine & spirits, che nel 2018, come raccontano i dati del’ultimo studio dell’Iwsr - International Wine & Spirits Research, “Le tendenze del mercato dei wine & spirits: 2013-2022”, anticipati al Vinexpo di Bordeaux. La categoria che fa registrare la crescita maggiore in termini di vendite nel mondo, è quella del Whiskey, le cui vendite, guidate soprattutto dagli Usa, sono schizzate di 10,8 milioni di casse (da 9 litri), ma bene fanno anche gli Other Wines, ossia quei vini, non da uva, tipici di Giappone ed altri Paesi dell’Asia (+5,55 milioni di casse) e, soprattutto, gli sparkling: +4,39 milioni di casse (+2%). “La crescita delle bollicine - racconta a WineNews il custom analytics director dell’Iwsr, Thorsten Hartmann - è un’ottima notizia per l’Italia del vino, con le spedizioni di Prosecco che, limitatamente al potenziale produttivo, esporterà volumi sempre maggiori sui mercati”. Malissimo, tornando agli spirits, la vodka, schiacciata dalle difficoltà del rublo e della Russia, primo consumatore, che lascia sul campo 14 milioni di casse.
I vini fermi fanno segnare un andamento decisamente negativo (-4,73 milioni di casse spedite nel 2018 rispetto al 2017), per “colpa”, principalmente, della frenata improvvisa ma netta della Cina, con un elemento comunque positivo, quello della premiumisation, “che premia proprio Paesi produttori di vini di grande qualità come l’Italia”, aggiunge Hartmann. In termini globali, a crollare sono proprio i volumi delle categorie a minor valore aggiunto, “Low Price” e “Value”, mentre crescono “Standard” e, soprattutto, “Premium”. A valore, invece, la crescita è ancora più sensibile, con la categoria degli “Standard” che nel 2018 ha mosso 800 milioni di dollari di giro d’affari, e quella dei “Premium” cresciuta di 1,4 miliardi di dollari. Più omogenea la crescita degli sparkling, bene sia a volume che a valore, ma anche in questo caso sono “Standard” (+300 milioni di dollari) e “Premium” (+250 milioni di dollari) a guidare.
Per il futuro, le previsioni dell’Iwsr parlano di una crescita continua da qui al 2022: alla fine di quest’anno le vendite di vini fermi toccheranno i 312,88 milioni di casse, e quelle di bollicine le 36,66 milioni di casse, mentre nel 2022 si arriverà a consumare, nel mondo, 338 milioni di casse di vino fermo e 40,1 milioni di casse di sparkling, con una crescita, per quanto lenta, delle quote dei settori “Standard” e “Premium”, che nel 2019 arriveranno a valere, rispettivamente, il 32% ed il 11,3%, mentre nel 2022 si arriverà al 32,5% ed al 12,1%. Nel complesso, tra il 2018 ed il 2022 gli sparkling cresceranno del 6% a volume e dell’11% a valore, ed i vini fermi dell’1,7% a volume e del 5,4% a valore.
Tra le tendenze che influenzeranno il futuro dei consumi di wine & spirits, individuate dall’Iwsr, l’atteso e un po’ temuto impatto della Generazione Z, i nati dal 1995 in poi, la prima cresciuta letteralmente a pane e social, che già oggi mostrano peculiarità interessanti. Riducono le occasioni di consumo, escono poco di casa, stanno molto attenti al rapporto qualità/prezzo, spesso sono astemi, sin troppo consci degli effetti negativi dell’alcol sulla salute, e anche bere un bicchiere di vino diventa più un momento per compiacersi sui social che per appagare una passione o semplicemente il proprio palato. Con un neologismo che sta prendendo piede negli ultimi tempi, un bicchiere di vino, così come un piatto, un cocktail, un ristorante, deve essere “instagrammabile”.
Proprio il salutismo è forse la tendenza più evidente, con mercati come quello della Germania che nel 2018 ha consumato 2,61 milioni di casse di vino analcolico, mentre in Usa i vini a bassa gradazione alcolica hanno toccato un giro d’affari di 2,45 milioni di casse, e quelli di vino senza alcol le 298.000, ma qualcosa si muove, in maniera interessante, anche in Australia, Spagna e Gran Bretagna.
E poi, c’è l’impatto della legalizzazione dell’uso della cannabis, già evidente in alcuni Stati Usa ed in Canada: ha un forte appeal tra i giovani ma non solo, bene si “abbina” a ritmi di vita nuovi, in cui si vive molto la casa e il divano, magari con la tv on demand, ma diventa sempre più utilizzata nella creazione di nuovi drink, il che apre un fronte tutto nuovo, anche per il mondo del vino. Di certo, i grandi gruppi, come Constellation Brands, mostrano un interesse enorme per il comparto, con un investimento di ben 4 miliardi di dollari per acquisire la Canopy Growth.

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